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GIULIA BLASI
NUDO D’UOMO CON CALZINO
2009 Einaudi.




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ANPLAGGHED AL CINEMA,
di Rinaldo Gaspari con Aldo, Giovanni e Giacomo; regia
teatrale di Arturo Brachetti
;

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e Jake Gyllenhaal, di Ang Lee
;

IL DIAVOLO VESTE PRADA,
di David Frankel, con Meryl
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;

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nel cast, Salvatore Ficarra,
Valentino Picone, Remo
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;

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regia di Fausto Brizzi;

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;

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.


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ORA VORREI TANTO...



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1) Quelli che si appendono un Cd allo specchietto retrovisore dell'auto....
2) Quando arrivi a fidarti solo di te stesso...
3) essere ammalati quando in realtà hai un sacco di cose divertenti in programma
4) non aver avuto il coraggio di dire in tempo ad una persona quanto importante fosse per te e scoprire che ora non puoi più farlo...
5) Pensare di essersi dimenticati la macchina aperta con il portafoglio dentro
6) Sapere che il tempo passa inesorabile e aver paura un giorno di dimenticare tutto,la vita,gli amici,gli affetti,le persone....e aver paura di tutto questo!
7) svegliarmi e scoprire che mi piace la musica di dj Francesco..potrei morire..sul serio eh

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) suonare col proprio gruppo a San Siro con milioni di persone
3) Sarebbe una meraviglia se riuscissimo a essere onesti con noi stessi e con gli altri allo stesso tempo sempre...
4) Lo stupore di sentire che ogni giorno ti vuoi bene sempre di più e in modo diverso
5) ...vivere senza illusioni...
6) mio padre che viene da me e mi dice di essere orgoglioso di me...
7) Spiegare a qualcuno il nostro punto di vista, e sentire che anche se non è d'accordo con noi l'abbiamo colpito, e abbiamo lasciato qualcosa, anche di piccolo, nella sua vita.


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domenica 8 luglio 2007 - ore 23:44


Signori, si chiude
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo circa tre anni, e dopo un lungo periodo di tira-e-molla, ho deciso di chiudere questo blog. Non c’è niente da fare, la community non mi stimola più come agli inizi, è difficile interagire nei forum senza finire a parlare di politica, anche e soprattutto quando questa non c’entra. Non è neanche un gran periodo, a dire il vero; la ricerca di lavoro non è terminata, e ormai si è estesa anche al di fuori della mia regione di residenza. Non è detto poi che non si estenda anche al di fuori dei confini nazionali. Continuerò a scrivere, anche se mi sposterò altrove: non appena sarà pronto il mio nuovo webspace, lo comunicherò agli amici di Spritz. Già, perché il sito mi ha portato anche delle amicizie, alcune consolidate e altre, purtroppo, perse per strada per le più varie circostanze. Grazie a tutti coloro che hanno visitato questo blog e che hanno avuto la pazienza di leggere i miei (forse troppo) lunghi post.. E’ stato comunque un bel pezzo di strada. Bye!





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lunedì 21 maggio 2007 - ore 13:30


Still Rock and Roll to me
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Sabry8 mi ha invitato qualche giorno fa ad indicare le mie 25 canzoni rock preferite. E mi ha messo in un bel guaio: solo venticinque? Ho provato ad inserire quelle che più mi emozionano anche a distanza di anni, spaziando tra le sfumature e curandomi poco del "successo" e della frequenza con la quale si ripresentano nei network radiotelevisivi. Sono più che sicuro che qualche canzone per me importante sia rimasta fuori: "Whole Lotta Love" dei Led Zeppelin, "Rough Boys" di Pete Townshend (ma gli Who ci sono) e "I Want You To Want Me" dei Cheap Trick, tanto per fare qualche esempio, ma anche "Funtime" di Iggy Pop - con David Bowie ai cori - "I Ran" degli A Flock Of Seagulls, meteore new wave dalle pettinature improponibili, e i B 52’s di "Private Idaho". Mancano all’appello pure i Roxy Music, i Cure, gli Oasis, gli Smiths e i Talking Heads, più che altro perché dovrei inserire un intero album al posto di un solo brano. Quando ero più piccolo mi piaceva molto il disco "Slippery When Wet" dei Bon Jovi, un gruppo che non ho più seguito. Tuttavia, questa collezione di 25 pezzi esprime al meglio cos’è "il rock secondo me" e spero sia di gradimento anche a chi capita qui nel mio blog per puro caso. Ogni commento alla lista è sicuramente apprezzato.

Ho scelto ben due cover: "Police On My Back" infatti è un brano composto da Jimmy Cliff e reinciso dai Clash per il loro triplo album "Sandinista"; al posto della versione originale di "With A Little Help From My Friends" dei Beatles, ho preferito quella che un Joe Cocker particolarmente baciato dall’ispirazione ha cantato in quel di Woodstock. Dei Rolling Stones avrei messo in lista anche "Undercover Of The Night". I Faith No More e il loro nu-metal ante litteram li ho scoperti a tredici anni, con il disco Angel Dust (ricordo che al tempo c’era la possibilità di noleggiare i cd) e nello stesso periodo ho ascoltato per la prima volta i Pearl Jam, il disco omonimo dei Suede, cui resterò sempre affezionato, e i Manic Street Preachers. Anche se ho scelto "A Design For Life" del 1996 - l’anno di Everything Must Go.






