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Il_Nano, 22 anni
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"Nasco, Cresco, Appassisco: la vita di merda di un fiorellino"

HO VISTO

una mucca riversare una montagna di merda su un fiorellino





STO ASCOLTANDO

un mio rutto che ha fatto tremare il fiorellino che ho nel vasetto qui difronte

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

camicia a fiori

ORA VORREI TANTO...

un fiorellino di donna... ammicco



STO STUDIANDO...

la psicologia congenita di alcuni casi patologici di fiorellini nati malati o semplicemente con qualche petalo di meno e che non riescono ad accettarsi

OGGI IL MIO UMORE E'...

floreale



ps: so che quelle sono foglie, ma non si può dire un umore "foglieale", quindi non rompete!

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata



Sai, ti dirò... in questo blog credo parlerò di tutto e alla fin fine credo di niente... è un pò difficile da spiegare... in fondo anche in un piccolo fiorellino c’è la gioia della vita, la bellezza dei colori e tutta meraviglia del creato; c’è tutto nel fiorellino... ma basta alzare lo sguardo ed ecco che si capisce che quel fiorellino è ben poca cosa riguardo al mondo, all’universo e a tutto il resto; quindi quel fiorellino non è niente. Ma è tutto per quella zolletta di terra a cui è attaccato, per quell’insetto che sfamerà i suoi figli col nettare e magari è tutto anche per quell’invisibile raggio di sole che lo colpisce e che esiste solo per dargli calore e colore... quindi si... in questo blog parlerò di fiorellini...




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domenica 29 aprile 2007 - ore 13:51


Se torno tutto intero vuol dire che sono immortale...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sarà che ancora non ci credo; che ancora non ho realizzato; che non riesco neanche ad immaginare. Sarà quel che sarà ma manca qualcosa. L’entusiasmo forse. Parlavo di questo quando dicevo che sarebbe bello viaggiare da soli, viaggiare per se stessi soltanto, per prendere quel che si può come quando e se si vuole. Bello si! Però poi ne parli e ti accorgi che la gente non può far altro che abbozzare un mezzo sorrisino. Non può capire se non ci è stata. Non può capire se non ci è stata in quel momento. Non può capire soprattutto se non ci è stata con te. Condividere. Questa è la parte migliore di un viaggio. Qualcosa che lega ed unisce. Qualcosa che ti manda avanti per un bel pò. E’come se, quando poi guardi in faccia a chi è stato con te, rivedessi nei suoi occhi le situazioni, i momenti e i posti che hai visto e vissuto. Vedi la sua sagoma con dietro vari sfondi visti e rimasti impressi in quei 5 giorni di fuoco e fiamme. Qualcosa di epico. Questo manca. So che andrò lì e che mi spezzerò fino a che non resterà solo polvere di me (credo sarà cenere). Ma so altrettanto bene che tornato qui, mi mancherà quello che a tutti gli effetti è una parte del viaggio, forse la migliore.
Pazienza. Concentriamoci sulla prima parte del viaggio. E allora si parte: luoghi, costumi, persone, pensieri, emozioni, situazioni ed altro. Tutto. Un viaggio più per la mente che per rilassare le mie stanche membra anche troppo flaccide e pigre.
Si va... forse si tornerà.




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giovedì 22 marzo 2007 - ore 12:36


Genio o fattone!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La gente è pazza... bene così!



Attenzione alla faccia...
Fantastico...

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mercoledì 14 marzo 2007 - ore 13:49


