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e non voglio dimenticare.

STO ASCOLTANDO

L’integrale delle opere per organo di Bach suonate da Simon Preston.

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ORA VORREI TANTO...

eh, cazzo, sì.

STO STUDIANDO...

Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto.

OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare
2) veder morire la goliardia
3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!!
4) i siti ottimizzati per explorer

MERAVIGLIE


1) insegnare
2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga
3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore...
4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti.
5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela



(Thanks Sanja, anche se lo preferirei senza "d" eufonica)

Mi piace che il mio blog sia un porto franco,
riposo per il navigante stanco,
finestra da cliccare rilassati
e a volte, forse, un po’ disimpegnati;

se pure qualche giorno resta in bianco,
non sono io che della voglia manco:
viviamo infatti in tempi concitati,
non sempre si può stare collegati.

Ma in quello che ci scrivo, sono vero:
scrivo di getto, scrivo senza ingegno
sia ai nomi noti, sia agli sconosciuti;

se mi si lascerà, passando, un segno,
che il commento lasciato sia sincero,
amici e ospiti: siete i benvenuti.




Le mie rubriche:


Sono benvenuti suggerimenti, segnalazioni, insulti gratuiti.
E, se non fosse che le musichine di sottofondo dei blog mi danno l’orticaria, qui ci sarebbe questa.





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venerdì 12 ottobre 2012 - ore 09:12


Leonardo di Cittadella
(categoria: " Riflessioni ")


Ho visto ieri sera e rivisto stamattina le immagini dei fatti accaduti a Cittadella, dove un bambino è stato prelevato di peso dai poliziotti che dalla scuola lo dovevano trasportare in una struttura protetta per poi affidarlo al padre. Sento il bisogno di scrivere queste due righe perché mi pare che nessuno abbia il coraggio di puntualizzare un paio di cose che, secondo me, secondarie non sono. Premetto che non sono un sostenitore della Polizia a ogni costo: chi mi segue da un po’ sa che nel mio sito, prima della sua chiusura, c’era una corposa sezione dedicata ai fatti del G8 di Genova, per dire. Però credo che, se vogliamo tentare di (ri?)diventare un paese civile, dobbiamo a noi stessi un po’ di obiettività.

Il primo punto che sento il bisogno di precisare è che la violenza genera violenza. Oddio, questo l’hanno detto tutti; io, però, con questa frase non mi riferisco all’atteggiamento "imperdonabile" degli agenti che prelevano di peso il bimbo. Mi riferisco, al contrario, al bambino che rifiuta di seguire la polizia. In che modo, quando, perché qualcuno può pensare che, a un perentorio invito dei poliziotti, un "no" sia una risposta accettabile? La forza pubblica si chiama "forza pubblica" perché ha il diritto, di fronte alla necessità, di usare la forza: sta all’intelligenza delle persone che ci si contrappongono non renderla necessaria. [Con questo, sia chiaro, non giustifico l’uso della forza in ogni caso: il famoso carabiniere della Val di Susa si è comportato esattamente come doveva fare. Qui, però, è diverso: qui le forze dell’ordine dovevano svolgere un compito "attivo", non "di contenimento", e avevano quindi il pieno diritto di svolgerlo superando ogni ostacolo che ne impedisse la realizzazione.] Aggiungiamo a questo capitolo anche l’atteggiamento della zia con la telecamera, che arriva a grandi falcate urlando come un’invasata e lanciando insulti di ogni genere agli agenti: senza dubbio ha dato a suo nipote un ottimo esempio di comportamento civile e ha contribuito a crescerlo come una persona migliore. Ah, mettiamoci anche la sua meravigliosa frase "Il bambino non è stato ascoltato", ma solo perché non so resistere alla tentazione di scrivere che l’ho sentita decine di volte, ma sempre e soltanto da chi aveva perso l’affidamento del figlio (e, infatti, in metà dei casi la risposta di chi l’aveva ottenuto era "So io che cosa è meglio per mio figlio").

La seconda riguarda la frase "Io sono un ispettore di Polizia, lei non è nessuno". Ancora una volta non lo faccio per partito preso, ma sono costretto a dire che l’ispettrice ha perfettamente ragone. Spiego meglio questa sua frase: il significato era "Ho ricevuto un ordine di un giudice che sto eseguendo. Lei non è un giudice, quindi non può ordinarmi di non eseguirlo, e non è nemmeno un genitore del bambino né un attore del procedimento giudiziario [non conosco i fatti, ma probabilmente in questo caso le due categorie coincidono], quindi non può nemmeno chiedermi informazioni su ciò che succede, perché sono tenuta a non dargliene." Come si può contestare questa affermazione? Vogliamo dire che l’ispettrice doveva fermarsi? Interrompere la sua azione? Fornire spiegazioni dettagliate sul procedimento in corso (informazioni che, tra l’altro, probabilmente non conosceva, avendo soltanto ricevuto l’ordine di recarsi nel tal posto e portare la tal persona nel talaltro posto) a qualsiasi persona passasse da quelle parti, zia, nonna, cugina, catanipote o ottima conoscente? Magari si può obiettare che avrebbe potuto essere più cortese: ma quanti di voi hanno voglia di essere gentili e collaborativi con qualcuno che negli ultimi due minuti di orologio vi ha coperto di insulti (e ben più coloriti di "stronzi", visto che queli non erano bippati mentre circa la metà della parte precedente lo era)? L’ispettrice ha già mostrato un’ammirevole genitilezza nel non arrestare la zia per aver intralciato l’operazione e per aver insultato ripetutamente i pubblici ufficiali.