The Who: Baba O’Riley
The Kinks: You Really Got Me
Van Halen: Ain’t Talking ’Bout Love
David Bowie: Suffragette City
Black Sabbath: Paranoid
Faith No More: Midlife Crisis
U2: Sunday Bloody Sunday
The Rolling Stones: Brown Sugar
Rainbow: Since You’ve Been Gone
Megadeth: Symphony Of Destruction
Alice In Chains: Down In A Hole
The Psychedelic Furs: Love My Way
Sparks: This Town Ain’t Big Enough For Both Of Us

Elvis Costello: Peace, Love and Understanding
The Clash: Police On My Back
Suede: Animal Nitrate
Depeche Mode: In Your Room
Radiohead: Paranoid Android
Manic Street Preachers: A Design For Life
Bruce Springsteen: Dancing In The Dark
Jimi Hendrix: Purple Haze
Simple Minds: Speed Your Love To Me
Siouxsie And The Banshees: Happy House
Derek And The Dominos: Layla
Joe Cocker: With A Little Help From My Friends.



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venerdì 18 maggio 2007 - ore 23:05


Love will come through
(categoria: " Musica e Canzoni ")


I Travis hanno da poco pubblicato il loro quinto album, The Boy With No Name, dopo ben quattro anni di assenza. Il pubblico li ha ben accolti: in Inghilterra il disco ha debuttato al quarto posto, qui in Italia è entrato in Top 20 ed è la terza nuova entrata più alta della settimana, dopo Dolores O’Riordan e "Volta" di Bjork. Eppure in molti, compreso il sottoscritto, li aspettavano al varco: dopo il grande successo di "The Man Who" e del successivo The Invisible Band, qualcosa si è incrinato con 12 Memories, disco piuttosto scialbo e con pochi episodi memorabili. La band scozzese, capitanata dal neo-papà Francis Healy, si mostra piuttosto in forma in questa nuova prova discografica; se da una parte non si avvertono grandi novità (lo stile dei Travis è ben noto: un brit-pop più raffinato della media, maliconico e mai fracassone) dall’altra le idee, seppur poche, sono buone e ben sviluppate. E ci mancherebbe: a produrre c’è come al solito Nigel Goldrich, con la collaborazione di due signori come Brian Eno e Mike Hedges (già con Cure, Siouxsie and the Banshees, gli U2, Dido, Beautiful South e Manic Street Preachers). In una canzone è ospite KT Tunstall, che un paio di estati fa ha spopolato con "Black Horse and the Cherry Tree".





Il primo video realizzato per promuovere il nuovo disco è Closer, inserito su Youtube dalla loro etichetta (Independiente) e nel cui cast troviamo Ben Stiller nei panni di un improbabile direttore di un supermarket. Più canzoni richiamano il passato: è facile infatti trovare similitudini tra l’incisiva Eyes Wide Open (un possibile nuovo singolo) e "Side" di The Invisible Band, così come tra la settima traccia, My Eyes, e "Flowers In The Window". Potrebbe funzionare anche Selfish Jean, che invece ricorda pezzi Motown come "You Can’t Hurry Love" di Diana Ross and the Supremes, ma può suonare come una rivisitazione più "gentile" di canzoni rock come "Town Called Malice" dei Jam di Paul Weller e "Lust For Life" di Iggy Pop. Molto bella anche la ballad One Night. Colder è un sicuro punto di forza della collezione, il brano più coldplayiano della raccolta; e non è un caso. Vale la pena ricordare, infatti, che il chitarrista Andy Dunlop ha partecipato insieme a due membri dei Coldplay, Will Champion e Guy Berryman, al disco solista di Magne Furuholmen degli a-ha "Past Present Future Tense".

L’edizione britannica, acquistabile su Play.com, contiene due bonus tracks nascoste, Sailing Away e l’ottima Perfect Heaven Space. In conclusione, dopo il passo falso di "12 Memories" (che comunque, va detto, ha più di un buon momento al suo interno) i ragazzi non si sono persi d’animo e sono riusciti a confezionare un disco solido, molto gradevole e più eterogeneo del solito. E’ lecito chiedere loro, però, di avere maggior coraggio: sarà per la prossima volta, intanto direi che per questa va più che bene così.






TRAVIS - CLOSER
I’ve had enough of this parade.
I’m thinking of the words to say.
We open up unfinished parts
Broken up, it’s so mellow.

And when I see you then
I know it will be next to me
And when I need you then
I know you will be there with me
I’ll never leave you...

Just need to get closer, closer,
Lean on me now,
Lean on me now,
Closer, closer,
Lean on me now,
Lean on me now.

Keep waking up without you here
Another day, another year
I seek the truth, we set apart
Thinking of a second chance.

And when I see you then
I know it will be next to me
And when I need you then
I know you will be there with me
I’ll never leave you...

Just need to get closer, closer,
Lean on me now,
Lean on me now,
Closer, closer,
Lean on me now,
Lean on me now (lean on me now).

Closer, closer... closer, closer.





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sabato 12 maggio 2007 - ore 19:28


Running in the family
(categoria: " Riflessioni ")


Un giorno avrò modo di scrivere, su questo blog, tutto il bene che penso di quest’uomo, degno erede dell’indimenticato Indro Montanelli, uno dei pochi giornalisti di razza rimasti oggi nel nostro Paese. Marco Travaglio, nel corso dell’ultima puntata di AnnoZero su Raidue, ha esposto una lettera a Camillo Ruini, in merito ai politici divorziati, separati o conviventi che oggi sfilano compatti in difesa della famiglia tradizionale al Family Day. Che non è, purtroppo, una semplice festa delle famiglie, in cui si valorizzeranno proposte concrete; non si collegheranno il calo delle nascite e le giovani coppie che non si sposano al lavoro sempre più precario. Nonostante i toni smorzati di oggi, in seguito alle dichiarazioni non certo ambigue di Savino Pezzotta (la manifestazione in Piazza San Giovanni è contraria ai DiCo, il disegno di legge presentato dai ministri Bindi e Pollastrini per le coppie di fatto, etero ed omosessuali) resta in me l’impressione che il Family Day sia un evento più clericale che laico, e che tende ad escludere invece che ad includere. Da laico, mi sento più vicino ai radicali, socialisti, liberali e repubblicani che festeggiano proprio oggi i trentatre anni dalla vittoria del referendum sul divorzio (cioè il "Coraggio Laico" in Piazza Navona). Mi chiedo perché, in Italia, non si possa da una parte sostenere la famiglia e dall’altra tutelare le coppie di fatto, come avviene in altri Paesi europei. Parlerò di diritti civili in un altro momento, intanto inoltro qui la lettera di Travaglio, che a dire il vero attinge parecchio da un altro articolo, apparso su Libero, il quotidiano (non certo "comunista") diretto da Vittorio Feltri.





"Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,
mi rivolgo a lei anche se la so da poco in pensione, anziché al suo successore card. Bagnasco, perché lei è un po’ l’Andreotti del Vaticano: ha accompagnato la vita politica e religiosa del nostro paese per molti decenni. Come lei ben sa, non c’è paese d’Europa che abbia avuto tanti capi del governo cattolici come l’Italia. Su 60 governi in 60 anni, 51 avevano come premier un cattolico e solo 9 un laico: 2 volte Spadolini, 2 Craxi, 2 Amato, 2 D’Alema, 1 Ciampi, che peraltro si dichiara cattolico. In 60 anni l’Italia è stata governata per 52 anni da un cattolico e per 8 da un laico. Se la DC e i suoi numerosi eredi avessero fatto per la famiglia tutto ciò che avevano promesso, oggi le famiglie italiane dormirebbero tra due guanciali. Sa invece qual è il risultato? Che l’Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pil, 5 punti in meno che nel resto d’Europa a 15, quella infestata di massoni, mangiapreti, satanisti e - per dirla con Tremaglia - culattoni. Se poi andiamo a vedere quanti fondi vanno alle famiglie e all’infanzia nei paesi che non hanno avuto la fortuna di avere in casa Dc e Vaticano, scopriamo altri dati interessanti. L’Italia è penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell’Europa, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell’Irlanda. Noi diamo alla famiglia l’1,1% del Pil: meno della metà della media europea (2,4). Sarà un caso, ma noi siamo in coda in Europa per tasso di natalità: la Francia ha il record con due figli per donna, la media europea è 1,5, quella italiana 1,3. E il resto d’Europa ha i Pacs, noi no: pare che riconoscere i diritti alle coppie di fatto non impedisca le politiche per la famiglia, anzi. Lei che ne dice? Lei sa, poi, che per sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in Europa. La media Ue è il 6%. La Spagna del terribile Zapatero spende il 12,5. I disoccupati che ricevono un sussidio in Italia sono il 17%, contro il 71 della Francia, l’80 della Germania, l’84 dell’Austria, il 92 del Belgio, il 93 dell’Irlanda, il 95 dell’Olanda, il 100% del Regno Unito. E per i giovani è ancora peggio: sotto 25 anni, da noi, riceve il sussidio solo lo 0,65%; in Francia il 43, in Belgio il 51, in Danimarca il 53, nel Regno Unito il 57. Poi c’è la casa. Anche lì siamo penultimi: solo lo 0,06% della spesa sociale va in politiche abitative (la media Ue è il 2%, il Regno Unito è al 5,5). Se in Italia i figli stanno meglio che nel resto del mondo, anche perché sono pochissimi, per i servizi alle madri siamo solo al 19° posto.





Forse, Eminenza, visto il rendimento dei politici cattolici o sedicenti tali, avete sempre puntato sui cavalli sbagliati. O forse, se aveste dedicato un decimo delle energie spese per combattere i Dico e i gay a raccomandare qualche misura concreta per la famiglia, non saremmo i fanalini di coda dell’Europa: perché i nostri politici le promesse fatte agli elettori non le mantengono, ma quelle a voi le mantengono eccome. Sono proprio sacre.

Ora speriamo che il Family Day faccia il miracolo. A questo proposito, vorrei mettere una buona parola per evitare inutili imbarazzi. Come lei sa, hanno aderito all’iniziativa moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa. Le cito qualche altro esempio da un bell’articolo di Barbara Romano su Libero. Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la "sacra famiglia". Umberto Bossi: due mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l’altra davanti al druido. Poi c’è l’Unione democratico cristiana, l’Udc, piena di separati e divorziati. Divorziato Pierferdinando Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra.





Divorziati l’ex segretario Marco Follini (Italia di Mezzo) e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D’Onofrio ha avuto l’annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L’onorevole Raisi ha detto: "Io vivo un pacs". Altro "pacs" inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli è divorziato e risposato con l’ex assistente. Adolfo Urso è separato. L’unico big in regola è Gianni Alemanno: si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, in seguito ha convissuto a lungo.

E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere (che si è unito con la seconda moglie Veronica Lario prima di ottenere il divorzio da Carla Dall’Oglio, madre di Marina e Piersilvio; è stato persino bigamo, ndr) sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone. L’altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: "e non è finita qui", minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e diverse convivenze. Divorziati anche Cesare Previti, Adornato, Vegas, Boniver.





Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs. Sono risposati pure Malan, D’Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato. Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l’idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal ‘93 l’assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non vorrei che qualche "Onorevole Pacs" disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d’imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari non oltre il numero di tre. Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l’iniziativa Multifamily Day." (M.T.)


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domenica 29 aprile 2007 - ore 23:17


Darling, it’s a life of surprises
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Due anni fa scrissi un post riguardante Steve McQueen, secondo album dei Prefab Sprout. Con opportune modifiche e senza troppe lungaggini, è stato quasi interamente riproposto nella recensione che Rockol ha appena pubblicato. E’ appena uscita infatti una nuova versione rimasterizzata in digitale da Thomas Dolby, già produttore del disco nel 1985. La confezione digipack, il libretto ben curato e un bonus cd con 8 nuovi remakes acustici fanno sì che, stavolta, ci sia più di un motivo per riscoprire queste undici canzoni e il talento di Patrick "Paddy" McAloon, del quale non si avevano notizie da almeno quattro anni. Il debutto della band di Newcastle risale a 25 anni fa, con il buon singolo "Lions In My Own Garden (Exit Someone)".