Dalla parte del toro...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quel figlio di una grandissima donna, noto come Immanuel Kant, scirsse una certa opera chiamata "La Critica della ragion pratica". Nella parte in cui parlava dell’etica e dell’imperativo categorico egli diceva qualcosa che, detto in parole povere, suona come: "se devi fare una buona azione, la fai e basta, senza aspettarti niente, senza pensare di essere ricompensato nè concretamente, nè spiritualmente, nè in nessun altro modo. Non puoi neanche goderti la soddisfazione tutta personale di aver compiuto un bel gesto. No! Tu sei un fottuto essere razionale e quindi hai un’etica che devi seguire!". Vabò dai... almeno mi si spalancheranno le porte del paradiso. "Nooooooooooo!!! non hai capito un cazzo! neanche quello puoi sperare. neanche quello ti viene dato! Se poi arriva ok, ma se fai le cose giuste aspettandoti di andare in paradiso, esse non saranno più giuste! tutt’altro! Ti condanneranno tra le fiamme dell’inferno!!!". E ma porco puttana! E dai! che cazzo!
In ogni caso, che questo tipo qui abbia ragione o no, è così che va. Si fanno sacrifici in continuazione, si sacrificano vite intere per attimi di una specie di retribuzione, di rimborso spese, di giustizia. Spesso non arrivano neanche questi. Addirittura alcune vite vengono interamente passate a camminare a gattoni sui ceci, guardando fisso per terra, a testa bassa, solo per poter regalare qualche momento migliore nella vita di qualcuno che ci è caro. La vita dei genitori praticamente. Con le doverosissime eccezioni.
Così ognuno di noi va avanti, avanti e avanti ancora, non curanti di eventuali ostacoli. Ci sbattiamo contro, ci facciamo male ma, volenti o nolenti, riusciamo a scavalcarli solo per sbattere contro un’altro. Pensiamo di abbassare la testa per un pò, solo per prendere la riconcorsa per poi alzarla più in alto di prima. Come i tori caricano per poter alzare il torero e godersi il mometo. Ma sappiamo tutti la fine che, in ogni caso, fa il toro. Non ce la facciamo. Così non si può andare avanti.
E allora ci si accontenta di poco, del momento in cui si pizzica il notrso carnefice. Magari non lo si ferisce, ma ci godiamo l’attimo che ci fa sperare di andare avanti ancora per un pò. Si fanno piccoli passi, piccole conquiste per piccoli sacrifici: oggi non mi compro le sigarette e stasera mi bevo una birra in più; a pranzo mangio poco così stasera mi prendo una bella pizza; oggi sto con la mia ragazza tutto il giorno così domani esco con gli amici; ecc...
A volte ci si accontenta davvero di poco, anche se il sacrificio è notevole. Esempio (uno a caso eh!): sta settimana studio e la prossima mi godo il parco...











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martedì 20 febbraio 2007 - ore 12:28


Beee... beee...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ok, seguitemi.
Sentirsi parte di un gregge, sia questo piccolo o grande, è un inconscio bisogno di ogni essere umano. Ma la natura stessa dell’uomo è molteplice e tutta itrecciata. Perciò ogni parte del nostro essere cerca a suo modo un gregge a cui aggregarsi. Se per esempio il tutto si potesse ricondurre a leggi matematiche, si avrebbe che, se l’animo umano fosse diviso in 100 parti, la scelta del gregge finale sarebbe data alla maggioranza dei "votanti" (scusate la grammatica). Così, se la maggior parte dei "vostri caratteri" cercano greggi in cui sia bello essere, vi ritroverete ad essere fighetti. Senza offesa. Chi preferirà ambienti tristi che non fanno altro di ricordare inutilmente cose ancora più tristi, sceglierà un gregge "emo". Senza offesa. Poi, come al solito, c’è il grigio, le situazioni di mezzo, le vite che camminano sulla linea, viaggiando da gregge a gregge. Ma nel viaggiare, prima o poi, iniziano a riconoscerti, ad indicarti, a darti un soprannome e una definizione. Prima o poi qualche gregge rivendicherà la tua appartenenza a sè. E tu non vorrai essere come loro. Vuoi essere qualcosa di diverso. Un gregge tu stesso. Magari con pochi ma buoni. E invece no. Il pastore ti chiama e ti rimette apposto. Ti ritrovi dove non vuoi essere. Ti ritrovi in una categoria. Ti senti definito dalla testa ai piedi da una descrizione che credevi non ti appartenesse. Ti metti in un angolo e beli, piangi. Ma a chi vuoi che importi se una pecora che sognava l’infinito piange chiusa in un recinto non suo...


ps: ovvero quando si dice "sei proprio un ingegnere"... portato ai massimi livelli!!!











Nome: Massimo Brozzi
Età: 39 anni
Data di nascita: 13/03/1967
Luogo: Roma
Vive a: Roma
Stato civile: celibe
Altezza: 180 cm
Peso: 1.82 kg
Occhi: azzurri
Capelli: rossi
Segni particolari: nessuno
Segno zodiacale: pesci
Studi effettuati: Ingegneria informatica
Lingue conosciute: inglese molto bene soprattutto per motivi di lavoro.
Lavoro: ingegnere informatico
Hobby e Sport: Escursione a piedi nel circolo Polare Artico a Nord della Lapponia.

