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Cose che non riuscirò mai a capire completamente.. non c’è comprensione.. non c’è amore per l’amore.. solo sentimenti considerati troppo insignificanti soffocati in un mare di orgoglio.. astio.. perchè gli occhi luccicano sempre per così poco?.. troppo poco..

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ORA VORREI TANTO...



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1) Vedere che tutte le cose della tua vita vanno bene e ..... sentirsi morire dentro
2) - essere indeciso... no nsapere nè quello che vuoi e quindi nemmeno come raggiungerlo...
- sentirsi inutile come un culo senza il buco... sentirsi vuoto per te e per gli altri... aver voglia di sparire per non soffrire
avere la cosa che ami di più al mondo di fianco a te e vederla piangere
- avere il tuo angelo al tuo fianco e sentirti timoroso che un giorno se ne vada.... restare solo e marcire dentro
- una lacrima... una delusione... un sorriso falso!

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1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
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¿Debo escoger esta mañana
entre el mar desnudo y el cielo?




mercoledì 26 luglio 2006 - ore 09:30


Franco Battiato - Udine
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Ieri sera concerto di Franco Battiato al castello di Udine.
Scenografia estremamente minimal. Lui essenziale nel modo di stare sul palco sia da seduto per cantare i pezzi più intimi, sia quando si alza in piedi per i pezzi più movimentati.
Interessante la presenza dell’orchestra della Toscana che bene si sposa con un complementare gruppo, anch’esso essenziale, ma di tendenza molto più rock.
Battiato è di poche parole, ma non è un atteggiamento di distacco dal pubblico, al contrario, probabilmente è dettato dalla volontà di non sottrarre tempo alle canzoni.
Ha cantato tutti i pezzi più famosi... in un climax ascendente: una partenza molto soft accompagnato solo dall’orchestra di archi, per poi salire progressivamente con il ritmo e con l’arrangiamento via via più avvolgente e decisamente rock.
Sempre presente ma opportunamente dosato il ricorso all’elettronica, il buon Battiato dimostra una estrema attenzione ai suoni in sé fuggendo la tentazione di trincerarsi dietro sonorità e arrangiamenti un pò datati.. la musica è attuale insomma, ma anche senza tempo.. i testi.. beh.. non sono degno di parlarne..
interessante la presenza sul palco di Manlio Sgalambro che interviene con alcuni camei a scandire un paio di momenti importanti del concerto.. culminando con la versione musicale del celbre brano ’accetta il consiglio’...

...bellissima la location all’aperto... lavata micidiale!



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lunedì 22 maggio 2006 - ore 09:55


Le particelle elemenentari - Oskar Roehler
(categoria: " Sport ")


Tutti noi, come tutto ciò che ci circonda, in quanto aggregazione di elementi chimici, siamo composti di ‘particelle elementari’, questo per quanto riguarda la fisicità che ci appartiene, ma che dire dell’anima? Ebbene anche l’anima può essere vista come composizione di particelle elementari che, aggregate in determinate proporzioni, producono l’individualità di ciascuno. In questo film ogni personaggio è un carattere a sé stante accomunato agli altri ma completamente disgiunto e opposto, come vertici nella geografia di una figura geometrica a molteplici lati.
Impegnati ad affrontare la solitudine come particelle elementari completamente indipendenti, i personaggi la vivono in maniera diversa: chi semplicemente accettandola, chi immergendosi nel lavoro, chi sfogandosi con il sesso, chi cercando di sentirsi ancora giovane. Personaggi talmente estremi e opposti da laciar pensare che, nell’architettura del film, rappresentino le particelle primitive uniche e indivisibili, perciò elementari, che combinandosi in opportune infinite proporzioni possano dare vita a quegli infiniti possibili individui che sono gli esseri umani. Il film rappresenta l’interpretazione della fuga dalla solitudine di ciascuno di loro: nella sua drammaticità nessuna soluzione del tema finisce con un fallimento, neanche la follia o la morte, semplicemente perché ciascuna soluzione a cui ogni singolo personaggio-particella perviene è l’unica possibile per lui. Forse questo il messaggio finale del film: ogni uomo è composto in uniche proporzioni da ciascuna di queste particelle, ma siccome tali proporzioni non si conoscono e non si possono conoscere la soluzione a cui ciascun uomo perviene nel risolvere il rebus della sua solitudine non così è determinabile.