Il grande pubblico si accorge dell’ex seminarista e benzinaio McAloon con l’uscita dell’album "Swoon" (Songs Written Out Of Necessity)", ricco di idee ma con una produzione scarna che non sempre valorizza le canzoni; già si fa comunque notare qualche piccolo gioiello ("Cruel"). Va molto meglio con il secondo capitolo della loro storia discografica, che si ritrova a competere nelle charts di vendita con "Born In The U.S.A." del peso massimo Bruce Springsteen. Grazie anche alla loro apparizione al Festival di Sanremo, nel 1985 riescono a piazzare i singoli "Appetite" e "When Love Breaks Down" in classifica anche in Italia; avrebbero già un terzo album pronto, "Protest Songs", ma la CBS lo rinvia per sfruttare ancora un po’ il buon successo di "Steve McQueen". "From Langley Park To Memphis" del 1988 ha il suono di una band scesa a compromessi, più plasticoso e meno sincero, nonostante due ospiti di superlusso come Pete Townshend degli Who e Stevie Wonder.




L’edizione statunitense si intitola "Two Wheels Good".



Secondo alcuni, "Steve McQueen" resta finora il miglior album che i Prefab Sprout abbiano pubblicato. Altri sono dell’idea che sia invece l’ambizioso "Jordan: The Comeback" del 1990 lo zenith della loro produzione. Un lungo concept album che parte da Atlantide e arriva ad Harlem, passando per Elvis Presley e Jesse James, che ottiene una nomination ai Brit Awards. Nel 1992 è la volta di una raccolta di successi e, dopo ben cinque anni di silenzio, esce l’ottimo "Andromeda Heights". Nel frattempo Patrick McAloon conosce la sua attuale moglie in un negozio di dischi e il batterista Neil Conti abbandona il gruppo per seguire i Deep Forest. L’album non è però supportato a dovere dalla Sony, evidentemente troppo impegnata con la promozione di Celine Dion (è l’anno del kolossal "Titanic") e Ricky Martin. Dopo l’uscita del doppio best "38 Carat Collection" (c’è anche "Where The Heart Is", inedita sigla di una serie tv britannica) fa seguito una tournée...

L’ultimo loro album è uscito nel 2001 e ha segnato il passaggio alla EMI Liberty. "The Gunman And Other Stories", prodotto da Tony Visconti (già al lavoro con David Bowie, i T. Rex di Marc Bolan e gli Sparks) è immerso in un insolito clima Country and Western quasi cinematografico, con canzoni scritte da Patrick McAloon per altri artisti, come Cher e Jimmy Nail. Troppo intellettuali per competere con i Duran Duran, per nulla propensi alla vita mondana, gli Sprouts non sono però rimasti inchiodati negli anni Ottanta; McAloon non sarà l’uomo più modesto e simpatico del mondo - dieci anni prima di Noel Gallagher, si autoproclamò il miglior compositore del pianeta nel corso di un’intervista - ma il suo è un songwriting raffinato e senza tempo. Come nel caso degli Smiths, o degli epigoni Belle and Sebastian, le sue migliori canzoni funzionerebbero nel 1965 così come nel 2027. Giusto in tempo per festeggiare la Legacy Edition, che potrebbe dare il via ad una serie di ristampe e ad un futuro cofanetto, il sito www.prefabsprout.net si arricchisce di foto, testi, forum, b-sides e rarità da scaricare liberamente.






PREFAB SPROUT - WHEN LOVE BREAKS DOWN
My love and I, we work well together
But often we’re apart
Absence makes the heart lose weight, yeah,
Till love breaks down, love breaks down

Oh my, oh my, have you seen the weather
The sweet september rain
Rain on me like no other
Until I drown, until I drown

When love breaks down
The things you do
To stop the truth from hurting you

When love breaks down
The lies we tell,
They only serve to fool ourselves,
When love breaks down
The things you do
To stop the truth from hurting you

When love breaks down
The things you do
To stop the truth from hurting you
When love breaks down,
Love breaks down

My love and I, we are boxing clever
She’ll never crowd me out
Fall be free as old confetti
And paint the town, paint the town

When love breaks down
The things you do
To stop the truth from hurting you
When love breaks down

The lies we tell,
They only serve to fool ourselves,
When love breaks down
The things you do
To stop the truth from hurting you
When love breaks down
You join the wrecks
Who leave their hearts for easy sex

When love breaks down
When love breaks down





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venerdì 6 aprile 2007 - ore 20:08


C’è una luce che non si spegne
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Anche nel 2007 ci può capitare di leggere sui giornali una notizia come quella dell’adolescente che si è tolto la vita a Torino. Molti gli editoriali, ma anche i blog che hanno fatto trasparire la rabbia per quanto è accaduto; al di là dell’appartenenza politica e del credo religioso, ritengo che quanto è successo al giovane Matteo debba far pensare, ed essere un’occasione per un serio esame di coscienza per tutti noi. Per i figli senza valori, che non conoscono cosa sia il rispetto verso gli altri. Per i genitori che sono, nella migliore delle ipotesi, assenti. La morte del ragazzo dovrebbe far riflettere anche alcuni nostri politici, di entrambi gli schieramenti - anche se ritenere che un branco di bulli senza cervello deridesse un compagno, uno studente modello sospettato di essere omosessuale, perché in qualche modo legittimati dalle dichiarazioni di tristissimi personaggi come Paola Binetti della Margherita e Roberto Calderoli della Lega Nord, dalle incaute esternazioni di Rosy Bindi, Clemente Mastella, Buttiglione, Luca Volontè e Giulio Andreotti (che qualcuno qui considera persino un modello...) o dalle prese di posizione del Papa o di Bagnasco, pensandoci bene, fa sorridere.