Si definisce “tecnico-pratico”, metodico, rigoroso e salutista ma afferma di non avere problemi ad integrarsi nel gruppo poiché è aperto al confronto e allo scambio di idee. E’ un personaggio molto particolare, ammette di essere troppo loquace, molto metodico e, a volte, presuntuoso. Tuttavia, non è permaloso e ripone molta fiducia nel prossimo almeno fino a quando gli altri glielo consentono. Ha degli ottimi rapporti con i genitori: il padre, Fulvio è architetto, la madre, Roberta, medico. Ha un fratello, Alessandro che svolge la professione di avvocato. Il suo motto nella vita è “la libertà ti porta ovunque vuoi”. Single con alcune storie alle spalle. La sua donna ideale deve essere dolce, pacata e deve avere propensione all’ascolto. Fisicamente gli piace il tipo mediterraneo, bruna con gli occhi scuri. Ha molti amici conosciuti nei diversi ambienti che ha frequentato e frequenta tuttora.

PARTECIPA A GF PERCHE’: per divertirsi ma anche per vivere l’esperimento psicologico e sociale, ama, infatti, il confronto con persone diverse.





Senza offesa...



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lunedì 12 febbraio 2007 - ore 13:11


Freedom riders
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cazzeggio per i blog aprendo e chiudendo finestre alla velocità della luce. In uno spazio ristretto come quello di un monitor, riescono ad addensarsi riassunti di vita, racconti, esperienze, testimonianze, riflessioni, ecc...
Un’enormità di argomenti trattati in molteplici modi e letti sotto vari e propri punti di vista. Un’infinità di vita. Così tanto da leggere, da capire, da condividere, da disprezzare, da amare, da fare proprio, da lasciare lì e così via. Eppure raramente la mia attenzione viene catturata. Non che me la tiri, però...
Ieri è successo. Ieri mi sono trovato faccia a faccia, ancora una volta, con il mio eterno e forse più ostico rivale: la libertà. Non fraintendetemi, non sono uno schiavista. Solo che c’è un odio/amore tra di noi (come tra Lei e chiunque altro credo). Il mio pensiero (oggi) a tal riguardo è espresso dal commento lasciato su quel blog:


"Il fatto è che ho provato sulla mia pelle l’irrefrenabile desiderio di volare. Ma sono un uomo. Siamo uomini. E gli uomini che bramano così tanto di volare spesso, troppo spesso, fanno la fine del loro progenitore Icaro. Volare sembra l’espressione massima della libertà. Ma esiste poi davvero? Essere trasportati dal vento rende liberi? O e un placebo che dura fin quando non ci si rende conto di essere schiavi dello stesso Eolo che sembrava averci liberato? La libertà finisce dove inizia quella degli altri. In parole povere, non credo esista. Forse l’unica libertà che potremmo mai avere, è quella che qualcun altro ci dona. Ed è la stessa che può esserci tolta da un momento all’altro. Un prestito. Per il resto, ci è solo concesso di sceglierci la prigione che sembra più accogliente..."


Diciamoci la verità: pochi di noi riescono ad essere dei "freedom riders", per dirla lla Traffic, o dei "free bird" per dirla alla Lynyrd Skynyrd. E ancora meno sono quelli che, tra coloro che dicono di esserlo, lo sono davvero. L’uomo non è fatto per volare. L’uomo non è fatto per essere libero. E non perchè non abbiamo ali. Dal momento stesso in cui veniamo al mondo siamo costretti ad un’eterna e logorante lotta per riappropriarci della nostra metà di mela. E’libero chi non può scegliere di esimersi da questo sadico gioco? E’libero colui a cui viene chiesto di scegliere tra l’iscrizione a questo gioco planetario e una vita in solitudine, da incompleto?
Ma non serve essere tanto profondi per accorgersi di ciò. Non è necessario scavare nel cuore umano per cercare di capire. Basta fare attenzione nel quotidiano: molte delle cose che facciamo o che ci capitano, sono dettate da terzi. Volete essere uno dei terzi? Ci sarà sempre un quarto. E così via.
Finchè dovrò bere e mangiare, finchè dovrò dormire, finchè vivrò in società, finchè non troverò l’altra parte della mela, finchè non "concluderò" (si prega di notare le virgolette) questo impossibile gioco, non sarò libero. Seppur di me stesso e del mio medesimo corpo, sarò sempre schiavo. Finchè ci sarà un’altrui "libertà" che "comincia", finchè ciò che ho attorno mi stringe e mi soffoca, il seme della mia libertà non avrà spazio per attecchire. In fondo, è solo un’altra cosa a cui non bisogna pensare per vivere "bene".