Alla fine, il denominatore comune di entrambe le cose è sempre lo stesso: pare proprio che in Italia non esista obiettività. Per l’italiano medio, l’importante è avere ragione, non importa come. Se ho ottenuto l’affidamento, allora ciapincartaportaccà e chissenefrega di che cosa pensa il bambino; se invece l’ho perduto, allora il giudice era una cacca perché non ha tenuto conto dei desideri del mio povero figlio. Se evado le tasse o scippo le vecchiette, guai a chi ne parla, ché c’è la legge sulla privacy; se però degli agenti di polizia stanno eseguendo un’ordinanza di un giudice e questo non mi fa piacere, allora sono tenuti a dirmi tutto delle motivazioni, delle sentenze e delle carte riservate del processo relativo, e chissenefrega della privacy della mia controparte. Ma prendiamola più ampia: i miei avversari politici (scegliete voi, quelli col braccio teso oppure quelli col pugno chiuso, fa lo stesso) sono rimasti fermi al secolo scorso, mentre noi (cioè quelli col pugno chiuso oppure col braccio teso, a seconda) siamo moderni e europei.

In tutti i paesi civili, quando un veicolo lampeggia con gli abbaglianti a un altro veicolo che gli dovrebbe la precedenza, questo significa: "Prego, vada pure; ora rallento e le do il tempo di passare, così possiamo marciare entrambi". Del resto, quale sarebbe l’utilità di lampeggiare altrimenti? Il veicolo fermo sa benissimo che deve dare la precedenza. Ma qui in Italia è diverso: qui, un veicolo che lampeggia a un altro veicolo che gli deve la precedenza, lo fa per dire: "Guai a te! Non ti sognare di tentare di passare! Ho la precedenza, Dio me l’ha data e guai a chi me la tocca." Perché a noi non basta vincere, no: noi dobbiamo vincere, stravincere e umiliare l’avversario. E se abbiamo vinto immeritatamente, ancora meglio. E se non siamo capaci nemmeno di vincere in modo decente, come possiamo sperare di imparare a perdere? Davvero vogliamo continuare a fingere di crederci civili?

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sabato 11 febbraio 2012 - ore 17:11


Troppo stupido per crederci
(categoria: " Riflessioni ")


Infinite cose da fare, e così poco tempo... Quindi copio e incollo un interessante pezzo di Edoardo Varini, uscito pochi giorni fa su varinipublishing.com. Mi ha fatto sorridere (e vorrei aggiungere "e pensare", ma in realtà parla di cose che predico da anni, senza essere ascoltato, quindi la parte di pensiero l’ho già fatta tanto tempo fa). Saluti a tutti.


I giganti nuovayorkesi hanno battuto i patrioti della Nuova Inghilterra per la seconda volta in quattro anni. Ventuno a 17, ultimo touchdown di Ahmad Bradshow a meno di un minuto dalla fine. Nei 13 minuti d’intervallo oltre 200 milioni di americani hanno finto che una 53enne finta bionda in gramaglie assire fosse bella e sapesse cantare. Avranno finto altre cose, per esempio che le patatine e i pop corn fossero il cibo migliore del mondo e di vivere over the land of the free and the home of the brave.

Il Superbowl Indicator parla chiaro: se vince una squadra della National Football Conference i mercati saliranno, e questo è il caso. Oddio: anche nel 2008 vinsero i Giants, ma il mercato prese una batosta che non si vedeva dai tempi della Grande depressione: Dow -34%, S&P500 -39. Tuttavia, storicamente, a seguire questo indicatore ci si indovina nell’80% dei casi. Si sa: di correlazioni se ne trovano quante se ne vuole, dal momento che la trama delle coincidenze è infinita.

Questa venne in mente a un uomo che in vita sua pensò assai più allo sport che al resto, Leonard Koppett, cronista sportivo al “New York Herald Tribune”, al “New York Post” e al “New York Times”. Una volta scrisse una cosa che applicata alla borsa è semplicemente illuminante. È una lampadina che fa abbastanza luce da rischiarare tutto. Scrisse: «Due tendenze paiono (tra le altre) abbastanza universali tra gli esseri umani del XX secolo: il desiderio di far soldi con meno fatica possibile e l’eccessiva convinzione che la statistica fornisca le indicazioni che servono».