Li sopravvalutate, questi adolescenti: sicuri che siano interessati al mondo in cui vivono, che non accendano la TV se non per il Grande Fratello (il fatto che il ragazzino venisse apostrofato "Jonathan" la dice lunga sui loro "riferimenti culturali") o per collegarci la Playstation? Non so nemmeno se dare la colpa agli insegnanti, sempre poco attenti a quello che succede in classe - ne ho conosciuti certi che risponderebbero "beh, con due milioni di lire al mese devo mettermi a fare anche lo psicologo?" - e che negli ultimi tempi devono anche vedersela con i genitori che li aspettano sotto l’istituto in caso di voti troppo bassi. Collegandomi ad alcune osservazioni che ho letto - e che in sostanza mi vedono d’accordo - sono certo che questo bombardamento quotidiano a suon di DiCo e Family Day non sia che una delle tante cause - non la principale - di episodi come questo. Anche se, ovviamente, non facilita la cancellazione di pregiudizi così duri a morire.





Pochi però riflettono sul fatto che i ragazzini sanno essere spietati anche verso un compagno in sovrappeso, disabile, straniero (o del sud). Quindi il mio pensiero di oggi va a tutti i Matteo che, in una fase delicata e difficile come quella dell’adolescenza, non hanno sempre gli strumenti, o la forza per combattere l’ignoranza, la violenza e l’indifferenza che li circonda. Tutti dovremmo essere indignati. Ma non c’è più molto tempo da perdere: non servono i moralismi dei soliti "sepolcri imbiancati" (già me li vedo, questi compagni che lo offendevano, come se essere gay fosse una colpa, una devianza, una macchia, una vergogna, a "pregare" per lui), nuovi "casi", nuove bandiere, nuove icone, nuovi pretesti. Specie dopo che il prete, zio del ragazzo, arriva a dire che "non bisogna colpevolizzare nessuno, perchè nessuno è colpevole". Sarebbe stato infatti "troppo sensibile e delicato e fragile per questa società". Considerazioni che mi lasciano senza parole.

Mi è venuta subito in mente una canzone, che è tra le meno conosciute del vasto repertorio di Elton John e che ho pensato di condividere con chi segue questo mio spazio. Il brano risale all’inizio degli anni Ottanta, e il co-autore Tom Robinson (che ha scritto "Bully For You" con Peter Gabriel) ha inserito il videoclip, che altrimenti sarebbe introvabile, su YouTube.com. Dopo tante antologie superflue, la Universal Music potrebbe progettare una raccolta su più dvd con tutti i video del sessantenne cantautore di Pinner.






ELTON JOHN - ELTON’S SONG
Staring all alone
And your grace and style
Cut me to the bone
With your razor blade smile
Cynical and lean
I lie awake and dream about you
I love your gypsy hair
And dark brown eyes
Always unprepared
For your pointed replies
I watched you playing pool
It’s all around the school that I love you

If you only knew
What I’m going through
Time and again I get ashamed
To say your name
It’s hard to grin and bear
When you’re standing there
My lips are dry
I catch your eye
and look away

Sitting in my room
I’ve got it bad
Crying for the moon
They think I’m mad
They say it isn’t real
But I know what I feel
and I love you

But I would give my life
For a single night
beside you


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lunedì 26 marzo 2007 - ore 17:37


How you see the world
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ancora si aspettano risultati per il concorso per la borsa di studio, ma negli ultimi dieci giorni ci sono comunque stati due distinti avvenimenti che vale senza dubbio la pena segnalare. Chi si aspettava un post subito dopo il concerto di sabato scorso ha avuto invece a che fare con la mia pigrizia, ma recupero immediatamente. Eh sì: The Fly ha debuttato con la sua nuova band-tributo ai Coldplay, che prende nome da una delle tracce del secondo album della band di Chris Martin (Daylight per l’esattezza). Molti sono stati gli incontri fatti ad Este allo Zebbra Pub, a partire da Sabrina e la sua compagnia vicentina, Alessandro "Snap", il bassista con cui suonavo fino a prima di laurearmi (Andrea), Valeee e due vecchie conoscenze di Spritz (Bighina e Tunafish) con un loro amico che ho rivisto di recente sia quando lavoravo da MediaWorld che in occasione di un reading al Mel Bookstore. Tra i membri del gruppo c’è anche il batterista Plerik, che è stato anche coinvolto in un breve periodo transitorio della "mia" band precedente, che mi ha visto uscire dalla line-up perché volevo andare in direzione opposta. Un progetto, quello di staccarmi progressivamente dalle canzoni altrui (in ogni caso mai di un solo artista o gruppo) e provare a fare qualcosa di originale che non si è ancora concretizzato; chissà, forse avevano ragione loro, considerando che già è difficile uscire con le cover.

Andiamo avanti. Bello lo spettacolo, con alcuni video abbinati alle canzoni e una scaletta piuttosto equilibrata. Nelle loro scelte c’è molto materiale dall’ultimo "X&Y" (e non poteva essere altrimenti...) ma anche più di una canzone da intenditori, a partire da quella "How You See The World" che è comparsa finora solo nell’edizione giapponese del terzo disco e in una compilation benefica di artisti vari. L’emozione ha giocato qualche scherzo all’inizio, nelle prime esecuzioni gli strumenti hanno un po’ coperto la voce di Mattia, ma si sono tutti ripresi molto presto. E hanno le carte in regola per diventare una affermata realtà musicale della nostra regione, con una proposta accattivante e non scontata. In seguito ad una sovraesposizione alla musica dei Coldplay, devo ammettere di non averli ascoltati per mesi e mesi; non so perché, ma con i loro dischi mi succede sempre questo: mi entusiasmano all’inizio per poi stufarmi subito dopo. Ebbene, il giorno dopo il concerto dei Daylight ad Este ho rimesso nel lettore "A Rush Of Blood To The Head" e ho riascoltato alcune canzoni che non ricordavo affatto. Per seguirli in giro per i locali, i Daylight sono su Myspace e hanno un sito Web ufficiale, e sono sicuro che anche Plerik avviserà sulle future date sul suo blog, che potete trovare qui a destra tra quelli che seguo. Bravi, ragazzi!