Ps: ma finchè troverò il cesso occupato quando devo fare una cagata allucinante, no che non sarò libero! Cazzo! E non che non posso pensarci puttana eva!





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venerdì 2 febbraio 2007 - ore 12:39


Tempo, comunque vadano le cose lui passa...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Maledetto Jovanotti.
Il mondo, col suo eterno e rapidissimo girare su se stesso, ci porta tutti dietro. Ci risucchia indipendendemente dalla nostra volontà. E spaccatevi pure le braccia, le mani e le dita. Distruggetevi pure le unghie. Fate ciò che volete, ma il risultato non cambia. Si va avanti. Inutile aggrapparsi a qualcosa perchè tutto gira, perchè tutto passa. Inutile attaccarsi a qualcuno che prima o poi girerà e andrà via insieme ad una manciata di sabbia. Inutile ancorarsi ad un sogno, ad un’idea, ad un progetto perchè a loro volta sono legati a quegli stupidi granelli che, senza apperente motivo, continuano a cadere uno sull’altro solo per poterlo rifare ancora ed ancora. Non esiste alcun essere vivente che possa fungere da appiglio, da scoglio dietro cui ripararsi dalle onde del mare del tempo. Sarà la paura di ritrovarsi improssivamente senza copertura, sarà la consapevolezza che anche la roccia prima o poi si eroderà, fatto sta che non si riesce a credere sul serio che in due ci si possa fare da vicendevole rifugio dove il tempo neanche esiste. Anche l’astratto è in qualche modo soggetto alla fugacità. Mi correggo. Noi siamo esseri materiali e per questo effimeri. Essendo noi tali, lo è anche l’astratto che tramite l’uomo si "concretizza" in un pensiero, in un progetto, in un’idea. Risultato: noi cambiamo, cambiano anche il nostro modo di pensare, i nostri sogni, i nostri obiettivi. Sembra ieri quando si non si faceva altro che agognare il gioco più figo, una visita a gardaland, una figurina introvabile. Un attimo di distrazione e bum! qualche anno in più e il nostro progetto è quello di trovare una tipa, divertirsi e finire la scuola per andare via. Ancora un attimo ed eccoti all’università che progetti viaggi per conoscere questo mondo che ti circonda, un’auto che ti rispecchi e che ti aiuti a sentirti libero, il sentirsi libero stesso e fare ciò che più ci piace di noi, per avere un’immagine di noi stessi che più si avvicini a quella che abbiamo in mente. Io sono in questa fascia di tempo ma... un battito di ciglia e mi ritrovo nella fase successiva. Divento grande, mi addosso responsabilità, mi sacrifico per fare ciò che ritengo più giusto. Lo accetto, è "normale" crescere.

Ps: ma non andare ad amstedam, avere un furgone scassato e iniziare a diventare anche calvo no cazzo! E che porca troia!








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mercoledì 10 gennaio 2007 - ore 13:21