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venerdì 21 aprile 2006 - ore 12:56


’Sotto la pelle’ di Faber Michel
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi mi sento di voler invertire la tendenza delle recensioni che hanno, fin’ora volutamente, come oggetto esclusivamente opere a me gradite.

Sto leggendo il libro di cui al titolo del post.. in effetti, confesso, sono a metà. Si lo so che non è intellettualmente corretto dare un giudizio definitivo su un libro ancora non termintato, tuttavia, ho come la sensazione che l’autore non sarà in grado di ribaltare il mio giudizio nella metà a me mancante della sua opera... tanto che lo sto continuando per amore della completezza.

Non so esprimere la noia e la vacuità del racconto che avvolgono il lettore fin dalle prime pagine del libro..
La storia è quella di una donna che grazie alle sue tette enormi rimorchia autostoppisti nerboruti lungo le squallide strade delle highlands scozzesi.. e fin qui la noia si percepisce palpabile. Un tocco di banalità; lei è un alieno (che tuttavia si definisce ’umano’ mentre gli umani sono definiti ’vodsel’ non antropomorfo che per poter ’cacciare’ esemplari di vodsel sulla terra, allo scopo di inviarli come animali da macello in patria, ha subito una serie di dolorose operazioni chirurgiche per di assumere il più possibile una parvenza antropomorfa... particolare attenzione, ovviamente, è stata riservata dai chirurghi alle tette in quanto principale ’richiamo’ per gli esemplari di vodsel.
Ecco, se di persé la storia dell’automobilista che va in giro a raccattare autostoppisti è noiosa.. quella dell’alieno venuto a predare esemplari di vodsel sulla terra aggiunge al tutto quel tocco di banalità e prevedibilità di cui proprio non sentivamo il bisogno.
Aggiungiamo inoltre che tutta la storia è narrata dal punto di vista della protagonista che, in quanto appartenente ad una razza a noi aliena, parla fin dall’nizio del libro e fa riferimento a cose a noi sonosciute. L’intenzione dell’autore, immagino, sia di far scoprire poco a poco al lettore il mondo all’interno del quale si è immerso.. Ma tutto ciò è raccontato con la naturalezza della quotidiana confidenza (per l’aliena) a tal punto che il lettore si chiede in continuazone di cosa si stia parlando...
Per sommare banalità alla banalità c’è il pedestre tentativo dell’autore di far passare la sua opera per una arguta analisi della società contemporanea attraverso gli occhi di un essere che la osserva dal difuori, non cosciente delle dinamiche che la regolano.
A proposito dello stile, che dire.. la bruttezza del racconto è tale che quasi non ci si fa caso.. anche se non è certamente eccelso.

In definitiva storia scarna e malamente sviluppata intorno ad uno scheletro rachitico costituito da una trama noiosa e banale. Un malriuscito tentativo di analisi sociale che si trasforma in un ottimamente quanto involontariamente riuscito tentativo di ottenere una specia di racconto di fantascienza, inserito in una ambientazione del tutto realistica, che lo rende completamente decontestualizzato.

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giovedì 30 marzo 2006 - ore 09:25


Il caimano
(categoria: " Cinema ")


Una riflessione la merita ’il caimano’ di Nanni Moretti. Premetto che, pur conoscendo molto poco dell’opera del celeberrimo, è mia opinione personale che non sia molto simpatico.. ma questo c’entra poco..

Questo è un film molto particlare, per alcuni tratti geniale, e l’ho apprezzato, in un certo senso.. è certamente un film politico, ma non banalmente politico come all’osservatore superficiale che sente la parola ’berlusconi’ potrebbe sembrare.... tanto che sarei portato a ritenere che la scelta di farlo uscire ad un mese dalle elezioni sia del tutto casuale..

I temi trattati sono di una molteplicità tale che credo che al solo pensiero di doverli inserire tutti in un film lo sceneggiatore medio avrebbe da passare le sue notti insonni..

La storia che fa da canovaccio a tutto il film è quella di un mediocre produttore di mezza età che, cercando di cavalcare la sua rinata nomea (grazie al recupero che in questi tempi si sta facendo del cinema di serie Z), annuncia la prossima uscita di un nuovo film sul quale però, non ha né idee né finanziamenti... nel frattempo il suo matrimonio sta andando a rotoli. Ma anche questo tema è trattato in maniera non banale: senza litigi, tradimenti.. sotterfugi.. il matrimonio sta andando a rotoli, forse, come succede nella maggior parte dei casi.. senza un motivo apparente.. perchè è così. Un giorno gli capita per le mani una sceneggiatura per un film di una giovane regista ’il caimano’ che, accolta come l’ultima ancora di salvezza, decide di produrre senza neanche leggerla. Il film tratta senza mezze misure dell’ascesa al potere negli ultimi 30 anni di Berlusconi e non si può certo dire che sia un film qualsiasi. Mentre la giovane regista lo vuole realizzare per sfogare la sua vis politica il nostro povero porduttore lo vede come l’occasione per fare un film che faccia parlare di lui..