E complimenti anche a mio nonno, che qualcuno ha conosciuto alla mia laurea poco più di un anno fa, che all’età di 75 anni si è laureato (con 110 e lode) in Scienze della formazione e dello sviluppo delle risorse umane all’Università Telematica Guglielmo Marconi, con una tesi di laurea dal titolo "Al di là del muro invalicabile del carcere minorile". Sono in possesso di una copia della tesi e avrò modo di leggerla nei prossimi due giorni; ci stava lavorando da un po’ e già quest’estate ero riuscito - prima che cancellassero del tutto i miei dati - a procurargli dei libri dall’Università di Padova. I prossimi post saranno dedicati alle ultime letture (vale a dire Travaglio e Rachid O., ma anche un ottimo libro di Fernando Fratarcangeli dedicato a Patty Pravo) e ai più recenti ascolti. Sono d’accordo con Mist sugli Arcade Fire, che hanno inciso un ottimo disco, che continua il discorso di "Funeral" del 2004 senza risultarne una copia sbiadita. Se prima erano evidenti le influenze new wave, dai Talking Heads a certe cose dei Joy Division, qui ci sono anche richiami a Bruce Springsteen in più di un brano. Una bella conferma anche il terzo CD del giovane Patrick Wolf, "The Magic Position", buono ma non eccelso "Pocket Symphony" degli Air, forse un po’ troppo malinconico il primo cd solista di Brett Anderson, ex Suede e Tears.

Non sono ancora riuscito a rintracciare nei negozi le nuove ristampe dei Depeche Mode con Super Audio CD e DVD, "Construction Time Again" e "Black Celebration", ma in compenso ho visto che la Rhino ha ristampato di nuovo tutti i dischi dei Doors, fatta eccezione ancora una volta per quelli incisi senza Jim Morrison, ovvero "Other Voices" e "Full Circle" (e c’è una nuova raccolta in più formati) remixati da Bruce Botnick. Il mese prossimo recensirò per il sito Rockol.it la Legacy Edition di "Steve McQueen" dei Prefab Sprout, disco del 1985 di cui già parlai tempo fa qui sul blog e che il 6 aprile sarà ripubblicato con 8 nuovi rifacimenti acustici - il che significa che i lati B dei singoli saranno forse reperibili in un futuro box antologico.


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lunedì 5 marzo 2007 - ore 00:04


Matti, schiavi d’amore, paranze e zumpappà
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Oh dunque, parliamo dei big di Sanremo. Credo che in molti siano rimasti stupiti dal piazzamento così alto di Piero Mazzocchetti, tenore pop spinto da Adriano Aragozzini e, pare, molto famoso in Germania. E’ tornato dunque il crossover pop lirico sul palco dell’Ariston dopo Andrea Bocelli (il più fortunato di tutti), Filippa Giordano e Alessandro Safina; le firme sono di lusso, Guido Morra e Maurizio Fabrizio. Il suo compact disc, che include in parte canzoni e in parte arie d’opera, è quello con la peggior copertina tra quelli festivalieri, e sono sicuro che tra non molto riempirà le ceste degli ipermercati, quelle con i cd a cinque euro. Uh, e che dire di Al Bano, arrivato al secondo posto? Meritava senz’altro di più la bellissima (lo dico seriamente) "E’ la mia vita" di undici anni fa. La sua nuova canzone, "Nel perdono", ha una musica che sembra familiare: più di qualche sito l’ha messa a confronto con "Hymn" degli Ultravox (della quale copia anche il testo). Il testo è di Vincenzo Incenzo e Renato Zero, non troppo ispirati. Sempre meglio della pacchianissima "Il mio concerto per te" sulle note di Tchaikovskij... e del suo inno dell’ospedale San Raffaele di Milano - non potrò mai ringraziare abbastanza Momo per avermela fatta conoscere - ma il cantante di Cellino San Marco continua a sprecare la sua gran voce.





Funzionerà di sicuro "La paranza", brano furbissimo di Daniele Silvestri, un po’ "La Cucaracha" e un po’ "Ma la notte no" di Renzo Arbore. Non male la ballad degli Stadio, anche se non è una nuova "Ballando al buio" né una nuova "Sorprendimi". Pino Mango ormai riscrive la stessa canzone da anni e anni: "Chissà se nevica" richiama fin troppo "La rondine" e altre canzoni incise subito dopo; i tempi di "Lei verrà" (ma anche di "Tu... sì" e "Dove vai") sono di sicuro lontani. Al contrario dell’amico Kajagoogoo, ho trovato deludente la quinta esibizione di Antonella Ruggiero da solista, spocchiosa e soporifera. Imbarazzante il duetto di Francesco e padre Roby Facchinetti, che però non è peggio di quello dei fratelli Bella. Spero che prima o poi non accettino più canzoni col solito giro Do Sol La minore Fa a Sanremo.

Must the show go on?
Probabilmente non può piacere a tutti, ma ho molto apprezzato "Luna in piena" di Nada, artista cui non ho mai dedicato troppa attenzione e di cui conosco giusto "Ma che freddo fa", "Cuore stanco" e "Amore disperato"; la canzone portata al Festival è in bilico tra PJ Harvey (che in comune con la Malanima ha una collaborazione con John Parish), Giovanni Lindo Ferretti e la new-wave aggiornata per il nuovo millennio. Nada non è la cantante più intonata che ci sia, su questo posso essere d’accordo, e mi aspettavo un contributo più sostanzioso da Cristina Donà, ma almeno ha quel "qualcosa" che la differenzia dagli altri suoi colleghi. C’è chi osa ancora dopo quasi quarant’anni di carriera, e non mi sembra poco. Chi invece ha guadagnato molto dal duetto è stata Amalia Grè, che qualche anno fa si era imposta con "Io cammino di notte da sola" e le cui performance negli scorsi giorni hanno regalato qualche stecca imperdonabile. "Miagola" troppo, per i miei gusti. A farle compagnia sul palco è arrivato Mario Biondi con la sua bella voce "black". Il suo cd sta riscuotendo un inatteso, meritatissimo successo.