Scoperte...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’essenza della vita? Non il suo significato... lo sapessi... No, io parlo della cosa che sorregge la vita, sembra darle un senso, è vita essa stessa: la Percezione. Quella con la p maiuscola, quella primoridiale, quella pura. La percezione di un bambino appena nato che per la prima volta respira, intravede, sente, tocca, gusta. La percezione del primo sentimento importante che ci cambia dentro e si fa sentire sulla pelle nel bene e nel male. E’diversa da quella che abbiamo ora. Ormai abbiamo fatto così tanto pur non facendo niente che tutto è inficiato dall’abitudine, cancro che si attacca all’"organo" della vita stessa: l’anima.
Ogni tanto però ti lascia respirare. Non so perchè... di nuovo non c’è nulla... forse anche lui si è abituato a star lì e si è voluto prendere una pausa da se stesso. Fatto stà che ieri avevo la percezione pura. Toccavo e sentivo come la prima volta: la plastica a tratti morbida e piacevole dei tasti del pc, la quasi inconsistenza della cartina, la sofficità del piumone, il freddo e la durezza del muro. Vedere le cose per la prima volta e cercare di capire non solo a cosa servono, ma anche perchè sono state fatte proprio così: perchè la porta squadrata e non tondeggiante e sinuosa, perchè il letto lungo e rettangolare e non irregolare e magari incavato, perchè il letto stesso e non una vasca, un tappeto, un "appendino per uomini". Anche il gusto... nuovo e sconvolgente ad ogni sorso, ad ogni morso, ad ogni tiro. E come non parlare dei suoni: canzoni sentite e risentite con sonorità non proprio originali o al limite della sperimentazione ma ugualmente nuove, imprevedibili, giuste, azzeccate, una serie di note in una sola, unica e determinata sequenza che apre un’infinità di sensazioni e sentimenti.
E come un gatto quando entra in una stanza nuova annusa e scruta tutto con invidiabile perizia prima di trovare il suo spazio, così la mia percezione ha analizzato qualsiasi cosa la circondasse per poi ritrovare il suo spazio dove poter star cheta. Ma anche quello che ormai da 23 anni è il suo rifugio pare nuovo. Io sembro nuovo. E così riscopri il tuo corpo pesante e troppo consistente. Lo percepisci da dentro, nel cammino che fa la percezione per tornare al suo giaciglio, dove presto tornerà l’abitudine. E allora senti la gola bruciare, i polmoni pompare, il cuore battere, lo stomaco... credo sia lo stomaco la residenza della percezione. Ogni sensazione, ogni percezione provoca qualcosa di strano nello stomaco. Un mix di sentimenti derivanti dal nostro sentire lo fa contorcere, rivoltare, stringere, allargare... muovere in genere. La mia percezione dopo un breve viaggio è tornata a casa. Si, sono quasi del tutto convinto che sia quello il suo posto...
Oh! di uscire è uscita da li, poi non so...









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sabato 30 dicembre 2006 - ore 14:11


A volte mi faccio paura da solo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Pessimismo. O realismo? La differenza è così sottile che fa chiedere se esista sul serio o meno. Chissà perchè il signor "fatto come sta" non va a nozze con le signorina "positività". Forse è gay. Gli piace "pessimismo". In ogni caso dall’unione di queste due visioni di vita ne viene fuori un circolo vizioso. Cercherò di spiegarmi in modo semplice (per quanto ne sia capace ora) anche se ciò vuol dire cancellare anni di evoluzione grammaticale. Vi chiedo scusa in anticipo. Il circolo, dicevamo: al suo interno tutto pare pessimo per via della realtà che essendo pessima ci fa pessimisti ed essendo pessimisti vediamo la realtà in modo pessimo... (orrenda costruzione... vi avevo avvisati). La conseguenza immediata del pessimismo è la somatizzazione degli stimoli esterni, l’accumulo di situazioni negative e pensieri inoperosi che vengono chiusi dentro per una incapacità o per pura sfiducia nei confronti della comunicazione. Ci si ritrova soli, chiusi in se stessi. Senza accorgercene la solitudine si è avvicinata di soppiatto e ha posto il suo magico mantello su di noi rendendoci invisibili agli altri. Poi va via. Fosse visibile almeno. Potesse parlare. Farci compagnia. No. Arriva e va via lasciandoci nell’ombra. Dovevamo aspettarcelo. La realtà è pessima. O siamo noi pessimisti? Non ricordo. Ricordo solo che per uscire da cose di questo genere, per dare una svolta totale alla propria vita ci vorrebbe quello che nella letteratura inglese chiamano "turning point", un punto di rottura totale, un nuovo inizio. Magari dovuto a qualcosa di unico, ad un’epifania... Io l’ho avuta. Ebbene si! Una divinità si è manifestata a me. Non so chi sia. Non voglio neanche fare una lista di chi potrebbe essere. Dirò solo chi c’è in cima alla lista: Madre Natura. La grande mamma che ci tiene da millenni attaccati ai suoi capezzoli. Ci sostenta, ci ospita, ci fa emozionare, ci da tutto. Ci tiene compagnia. L’ho avvertita attraverso la sfera magica. La Mamma ci ha dato i mezzi per farla e l’uomo l’ha realizzata. Per comunicare. Basta avvicinarsi, poggiare la mano sopra ed ecco il contatto! Piccole e sinuose dita raggiungono le tue, sembrano scaldarti. Senti come se avessi la più grande compagnia del mondo: senti il pianeta come una sola grande famiglia.