Tornando al bizzarro indicatore, quando Leonard seppe che qualcuno l’aveva preso seriamente rimase di stucco. Lui questa cosa l’aveva scritta per ironizzare sul fatto che le persone tendono a scambiare delle semplici correlazioni per precise causalità. Era una sorta di satira sulla fallibilità del ragionamento statistico. Ne aveva già individuato un altro di "infallibile" indicatore: che la media battute del baseball ed i rendimenti del mercato azionario fossero inversamente correlati. E davvero non riusciva a credere che qualcuno non capisse che si trattava di uno scherzo. «It’s a joke», diceva, «It’s too stupid to believe».

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sabato 1 ottobre 2011 - ore 15:32


Corruzione e intercettazione
(categoria: " Riflessioni ")


Lo so, me la sono presa comoda con le vacanze. Ma ne avevo bisogno. E’ stato tanto gratificante che mi riprometto di continuare a prendermela comoda anche in futuro.

Sempre sospettando di violare in qualche modo un copyright, ma ancora una volta spinto da un irrefrenabile desiderio di condivisione, vi incollo qui sotto un pezzo di Bruno Tinti comparso sul Fatto Quotidiano di ieri.


Molti anni fa mia figlia tornò da scuola e mi raccontò che un suo compagno le aveva detto che i “negri” non sono umani. Mi disse: “Gli ho detto che è sbagliato perché anche i negri hanno l’anima”.

Ci ho ripensato leggendo l’editoriale di Panebianco sul Corriere del 28 settembre. Ci sono affermazioni che non possono essere contraddette in maniera articolata. Servono poche parole, come fece così bene mia figlia con quel suo compagno.

L’uso politico delle intercettazioni
Il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione sono reati; come l’accoppiarsi con una prostituta minorenne. Con le intercettazioni si scoprono e si provano; e non diventano reati politici se li commettono il presidente del Consiglio e alcuni amici suoi.

La fine che hanno fatto la tutela della privacy e la presunzione di non colpevolezza.
Quando finisce il segreto investigativo gli atti processuali e il processo diventano pubblici. I processi segreti sono propri delle dittature, quelli pubblici delle democrazie. La privacy e la presunzione di non colpevolezza non c’entrano niente. Fino alla sentenza definitiva ognuno è processualmente innocente. Nel frattempo i cittadini, nel rispetto della legge, si formano le proprie convinzioni.

Mani Pulite. La corruzione c’era ed era tanta (ma era ‘di sistema’ e per questo avrebbe richiesto una soluzione politica, non penale).
La corruzione era ed è un reato. Mettere in prigione corrotti e corruttori riguarda la giustizia; non ammettere tra le proprie file i corrotti e cacciarli quando si scoprono riguarda la politica. Una corruzione di “sistema” è solo una corruzione molto diffusa e richiede uno sforzo maggiore sia alla magistratura che alla politica. La magistratura ha fatto quello che poteva. La politica ha continuato a farsi corrompere e a corrompere.

L’avviso di garanzia che raggiunse Berlusconi a Napoli nel mezzo di una conferenza internazionale.
Lo sanno pure le pietre che l’avviso fu recapitato a Palazzo Chigi, che Berlusconi fu avvertito per telefono e che fu lui a dire di portarglielo a Napoli.

Le tante anomalie del rapporto fra magistratura e politica, il grave squilibrio che si è determinato fra democrazia rappresentativa e potere giudiziario.
Non esistono anomalie tra giudice e imputato. L’imputato si difende, mente e scappa; polizia, pm e giudici lo riacchiappano, raccolgono le prove e, se colpevole, lo condannano. Quanto allo squilibrio, in effetti è gravissimo che in una democrazia rappresentativa il popolo sia rappresentato da tanti delinquenti.

Persino il più ottuso dei cittadini capisce che centomila intercettazioni per una inchiesta sono cose da pazzi.
Il più ottuso dei cittadini sa che non è vero che ci sono state 100.000 intercettazioni. Le persone intercettate erano una quindicina. In effetti parlavano tanto al telefono, di reati per lo più. Quindi 100.000 sono le conversazioni e gli sms, non le intercettazioni.

Si deve vietare di intercettare, anche in modo indiretto, chi occupa cariche istituzionali.
Totò Riina (intercettato) a onorevole: “Cicciuzzu beddu, a ’du curnutu ca ti dinunziau ci pinsammu nuautri: carni morta è!” “Grazie Totò, lo sapevo che su di te potevo contare. Adesso vedo che posso fare per il processo di quell’amico tuo”. Che facciamo, tutto archiviato? Omicidio e corruzione compresi?



Ecco. Ci sarebbero forse ancora un paio di cose da aggiungere, ma mi sembra un buon punto di partenza.