L’idea di fare un film sul film che non si poteva fare è geniale, tuttavia il taglio dato dal regista è talmente poco polemico da ritenere che la storia importante de ’il caimano’ non stia nella ’storia nella storia’, quanto nella storia stessa.. ossia uno di quei pochi casi in cui quando qualcuno indica la luna colui che guarda il dito è la persona più intelligente. La storia più toccante è quella che fa da base al film insomma, quella del rapporto del produttore con la moglie, dell’entusiasmo di una giovane regista, della falsità e ipocrisia del mondo cinematografico.. forse un film un pò autobiografico fatto in modo che l’osservatore non se ne accorga, preso com’è a seguire la storia parallela del caimano, convinto che stia lì il messaggio che il regista vuole lanciare.

E’ vero quello che è stato detto da molti: il caimano è un film di un regista di sinista per le persone di sinistra.. ma non per autocompiacersi del fatto di pensarla allo stesso modo, quanto per riconoscere che le loro attese, le loro aspettative sono state disilluse un pò dai loro avversari politici e un pò da loro stessi. Un film sulla stanchezza della lotta politica..

Mi è piaciuto molto, infine, sia il personaggio del produttore che la prestazione di Silvio Orlando... quest’uomo che non si schiera politicamente (traspare ad un certo punto del film un suo passato di destra).. fallito nel lavoro e nella famiglia, che accetta di fare un film profondamente politico non per convinzione ma per opportunità... detto così potrebbe sembrare un personaggio negativo.. ma non lo è: esprime la meschinità e la frustrazione del fallimento.. la debolezza e l’impotenza ma, se da un lato è privo di ideali politici, conserva forti i valori della famiglia, dei figli, degli affetti e la bontà d’animo che sotto sotto è la causa di tutti i suoi mali.



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lunedì 13 marzo 2006 - ore 10:38


la terra
(categoria: " Cinema ")


Ieri sono andato a vedere ’la terra’ di Rubini

ci sono molte scene girate in questa masseria vicino Nardò (LE):



bellissima.. ma soprattutto mi sono subito accorto che io in quella masseria ci sono stato quasi per caso..

ero in vacanza in Salento e stavamo disperatamente cercando una sagra dove suonassero la pizzica..

per caso vagando in macchina ci siamo fermati ad un incrocio su una strada sperduta ed abbiamo letto un manifesto mezzo strappato che perlava di una sagra in una masseria nelle vicinanze..

era notte, aperta campagna senza una luce se non i lumini che illuminavano il vialetto d’accesso alla masseria fino al cortile dove una moltitudine di persone bevevano vino, mangiavano pane e salsiccia e soprattutto ballavano la pizzica suonata da un gruppo di bambini sopra un carro di legno..

Insomma una festa bellissima..

e bellissimo è anche il film in primo luogo per l’ambientazione..
riporta ad una dimensione che io ho sempre sentito fortissima quando sono stato in salento.. ma non solo, in tutto il sud in generale: il contatto con la terra, con le tradizioni, le emozioni, la fisicità che nasce dall’appartenenza forte ad una cultura in cui la dimensione fisica, sanguigna, muscolare si fonde con la dimensione spirituale..
tutto questo l’ho percepito fortemente quella sera in quella masseria in cui vedevo donne che giravano su loro stesse vorticosamente ballando un ritmo incalzante e indiavolato.. a piedi nudi sulla terra battuta in mezzo ad una nuvola di polvere... quella sera tutte le donne mi sembravano belle e ’fisiche’ c’era una atmosfera adimensionale e atemporale che ti faceva sentire appartenente a quella terra, sperduta nel niente, sulla quale stavi camminando.. non so spiegare...

e tutto il film si snoda lungo questo filo conduttore.. i caratteri di un sud visto con gli occhi di chi vi è nato ma non cresciuto ci sono tutti: l’apparente irrazionalità.. assurdità di certe situazioni in cui si trova a vivere il protagonista parole non dette ma ’fatte capire’, segreti.. la sensazione di essere sbarcati in un modo dove ’sono tutti impazziti’, una natura con la sua prepotente bellezza...