Signori e signore... la sfera magica!










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mercoledì 20 dicembre 2006 - ore 19:18


La fede...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Gran bell’affare la fede. Non c’è che dire. I supermercati vendono le merci comprate a loro volta dal grossista ancor prima di pagarle. Risultato: hanno i soldi dai clienti, prima di pagare i fornitori... prima di spenderli. Con la fede si va anche meglio! Tu dai qualcosa di tuo e in cambio, forse, non si sa ancora c’è da parlare col Capo, dopo accadrà qualcosa. Cosa? Boh! Quando? Boh! In genere dopo gli usuali 3 mesi con cui si pagano i fornitori. Per la merce di scambio... bhè, per quello non bisogna preoccuparsi: basta poco. Hai anche tu un figlio da immolare salvo essere fermato all’ultimo in pieno stile hollywoodiano e da crepacuore? Vuoi sterminare anche tu un popolo random e sfigato in nome di qualche signore mai visto e sentito che ti dice di farlo? Sei anche tu appena scampato al tentato genocidio della tua razza e ti vendichi con 10 simpatiche burle per concludere tutto in risa e pacche amichevoli? Vuoi anche tu fare una crociera a coppie in pieno relax con tanto di licenza per ripopolare il mondo con chi capita? Bene! chiama anche tu il numero 333 3333333. Non fatevi ingannare dalla segreteria. Continuate a riprovare. Uno dei tre in casa risponderà! O si libererà una delle 8 braccia prima o poi. Forse sta finendo di sistemarsi la pelata e la toga arancione. Starà lucidando i suoi fulmini e le sue saette. In ogni caso, riprovate. Cosa dite? Riprovate! Cosa? Come "sei sicuro"!?! Cosa? La telecom dice che il numero è disabilitato dai tempi del medioevo? Ah... credete non esista alcun telefono e nessuno che può/deve rispondere. No, no, no... aspettate. A questo punto i casi sono tre.
Tutto (e quando dico tutto... porca vacca, intendo TUTTO) è stato creato da un qualcosa di così potente, preciso, scrupoloso ed assurdo. Questo/a ha pensato bene di combinare tutte le cose in modo che ci fosse un equilibrio tra le parti, seppur precario. Costui(/costua?) ha pensato a come muovere mare, terra ed aria per poter creare sostanze che unendosi danno vita a tutto: uomini, animali, mare, terra ed aria. Questo/a genio dell’assurdo un giorno si è svegliato e ha deciso che le "regole" che muovono astri e galassie dovevano essere le stesse che muovono atomi e molecole. Che uno 0 potesse non valer nulla e che potesse fare molta differenza. Che ogni medaglia avesse le sue due facce indivisibili ed opposte. La cosa di cui stiamo parlando, poi, ha deciso di racchidere tutto quello che aveva fatto e pensato in un’unica palletta invisibile per poi tirarla in mezzo ad un sacco di niente e di farla esplodere. Ha racchiuso la vita in un punto quasi inconsistente. Ha pensato che dopo qualche miliardo di anni, da quel punto, sarebbe potuto nascere un sorriso, uno sguardo. Se ci si pensa c’è da andar fuori di matto. Certo, restano domande come: "chi?", "perchè?", "da dove ha preso tutta quella roba?", "e prima cosa c’era?", "e tutt’attorno?". Ma alla fine, qual’è l’alternativa al non credere? E qui siamo alla seconda ipotesi: credere ad un unico solo dio. Più impalpabile e più incontrollabile degli altri. E non c’è agnello, bue o primogenito che tenga. Non lo si compra nè lo si placa. Il caso. Teoria che toglie un pò di domande di mezzo come "perchè?" (e non è poco). Restano aperti gli altri interrogativi, soprattutto su come tutto sia partito e chi abbia azionato la leva.
Una terza ipotesi. Si, bhè... scartiamo quella degli universi "concentrici" del tipo "l’universo è l’atomo di un’unghia di essere che si gratta il culo che a sua volta è parte di un universo-atomo di una roccia su cui ha appena cagato un cane che a sua volta ecc...". Se fossimo invece tutti in un vetrino gigante? Se fossimo tutti frutto di un esperimento? Non c’è bisogno di cercare lontano tra alieni e funghi che nel sottosuolo hanno sviluppato una tecnologia da paura. Potremmo essere anche l’esperimento di noi stessi. Magari altri umani hanno preso dei campioni, sbattuti su questo pianeta sfigato e sono stati lì a vedere cosa succedeva. E tra un pop-corn e una birra ecco la scoperta del fuoco, della scrittura, una guerra, un amore, un casino totale. Una specie di grande fratello. Magari con la Montalcini al posto della Durso. Teoria che ben si sposa con quella del caso, tanto da potersi fondere a formarne una sola.
Non importa a cosa credere. L’importante è avere fede in ciò che si crede. Avere fede, o il sistema va a puttane. Senza supermercati non si mangia. Senza fede non si crede. Senza credere non si vive. Ma il gioco vale poi la candela? E soprattutto, siamo così liberi di scegliere? Cosa?... CREDI di si?
Io non ho scelta. Affido la mia vita in mani altrui. Ho fede...