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sabato 25 giugno 2011 - ore 00:17


Posso non concordare e non concordo!
(categoria: " Pensieri ")


Il Presidente del nostro Consiglio dei ministri ha oggi dichiarato, durante una conferenza stampa a Bruxelles, che un paese in cui "alzi il telefono e non puoi poter parlare liberamente con il rischio che queste telefonate siano, poi, intercettate e le vedi apparire sulla stampa anche se non hanno nessun, nessun risvolto penale" non è un paese civile. Per rafforzare questa sua riflessione, ha chiosato: "Credo che su questo tutti non possano che concordare."

Lasciamo perdere i commenti, ormai ho la sensazione di tentare di far ragionare i paracarri. Lasciamo anche perdere il fatto che non sempre una notizia è obbligata a avere rilevanza penale e che sapere chi manovra quali esponenti del governo del mio paese è una notizia, perdìo. Limitiamoci a dire soltanto una cosa:

posso non concordare su questo e, infatti, non concordo.


Ma che cosa pensate che me ne importi? Intercettatemi, pubblicate qualsiasi mia conversazione vi venga in mente. Con chiunque: studenti che mi rompono le scatole per sapere se avendo preso 17 hanno o no superato l’esame, mia moglie con cui ci mettiamo d’accordo per chi cucina che cosa a pranzo, i colleghi della lista civica con cui ci spartiamo l’immensa mole di lavoro che ci smazziamo in una manata di soliti ingenui entusiasti. Fatelo: anche ammettendo che qualcuno le trovi abbastanza interessanti da leggerle, non ci sarà nulla della quale io debba vergognarmi o dispiacermi.

Non ho bisogno di nascondere nulla a nessuno per convincere qualcuno che sono diverso da ciò che voglio sembrare. Non ne ho bisogno per una ragione incredibilmente semplice: che non mi importa assolutamente nulla di sembrare diverso da ciò che sono. A nessuno.

Se un blogger più importante di me per puro caso leggesse queste righe, o se qualcuno di voi per caso ne conosce qualcuno, vi prego: lanciamo una seria campagna "posso non concordare e non concordo"?



Update -- 11.39. Roberta De Monticelli, sul "Fatto Quotidiano" di oggi, scrive un corsivo che completa molto efficacemente il mio ragionamento. Conscio di violare il copyright, ve lo incollo qui sotto.
C’ è un grande equivoco, che la parte più ambigua della classe politica e dirigente italiana sta alimentando, a rischio di disgustare di nuovo e irreversibilmente quelle centinaia di migliaia di persone, giovani soprattutto, che si erano appena riaffacciati all’impegno della partecipazione civile e politica. Non parlo del bell’ambientino dei ministri di questo governo, e neppure della banda allo sbando che puntella disperatamente le poltrone della legislatura, poche delle quali sono ancora a rischio perdita vitalizio.

Parlo di uomini come D’Alema, Vietti, e molti altri, che avranno la responsabilità storica terribile di aver ucciso la speranza di un riscatto morale e civile per via democratica, e di aver ricacciato nel qualunquismo dell’antipolitica la generazione che avrebbe potuto nutrire il rinnovamento. Si dice: che le indagini si facciano, ma le intercettazioni non vengano pubblicate. Si aggiunge: perché non hanno rilevanza penale. Questo è un ragionamento palesemente incongruo, dato che non si può decidere per legge, e anticipatamente, che cosa ha rilevanza penale e che cosa no, e la legge semplicemente cancella tutta l’informazione, preventivamente, salvo permettere che arrivi quando avrà perduto ogni interesse, cioè a processi conclusi. Dunque l’argomento dell’i rrilevanza penale è di per sé invalido. Ma ora supponiamo che davvero molte delle intercettazioni pubblicate non abbiano rilevanza penale. Quanti comportamenti per i quali esistono molti aggettivi, da “ignobili” a “mafiosi ”, non hanno specifica rilevanza penale, semplicemente perché il legislatore presuppone rispettato l’ovvio limite della decenza? Ad esempio: che un ministro della Repubblica non prenda ordini da un condannato per truffa che non ha nessun titolo ufficiale per fornirli, che un Direttore di servizio pubblico non si faccia correggere le lettere aziendali da un qualunque occulto portavoce di interessi non pubblici, che chi è preposto alla nomina di esperti alla guida di aziende e servizi pubblici non sottostia ai ricatti o alle pressioni di chi dispone di armi di pressione e ricatto per far nominare invece suoi amici e parenti. Basterebbe rileggere qualche articolo della Costituzione, e non soltanto il celebre articolo 54 sulla disciplina e l’onore con cui i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle.