..per poi giungere alla consapevolezza che ritornando alle proprie radici, alla propria terra, che si riprende violentemente ciò che ha generato, improvvisamente tutto assume la sua logica se inserito nel suo nuovo (per il protagonista) ma ancestrale modo di vedere la vita e pensare le cose.

la terra dà la terra si riprende e la terra instaura pericolosamente rapporti conflittuali tra le persone.. tanto che per riprendere la ragione alla fine l’unico modo è disfarsi della terra stessa per non esserne schiavi.

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mercoledì 1 febbraio 2006 - ore 09:15


cinema
(categoria: " Cinema ")


Ieri sono andato a vedere ’i segreti di brokeback mountain’.

Per inciso.. inserire nel titolo di un film che tratta di una storia d’amore tra omosessuali la parola ’brokeback’ mi è sembrato un pò fuoriluogo.. cmq confido nel fatto che sia stata una casualità.

Devo dire che sono andato al cinema un pò controvoglia più per fare un piacere alla persona che è venuta con me che per voglia di vedere il film. L’idea di andare a vedere un film che tratta la storia d’amore tra due cowboys omosessuali ambientata tra le montagne del wyoming (che ogni volta che penso a wyoming mi viene in mente il mio amico che lo diceva ruttando) e le praterie del texas non mi entusiasmava, un pò per l’argomento in sé, un pò perchè sono un pò prevenuto nei confronti delle capacità del cinema americano di rappresentare certe situazioni senza scadere prevedibilmente nel ridicolo e nel grottesco.

Devo, altresì, dire che mi sono ricreduto. I paesaggi sono bellissimi, ma questo era prevedibile. Lo squallore della vita nelle praterie sconfinate e deserte dove l’unica traccia di vita per km è la cacca delle mandrie di vacche per terra è sublime. La pochezza di prospettive che si aprono e si chiudono nel medesimo villaggio di campagna è angosciante. Tutto ciò lo rende un film vero che acquista credibilità. Certo la prima scena di sesso irruento tra i due protagonisti fa un pò impressione (non me ne vogliano coloro che non hanno i miei stessi gusti sessuali) forse più che altro perchè non siamo abituati a veder rappresentati con immagini certi atteggiamenti. Però va dato atto e merito al film che la storia d’amore omosessuale non è mai presa come pretesto per sbattere in faccia allo spettatore scene di dubbio gusto (di cui sono peraltro pieni anche i film più ’ordinari’ ma, al contrario, viene affrontata con delicatezza e senza morbosità.

Il film è importante, un efficace connubio tra ambientazione e argomento scabroso: unisce una feroce e scarna descrizione della prateria americana in cui regnano povertà, mancanza di prospettive, squallore e rassegnazione, con una storia che progressivamente si insinua fino a distruggere dall’interno il taboo del machismo americano nella sua forma più virulenta. Tutto ciò con un delicato viaggio di circa 20 anni in un amore più sognato che vissuto, una storia non-storia fatta di amore corrisposto ma non goduto appieno, un segreto che i protagonisti si portano dentro mentre sono costretti a condurre una vita ordinaria come tutti.
Questa, alla fine, è una storia di scelte, in cui ciscuno di noi si può identificare. Non si può dire che la scelta che i protagonisti fanno sin dall’inizio sia giusta o sbagliata, ma si può vedere come un amore mai compiuto ma neanche mai terminato possa portare all’autodistruzione, alla mancanza di orizzonti, al fallimento totale.

Solitudine

Rassegnazione

Fallimento

Un manifesto della sconfitta più atroce che la vita può infliggerci.

Un film in cui la maggior parte delle persone che hanno conosciuto l’amore può identificarsi.

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mercoledì 23 novembre 2005 - ore 09:21


amore e meritocrazia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Siamo abituati a pensare (come principio generale e non come consuetudine, perchè è sotto gli occhi di tutti che non sia tale) che la meritocazia sia un principio universalmente giusto e valido.
Ossia, il condizionale è d’obbligo, per esempio, chi governa dovrebbe meritarsi di essere al governo, chi insegna dovrebbe meritarsi di essere prof perchè è tra i più bravi nella sua materia.... e così via per qualsiasi categoria ci venga in mente... tutto ciò detto, siamo talmente pervasi da questo concetto che ci riesce difficile accettare, almeno a me personalmente, ma sono sicuro sia così anche per altri, la contraddizione a questo principio che è rappresentata dall’idea stessa di amore. Perchè non riusciamo ad innamorarci di chi veramente se lo merita, chi ci da amore a tal punto da meritarsi di vederselo ricambiato, mentre, spesso accade che siamo disposti a dare tutti noi stessi a chi, in realtà, non se lo meriterebbe? e quando ci rendiamo conto di questo ci sentiamo di fare qualcosa di profondamente ingiusto nei confronti della persona che abbiamo davanti e nei confronti di noi stessi..