Rispunta fuori Leda Battisti in veste spagnoleggiante, dopo Music Farm e molti anni di oblio. I Velvet, dei quali penso tutto il bene possibile, hanno portato una canzonetta facile facile e inferiore a "Dovevo dirti molte cose". La rivaluteremo con gli ascolti? Paolo Meneguzzi, che nel frattempo non ha più le borse sotto gli occhi, ha portato "Musica", una specie di b-side dei Chicago degli anni Ottanta tradotta in italiano. L’ha scritta lui con Rosario Di Bella, che pur incise delle cose degne di nota negli anni Novanta. Le qualità vocali degli Zero Assoluto richiamano la Viola Valentino degli anni d’oro, eppure vanno avanti (uno dei due è figlio di Maffucci), scrivono libri e fanno trasmissioni radiofoniche. E arrivano in alto in classifica. "Il terzo fuochista" di Tosca vuole rievocare Gabriella Ferri (e Tom Waits, forse?) e il risultato non è certo da buttare, anche se mi è sembrato forzato. Troppo enfatica l’interpretazione di Milva, anche se la canzone è valida; mi dicono che l’intero album sia di buon livello e attendo di ascoltare qualcosa di più.

Eppure sentire: meglio così
Johnny Dorelli è il Tony Bennett di casa nostra e la sua "Meglio così" è sì elegante, ma anche un po’ anonima. Raffazzonato lo pseudoinedito di Rino Gaetano cantato da Paolo Rossi, interessante invece il tema affrontato da Fabio Concato, anche se la canzone funziona più sulla carta. Da notare che del cantautore meneghino non è uscito solo un doppio CD ufficiale, "Oltre il giardino", in cui ricanta i suoi successi, ma anche un triplo CD antologico della Universal, con le versioni originali rimasterizzate. Tra gli ospiti italiani mi è piaciuta Elisa, anche se ormai fatico ad ascoltare il suo "Soundtrack" dopo averlo sentito fino alla nausea mentre lavoravo da MediaWorld. Mi aspettavo un’esecuzione migliore dagli Scissor Sisters. La vera gara inizia adesso: chi sarà in grado di entrare nelle classifiche di vendita? Per ora la suoneria più scaricata (già, perché si vendono più suonerie che dischi, al giorno d’oggi) è quella di Silvestri. Nota di demerito alla Warner Music, che ha sfruttato la partecipazione dei Bella, di Al Bano, di Milva e di Johnny Dorelli per lanciare sul mercato delle raccolte doppie di materiale di cui detiene i diritti, e alla Universal per aver inserito una canzone di Michelle Hunziker come "bonus track" della compilation. Dico, ma ce n’era bisogno?


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domenica 4 marzo 2007 - ore 21:08


Le rose di Sanremo
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Bene, anche questo Festival si è concluso, immancabili polemiche incluse; epperò c’è stata una bella differenza rispetto all’anno scorso. Sì. Negli ascolti, per esempio: Pippo Baudo può piacere o meno, ma ha dimostrato di essere una spanna sopra gli altri (in primis il deludente Panariello dell’anno scorso). In gara c’è stata persino qualche buona canzone, che continueremo ad ascoltare nelle prossime settimane (e "La Paranza" di Silvestri potrebbe fare la fine di "Andamento Lento" di Tullio De Piscopo, che da Sanremo è resistita nelle radio e nelle classifiche fino all’estate). Anche chi ha vinto, tutto sommato, lo meritava. Anche se il suo nuovo cd delude non poco, a parte due o tre episodi riusciti. Inizialmente pensavo di scrivere dei post su Sanremo spalmati nel corso della settimana, ma invece ho preferito ascoltare di nuovo tutti i pezzi prima di esprimere un’opinione, in modo da potermi distanziare, se necessario, da quanto è stato scritto nei giornali on line e nei blog dai critici musicali più conosciuti.

Si notano ancora una volta le anomalie della stampa di settore del nostro Paese: eh, adesso non si può neanche affermare che l’ex DJ Francesco Facchinetti farebbe meglio a lasciar perdere la musica e cambiar mestiere che subito qualcuno si offende, e ci sono Gianni e Marcella Bella di turno che si lamentano di una "giuria comunista" - il fatto che abbiano avuto la faccia tosta di portare in gara un brano scadente, trito e ritrito, scritto con un sempre più irriconoscibile Mogol - sempre se non fa scrivere i nuovi testi dagli allievi del CET - è un mero dettaglio. "Forever (per sempre)" è una ciofeca, nata già vecchia, nell’arrangiamento anni Ottanta, e puzza di scarto di Celentano da lontano un chilometro. Non mi sembra, tuttavia, che ci fossero schifezze al pari di quella di Povia dell’anno scorso, fatta forse eccezione per l’insegnante vicentino Patrizio Baù che è stato subito eliminato. Auguro a Simone Cristicchi di avere una lunga carriera davanti a sè, di non bruciarsi dopo la vittoria e di lavorare di più sulle musiche, che sembrano purtroppo tutte uguali. Ecco un bel video che ho trovato su Youtube, realizzato da tale Mr. Wonderful, sulle note della sua canzone. Da notare che la co-autrice del suo pezzo dell’anno scorso, "Che bella gente", si è fatta notare al Dopofestival di Piero Chiambretti; sto parlando di Simona Cipollone, in arte Momo, che si è esibita anche durante la finale con il suo rito propiziatorio diventato presto un tormentone ("Fondanela").