Ad esempio tutto il Titolo III della Parte Seconda, dove fra i nove articoli che disciplinano le funzioni del governo non se ne trova uno solo che preveda consiglieri occulti, revisori telefonici e informatori segreti degli umori e delle volontà del Capo. Faccio un altro esempio. Anche nel sistema universitario dei concorsi non è affatto previsto come reato che i membri della commissione decidano al telefono chi sarà promosso in un dato concorso: perché ovviamente poi tutte le procedure concorsuali saranno seguite a puntino – e serviranno a rendere tutto “penalmente irrilevante”. Ora, magari lo specchio del cielo potesse rispecchiare e svergognare pubblicamente le innumerevoli consorterie e “cordate ” (questo è il termine tecnico) che hanno fatto tanto male all’Università italiana, dove i migliori lottano perché, a seguito di questo male, non vada semplicemente distrutto il sistema dell’insegnamento e della ricerca. Lo volesse il cielo, lo volesse Iddio. Quanto meglio si lavorerebbe, allora. E come è possibile che, dove le proporzioni del verminaio sono immensamente maggiori, e incomparabile la gravità del male fatto alla cosa pubblica, si dica con convinzione e amore di verità che il verminaio va nascosto agli occhi del pubblico, e al giudizio dei cittadini? Vergogna.


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martedì 14 giugno 2011 - ore 11:27


Ripensare i referendum
(categoria: " Riflessioni ")


Il risultato dei referendum di ieri è semplicemente commovente e liberatorio. Già mi sono sentito più leggero di qualche kilo dopo le amministrative e i relativi ballottaggi; oggi posso dire che sto davvero sentendo rinascere la speranza.

Non voglio mettermi a discutere di che cosa dovrebbero fare i partiti, né mettermi a analizzare il significato più o meno politico dei voti: per oggi, consideriamolo semplicemente uno splendido e ben riuscito esercizio di democrazia da parte di noi, popolo italiano, che di democrazia sana avevamo tanto bisogno. Preferisco invece parlare di un altra questione, che credo dovremmo affrontare al più presto per evitare di ritrovarcela tra i piedi in un altro momento critico.

Anche in questi referendum, come in altri, si è assistito alla "manovra sporca" di chi, sostenendo la legge oggetto di possibile abrogazione, invitava i cittadini a "andare al mare" per far mancare il raggiungimento del quorum. La manovra è stata ancora più sporca in quanto, per tentare di farla riuscire meglio, si sono pure spesi (fino a ieri avrei detto "buttati", ma per fortuna non è stato così) centinaia di milioni di euro per tenere i referendum in un giorno diverso dalle elezioni amministrative dei giorni scorsi. Addirittura si è arrivato a dire che "se i Padri costituenti non avessero voluto che astenersi fosse la stessa cosa che votare no, non avrebbero previsto il quorum": è un’affermazione senz’altro ben concepita (tanto che ha tratto in inganno anche persone sulla cui profonda intelligenza non ho il minimo dubbio), ma tanto falsa e tendenziosa da rasentare quasi il reato.

Ebbene: credo che sia assolutamente necessario fare chiarezza sulla distinzione tra i tre possibili risultati di un referendum:
  • se il quorum viene raggiunto e vincono i sì, il popolo italiano esprime la decisione di eliminare la legge;
  • se il quorum viene raggiunto e vincono i no, il popolo esprime la decisione di mantenere la legge;
  • se il quorum non viene raggiunto, il popolo esprime l’intenzione di non occuparsi dell’oggetto del referendum e di delegare pienamente il Governo e il Parlamento a occuparsene come meglio credono.
Spieghiamoci con un esempio.

Hanno vinto i sì contro la legge sul nucleare: ciò significa che la legge sul nucleare viene abrogata e che Parlamento e Governo sono moralmente obbligati a non inserire in nessun modo le centrali nucleari nel piano energetico nazionale. Se avessero vinto i no, la legge sarebbe rimasta e Governo e Parlamento avrebbero continuato a perseguire la costruzione di centrali nucleari. Il punto importante, però, è che tali obblighi morali (e anzi, forse, anche un po’ più che soltanto morali) valgono non soltanto per questo, ma anche per i successivi governi. Detto in soldoni: se avessero vinto i no e fra un anno fosse andato al governo Vendola, in ogni caso non avrebbe potuto fermare la costruzione di centrali nucleari.

Naturalmente, tutto quanto appena detto non vale più una cicca se il referendum non raggiunge il quorum. Per continuare l’esempio: se il referendum non fosse stato valido, questo governo avrebbe proseguito la politica nucleare, ma l’ipotetico Vendola dell’anno prossimo l’avrebbe naturalmente cancellata, come primo o secondo atto del suo nuovo governo. Un anno e mezzo dopo, caduto il governo Vendola a causa di una lotta intestina con Mussi, il nuovo governo Briatore avrebbe naturalmente ricominciato il programma nucleare, e così via, e così via.


Questa distinzione risponde, credo, anche a chi sostiene che il quorum vada abolito: non si può, semplicemente perché è assolutamente necessario distinguere tra temi che interessano il popolo (l’acqua, o il nucleare, o la legge uguale per tutti) e temi sui quali il popolo desidera legittimamente delegare il Governo (la separazione delle carriere dei magistrati, o il diritto dei sindacati di trattenere la quota d’iscrizione direttamente dalla busta paga).