Quante volte abbiamo pensato che un nostro amico stesse con una certa persona non tanto per l’amore che provava per quella persona ma per quello che ne riceveva? cosa che intristisce in realtà.. perchè non dà soddisfazione ripercorrere mentalmente tutte le cose belle che ci abbiamo da una persona di cui non siamo in fondo innamorati?.. perchè, non prendiamoci in giro, molte persone applicano il concetto di convenienza anche nell’amore... ad un certo punto e in certe situazioni non si sta con qualcuno perchè lo si ama, quanto perchè si ha paura di rimanere da soli senza neanche quello che una persona, anche di cui non si è innamorati, può dare.

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venerdì 3 giugno 2005 - ore 16:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ieri prima immersione in mare... e subito i casini.. a parte i problemi per arrivare con l'attrezzatura, la muta addosso, la zavorra (circa 10 kg) e la bombola in acqua sugli scogli facendo slalom tra i bagnanti (soprattutto cercando di non cascargli sopra)...alla fine ce la faccio ade entrare in acqua.. metto la bombola.. e subito scopro che la zavorra che avevo previsto non è sufficiente..in pratica non andavo giù.. ho dovuto mettermi 2 sassi nei tasaconi del gav..

...quando finalmente sono riuscito ad iniziare a scendere piano piano.. mi sono accorto che non riuscivo a compensare con l'orecchio destro e già appena a 2 metri mi faceva male.. alla fine sono tornato su e me ne sono rimasto arenato come un capodoglio tra gli scogli.. cazzo c'ho tutte le mani piene di tagli.

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venerdì 27 maggio 2005 - ore 17:31


un vine zettimana in allekria nella umile vigna del zignore
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ratzinger, diventato Benedetto XVI in visita in un paesino della sua Baviera

Mentre attraversa la via principale del paese, tutte le scolaresche per strada ad urlare "Viva il Papa, viva il Papa ..." un tenero bimbo,
al suo passaggio urla: "VAFFANCULOOOOOOO!!!!"


La maestra lo riempie di botte ... ma proprio in quel momento
interviene Benedetto XVI e dice ... "Signora maestra non pastoni il pikkolo
pampino, ci parlo me.

Fedi, piccolo pampino, anke io zono ztato pampino kome te, studiafo kome te e zono antato in zeminario, e dopo afer ztudiato,
ztudiato ztudiato, zono difentato Diakono ...


Però non mi bastafa, allora ho ztudiato, ztudiato ztudiato, e zono difentato Prete ...

Però non mi bastafa, allora ho ztudiato, ztudiato ztudiato, e zono
diventato Parroko ... penza una chiesa tutta mia ...


Però non mi bastafa, allora ho ztudiato, ztudiato ztudiato, e zono
difentato Vescovo ... penza tante chieze, tanti parroci tutti alle mie
dipendenze ...



Però non mi bastafa, allora ho ztudiato, ztudiato ztudiato, e zono
difentato Kardinale ... penza tanti fescofi, parroci, preti... alle mie

dipendenze ...

Però non mi bastafa, allora ho ztudiato, ztudiato ztudiato, e ora zono
difentato Papa ... penza un pò Papa, il Gesù zulla terra, il capo di
tutti uomini cattolici ... un operaio nella figna del Zignore ...



E dopo afer ztudiato, ztudiato, ztudiato.... io fengo qui, e tu dici
vaffanculo a me?



Ma VAFFANCULO tu!!!"


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martedì 24 maggio 2005 - ore 09:16



(categoria: " Vita Quotidiana ")


questa secondo me è la frase dell'anno:

"Sai perche' essere intelligente e' brutto? Perche' sai sempre quello che sta succedendo. Non c'e' nessuna suspence". (da "Bandits")

o anche:

"Mi vuoi sposare?". "Dipende. Russi?". "Imparero`". (Dal film "Batman")



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