ps: ...e se lui dice "fuma!", debbo obbedire!!!







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mercoledì 20 dicembre 2006 - ore 14:57


Perchè?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quanti libri, quanti film, quanti programmi, quanti saggi, quante parole sono state spese per strappare alla vita il suo segreto. Ognuno con lo strumento che più gli si addice, scaviamo ogni giorno sulla grande x della vita, simbolo del punto in cui bisogna trovare ciò che si cerca e segno convenzionale per rappresentare un’incognita. Strana la simbologia. Interessante. In effetti chi cerca qualcosa non sa mai cosa aspettarsi; e come qualcuno non fa altro che ricordarmi, spesso la x non è il punto in cui scavare. Si, gli piace Indiana Jones.
Così si capisce bene che, a confronto, non è poi così difficile cercare un ago in un pagliaio. Certo... sapendo con esattezza cosa cercare, forse avremmo un lieve vantaggio. Potremmo almeno intuire dove si nasconde. Ma la nostra mente, nella sua immensità, è troppo piccola. Troppo semplice, banale, vincolata. Cerchiamo di ridurre tutto alla sua portata. Assorbiamo ciò che ci cicrconda e lo riconduciamo a regole, espressioni, segni e convenzioni. La natura. I sentimenti. L’amore. La vita. Noi stessi. Come? con l’unica cosa che forse differenzia la specie umana da tutte le altre: l’uso smodato ed indiscriminato del punto interrogativo. Proprio così: ci si domanda sempre e su tutto, dalle questioni più superficiali a quelle più profonde. Con tempi diversi, ovviamente. Non ci si aspetta certo che la mente umana approdi al segreto dell’esistenza tutta in 5 minuti, dal momento che nello stesso tempo non riesce a decidere neanche i vestiti da indossare; ma, anche prendendola alla larga, qualche manciata di milione di anni mi sembrano comunque un tantino troppi. Cosa sbagliamo allora? Forse la domanda. Quel grande e mastodontico "PERCHE’?". Perchè eisito? Perchè qui e non lì? Perchè io e non lui o lei? Perchè ora e non dopo o prima? Perchè?
Una sola domanda. "Perchè?". Non sembra tanto complicato. Forse lo è per chi o cosa ci deve dare la spiegazione. Forse è questo il punto. Forse la risposta non ci piace. Non la capiamo perchè non è alla nostra portata. Forse la cerchiamo nel punto sbagliato. In fondo conviene prendere un mucchietto di sabbia, credere che lì dentro ci sia qualcosa e ficcarcisi con la testa dentro per il resto della nostra storia continuando ad incagnarci perchè non troviamo niente. Forse. O forse è proprio un granello diverso dagli altri a custodire la chiave di tutto.
Per ora mi accontento di essere. Non possiamo far altrimenti. Ognuno di noi ha il nostro perchè. Ognuno di noi troverà il suo granello-forziere. Siamo. Anche solo per essere. Anche solo in un momento e in un posto preciso.
Anche solo per rompere il cazzo a qualcuno...







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