Certo, si potrebbe pensare di cambiare la soglia del quorum. Volendo, ho una proposta anche su questo: invece dell’attuale "maggioranza degli aventi diritto" (il famoso 50% + 1), si potrebbe abbassare il quorum alla metà dei votanti nelle ultime elezioni politiche. In questo modo, se l’affluenza alle elezioni precedenti fosse stata dell’80%, il quorum sarebbe al 40% e cambierebbe poco; ma, soprattutto, un governo eletto con pochissimi voti saprebbe di essere facile preda di referendum abrogativi con quorum bassissimi. Come vi pare?

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mercoledì 1 giugno 2011 - ore 12:46


Tutto è del Duca
(categoria: " Riflessioni ")


Sono convinto che non sia un caso. Dopo mesi che non riuscivo a occuparmene, ieri (prendendomi per una volta un paio d’ore di tregua dalle tesi dei miei laureandi, unica e obbligata lettura negli ultimi due o tre mesi) ho dedicato i viaggi per e da Milano al riordinamento della discografia di Georges Brassens. Ciò mi ha dato l’occasione di riascoltare una splendida canzone di Charles Trenet (della quale ho una registrazione di un duetto con Brassens) che si intitola "Tout est au Duc", cioè "Tutto è del Duca", della quale avevo già notato l’interessante adattabilità alla nostra povera Italia. Ve ne cito la traduzione, suggerendovene l’ascolto alla prima occasione.
La nave accosta al molo: sono invitato presso il Duca di Montmorency, che abita qui. Castello, ville, dimore superbe, giardini fioriti, elegante acquedotto, giovani volatili che zampettano tra l’erba: tutto questo è del Duca e sugli scalini della gradinata dodici lacché cantano a distesa:

"Attenzione! Qui tutto è del Duca, signore, tutto è del Duca. Ha milioni di ducati tutti per sé, ah, signore, è veramente folle ciò che il Duca ha! Il Duca ha tutto, signore, per essere un uomo felice, ma il Duca è molto infelice: da vent’anni ha perso i suoi capelli, è nervoso, è nervoso e noi cerchiamo, invano, un qualche trucco per far venire su i peli del Duca."

La sera si tiene una grande cena, perché il Duca, a caccia, ha ucciso camosci, gazze, lucertole. La Duchessa è una giovane fanciulla che non ha più di venti primavere ed io sono tutto in fiamme e non riesco più a trattenere il mio cuore che batte. Ma sugli scalini della gradinata gli stessi lacché cantano a distesa:

"Attenzione! Qui tutto è del duca, signore, tutto è del duca. Uccide le persone che osano dare del ’tu’ alla sua donna, ah, signore, è veramente folle quanto il duca uccide! Il Duca ha ucciso già più di trenta rivali, ha spappolato il loro cervello. Allora, tanto peggio per voi, signore, se siete troppo audace: sappiate, ahimé, che si può diventare eunuco, per aver incontrato il piede del Duca."

Quanto tornai al castello mi si disse subito: "Troverete qualche cambiamento, dopo venticinque anni!" Documenti da timbrare, ufficiali giudiziari terribili, pignoramenti di esattori, muri scrostati, cose incredibili, che desolazione tutto ciò! E sugli scalini della gradinata un solo pulcioso canta a distesa:

"Disinganno! Qui niente è del Duca, signore, niente è del Duca. La sua pupa gli ha mangiato tutti i soldi, ah, signore, è veramente folle ciò che il Duca non ha! Il Duca non ha nulla, signore, le nostre braghe sono rattoppate, le nostre mutande sono tutte lise, abbiamo fame, siamo capaci di tutto e se lui non ha nulla, più nulla di nulla, sarà il caso che falciamo la sua parrucca e ci abbufferemo dei peli del Duca."
Ciò detto, attenzione a cantare vittoria: è proprio adesso che comincia il bello. Magari il giaguaro è smacchiato, ma finché non gli limiamo le unghie e non lo riportiamo nel suo giusto habitat, non è il caso di gongolare sugli allori.

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mercoledì 18 maggio 2011 - ore 14:14


Chel Kahn de Dominique Strauss
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La notizia della settimana non è tanto Pisapia che strappa il ballottaggio a Milano (aspettiamo due settimane prima di festeggiare, ché in due settimane possono capitare tante cose e essere comprati tanti deputati), quanto l’arresto di Dominique Strauss-Kahn (direttore del Fondo Monetario Internazionale, da molti indicato non del tutto scorrettamente come "la seconda persona più potente al mondo") accusato di stupro da una cameriera del lussuosissimo albergo dove il potente in questione occupava una suite da modici tremila dollari la notte.

Si sono già sprecati un sacco di commenti sulla cosa. Qui voglio soltanto scrivere la mia umile ipotesi, che mi sembra non essere stata considerata da nessuno ma che (mi pare) spiega un po’ di cose, in particolare perché una persona così ricca & potente si sia inguaiato come un idiota saltando addosso a una donna incolpevole.

Intendiamoci, DSK non era uno "stinco di santo". L’uomo era noto per apprezzare le donne (e si intende, tristemente, come oggetto): oltre alle tre mogli e a diverse amanti più o meno ufficiali (tra cui Carmen Llera, vedova Moravia, che lo ha descritto come incline al sadismo), gli si attribuiscono diverse relazioni "ufficiose". Solo, pare strano che, avendo avuto tante donne nella sua vita, abbia perso la testa così potentemente per la prima donna che ha incontrato uscendo dalla doccia.

Ecco, perciò, la mia teoria: l’uomo, come altri potenti suoi pari, potrebbe essere incline a giovarsi delle prestazioni di stimate professioniste. Data la sua propensione al sadismo, inoltre, non sarebbe strano scoprire che gli piace instaurare, con le mercenarie reclutate di volta in volta, "giochini di potere" nei quali le fanciulle si presentino vestite da segretarie, o da infermiere, o -- perché no? -- da cameriere, per poi inscenare un simpatico siparietto nel quale lui, l’uomo potente, le prenda con violenza alle quali loro simulino di ribellarsi. Se questa ipotesi fosse corretta, lo scenario sarebbe semplice da spiegare: DSK esce dalla doccia, si trova davanti la cameriera e, credendo che si tratti della sua recente ordinazione, procede a fruire della prestazione concordata, salvo rendersi conto dell’errore di persona quando è troppo tardi. Un pregio di questa ipotesi è anche quello che lascerebbe spazio alle ipotesi di complotto, non del tutto obbligatorie ma nemmeno del tutto impossibili, che altri hanno già sollevato: qualche bene informato viene a sapere che DSK ha ordinato una cameriera e decide di fargliene trovare una vera all’apposito scopo di far andare le cose come sono andate.

Intendiamoci: in ogni caso, anche se questo fosse lo scenario, le responsabilità di DSK non ne uscirebbero alleggerite di un solo grammo. Pace all’anima della sua carriera politica e peccato, perché come economista non era del tutto da buttare via e, tutto sommato, non mi sarebbe dispiaciuto vederlo all’Eliseo al posto di "Tappo" Sarkozy. D’altra parte, come ha giustamente rilevato Travaglio nel suo editoriale comparso ne Il Fatto Quotidiano di ieri, del quale consiglio la lettura (purtroppo la versione online è riservata agli abbonati), la sua principale sfortuna è che il nostro DSK non è un politico italiano. Meglio ancora, per riassumere la questione in una frase, commento di Fabio Pugliese su www.luttazzi.it, "Prova con ’L’ho stuprata perché non si facesse stuprare’. Da noi funziona."

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venerdì 13 maggio 2011 - ore 13:04


Parallele
(categoria: " Riflessioni ")


... infinite cose da fare, e così poco tempo...

Perciò, tanto perché sappiate che non mi sono scordato che ho anche un blog, vi copincollo questa interessante "parallela" di Silvio Perfetti, raccolta da www.luttazzi.it:
  • Berlusconi: “Quelli di sinistra non si lavano” (leggo.it 11-5-2011)

  • Berlusconi insulta Lerner in diretta (repubblica.it 24-1-2011)

  • Barzelletta con bestemmia su Rosy Bindi (liquida.it 2-10-2011)

  • Berlusconi attacca Rosy Bindi: “E’ più bella che intelligente” (repubblica.it 8-10-2011)

  • Deputata disabile insultata da leghista: “Zitta handicappata del cazzo” (informazione.it 31-3-2011)

  • Camera mai vista: La Russa a Fini: “Vaffanculo” (wordpress.com 31-3-2011)

  • Brunetta: “La sinistra mi fa schifo” (giornalettismo.com 3-5-2011)

  • La telefonata di Berlusconi: “Ruby è la nipote di Mubarak” (youtube.com 30-10-2010)

  • Berlusconi: “Entro il 2013 sconfiggerò il cancro” (sportlive.it 22-3-2010)

  • Rifiuti. Berlusconi assicura: “Napoli sarà pulita in tre giorni” (unionesarda.it 28-10-2010)

  • Sisma L’Aquila, Berlusconi a Le Figaro: “Abbiamo ricostruito un’intera città” (abruzzo24ore.tv 9-5-2011)

  • Berlusconi: “Ho salvato la Georgia dall’invasione” (wordpress.com 30-9-2010)

  • Berlusconi: “Sono il miglior premier in 150 anni di storia” (adnkronos.com 10-9-2010)

  • Berlusconi: “Questa sinistra non è capace d’altro che insultare e raccontare balle” (leggo.it)


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sabato 5 marzo 2011 - ore 15:37


Charlie Brooker su Berlusconi
(categoria: " Riflessioni ")


Charlie Brooker è un giornalista satirico inglese, titolare di una colonna sul Guardian e conduttore di diverse trasmissioni dedicate al commento su notizie di vario genere. Il suo stile è, diciamo, molto particolare: diciamo, per capirci, che è informato (quasi) come Travaglio e diretto (un po’ più che) come Luttazzi.

Orbene, il 17 febbraio scorso quest’uomo ha dedicato una parte del suo monologo settimanale nella trasmissione 10 O’Clock Live a Silvio Berlusconi. Ne è venuta fuori una cosa davvero sfiziosa e da vedere.

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venerdì 4 marzo 2011 - ore 11:05


Sull’eterno ritorno dell’identico
(categoria: " Riflessioni ")


Facciamo le cose con ordine: prima la citazione, poi i commenti.
Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?

Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.

Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.

Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.

In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare
Bene, da un po’ di tempo (e mica poco: cercate in Google "ammiratore della forza venale", con le virgolette: troverete pagine che risalgono al maggio del 2009) questa citazione circola in rete seguita dall’ovvia retorica di circostanza: la Morante, essendo morta nel 1985, non poteva certo riferirsi a chi probabilmente vi è venuto in mente; il brano è del 1945 e parla di Mussolini; evidentemente, siamo un popolo che non impara dai propri errori passati e che, quindi è senza speranze. Qualche voce qua e là aggiunge considerazioni un po’ più ottimiste: per esempio, Luigi de Magistris (nientemeno) vuole farne un monito alla coscienza per ricordare che dobbiamo lottare per evitare che il passato torni.

Indendiamoci: i commenti e le conclusioni sono perfettamente condivisibili. Il problema è che io amo controllare le citazioni prima di inoltrarle, e così ho scoperto che questo brano non è di Elsa Morante. L’originale, datato 1° maggio 1945 e pubblicato tra altre "Pagine autobiografiche postume" (Paragone Letteratura, n. 456, febbraio 1988) si legge come segue.
Mussolini e la sua amante Clara Petacci sono stati fucilati insieme, dai partigiani del Nord Italia.

Non si hanno sulla loro morte e sulle circostanze antecedenti dei particolari di cui si possa essere sicuri. Così pure non si conoscono con precisione le colpe, violenze e delitti di cui Mussolini può essere ritenuto responsabile diretto o indiretto nell’alta Italia come capo della sua Repubblica Sociale.

Per queste ragioni è difficile dare un giudizio imparziale su quest’ultimo evento con cui la vita del Duce ha fine.

Alcuni punti però sono sicuri e cioè: durante la sua carriera, Mussolini si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non avrebbe mai posto al governo un Mussolini). Fra tali delitti ricordiamo, per esempio: la soppressione della libertà, della giustizia e dei diritti costituzionali del popolo (1925), la uccisione di Matteotti (1924), l’aggressione all’Abissinia, riconosciuta dallo stesso Mussolini come consocia alla Società delle Nazioni, società cui l’Italia era legata da patti (1935),la privazione dei diritti civili degli Ebrei, cittadini italiani assolutamente pari a tutti gli altri fino a quel giorno (1938).

Tutti questi delitti di Mussolini furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi. Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti. Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti. Perché il popolo tollerò favorì e applaudì questi delitti? Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché Mussolini era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).

Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti? Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.

Mussolini, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, Mussolini sarebbe stato tutto al più il leader di un partito con un modesto seguito e l’autore non troppo brillante di articoli verbosi sul giornale del suo partito. Sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un po’ ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo. Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.

In Italia, fu il Duce. Perché è difficile trovare un migliore e più completo esempio di Italiano.

Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso. Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così Mussolini predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse. Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così Mussolini con le masse. Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità. Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena (tipo ungherese), e la musica patetica (tipo Puccini). Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre (Ada Negri) e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse. Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un Mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.

Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare.
In conclusione, dico soltanto due cose. La prima è che devo ammettere di non essere il primo che si è accorto che quel pezzo lì sopra non ha lo stile della Morante (che non avrebbe mai scritto un’intera pagina di diario senza scrivere il nome della persona a cui si riferisce: era una donna diretta) e che, in effetti, in rete si trovano parecchi altri blog che hanno riportato la citazione corretta (provate a cercare in Google "esigua che non mette conto di parlarne" insieme con "ammiratore della forza venale" come sopra). La seconda cosa è che, in ogni caso, la perifrasi che circola in rete non è affatto infedele all’originale, mutatis mutandis, e quindi costituisce lo stesso un’ottima base per un’importante e doverosa rifiessione; anzi, viene quasi da chiedersi perché siano stati eliminati alcuni passaggi che si sarebbero adattati perfettamente all’età contemporanea. Ma, forse, anche questa è una cosa che non sono il primo a dire.

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