Le nuove proposte, tra impegno e canzonette
Vale la pena spendere qualche parola sui giovani (ai big sarà dedicato il prossimo post). Inutili i Piquadro, ex "Amici" di Maria De Filippi che si sono presentati con un look da locale gay di provincia e hanno cantato un brano che poteva essere di un Gigi D’Alessio qualsiasi (a proposito, come si è permesso il cantautore partenopeo più sopravvalutato di tutti i tempi di stuprare "Con il nastro rosa" di Lucio Battisti?) con uno strano accento alla Shel Shapiro. Un po’ ruffiano il pezzo impegnato di Fabrizio Moro, ma non credo ci sia da scandalizzarsi per la sua vittoria: anzi, attendo di ascoltare le altre canzoni del suo nuovo disco per vedere se oltre al fumo c’è anche dell’arrosto. Mi è piaciuta la milonga di Sara Galimberti, e mi ha colpito positivamente anche il veneto Stefano Centomo, anche se può sembrare una versione maschile di Dolcenera. Peccato per i padovani FSC: di certo non sono troppo originali, in quanto "Non piangere" sembra una versione italiana degli Snow Patrol. Tuttavia credo che li terrò d’occhio e d’orecchio, specie se li vedrò in giro nei locali del Veneto nel corso dei prossimi mesi (se non saranno troppo presi con la prossima tournée di Franco Battiato).

Romina Falconi? Una voce "alla Giorgia" con un pezzo ahimé dimenticabile. Pier Cortese, già conosciuto con il buon singolo "Souvenir", mi sembra pericolosamente somigliante a Niccolò Fabi. Le radio trasmettono spesso la canzone di Mariangela, nota ai più per uno stacchetto di Striscia La Notizia ed eliminata la prima sera. Davvero niente di che i Grandi Animali Marini col loro "Napoleone azzurro", mentre Marco Baroni potrebbe avere delle buone chance, se si affrancherà col tempo dalle influenze evidentissime di Cristiano De Andrè ed Enrico Ruggeri. Jasmine, la figlia di Stefania Rotolo protetta da Renato Zero, avrebbe un pezzo simpatico che strizza l’occhio ad una certa soul-dance degli anni Novanta (mi vengono in mente gli M People) penalizzato però dall’arrangiamento inadeguato di Fio Zanotti, che migliora su disco nonostante gli artefatti tipici dell’autotune sulla voce. Già: Jasmine canta malissimo. Non credo farà molta strada. Per la prima volta, comunque, mi è sembrato che in giro ci siano cantanti e canzoni di gran lunga peggiori di quelli arrivati al Festival. Qualche piccolo appunto: perché darli in pasto ad una giuria "di qualità" così incompetente, a parte forse la Surina e Maccarini? Quattro finalisti si sono esibiti ben dopo la mezzanotte.


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lunedì 26 febbraio 2007 - ore 23:25


Flowers in the dirt
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Eh sì, sembra che prima o poi io mi debba abituare alle attese. Così, il previsto soggiorno a Roma, sempre in veste di stagista, non sarebbe più tanto sicuro; essendomi laureato nel mese di novembre del 2005, posso partire solo entro maggio. Vista la lentezza di certa burocrazia, mi sono già guardato intorno e sono già alla ricerca di alternative. Per non ripetere lo stesso errore, ogni novità sarà comunicata solo quando ne avrò la certezza matematica. Comunque, nonostante il mio stato d’animo, non ho perso poi tanto tempo: sono a casa da un solo mese e già ho sostenuto dei colloqui. Mi sono tolto anche qualche sfizio: due settimane dopo Marco Travaglio, ho visto tal Rachid O. - uno scrittore franco-marocchino - al MelBookstore di Padova in occasione del lancio del suo nuovo libro. Mi sono occupato stranamente poco di musica, per due mesi, anche perché gran parte delle novità che mi interessano sono di prossima pubblicazione. Dieci giorni fa, a Montegrotto, mi sono lasciato impressionare da un figlio d’arte italiano, finalmente con del talento: parlo di Giovanni Baglioni, figlio di Claudio cui è stata dedicata, al tempo, la canzone "Avrai". Il giovane chitarrista si è esibito con la Venice Light Orchestra di Sebastiano Vianello e Paolo Pesce, e il brano di Michael Hedges che ha eseguito è la cosa che più ricordo dell’intero concerto. Resto invece piuttosto scettico sulla qualità del repertorio dei due ex membri dei Rondò Veneziano - solo "La Serenissima" è stata ripescata tra i successi del maestro Reverberi.





Ho visto che quest’anno Beat Shop mi ha battuto sul tempo con una buona analisi del Festival di Sanremo che avrà inizio domani. Non so veramente cosa aspettarmi, a parte la presenza di Michelle Hunziker (chi sperava che in Italia il suo disco non sarebbe mai arrivato, deve ricredersi leggendo quale sarà la bonus track di una delle due compilation della kermesse) e qualche artista fuori tempo massimo. I nomi da tenere d’occhio ci sono: i Velvet ad esempio avevano una buona canzone in gara due anni fa; Mango, anche se a mio avviso si sta ripetendo un po’ troppo negli ultimi tempi, difficilmente porterà una porcheria a Sanremo. Antonella Ruggiero è una grande interprete, c’è Cristina Donà tra gli ospiti (canterà infatti con Nada). Mi incuriosiscono anche gli Stadio e Daniele Silvestri, mentre Mogol delude di nuovo con un testo agghiacciante: dopo "Essere una donna" di Anna Tatangelo e "Musica e speranza" di Finizio e i ragazzi di Scampia, quest’anno ha firmato il brano dei fratelli Marcella e Gianni Bella, di cui faremmo volentieri a meno. Attendo di sapere chi è il "critico musicale" che avrebbe accostato gli Zeroassoluto a Nick Drake: purtroppo non è uno scherzo. Spero non sia lo stesso che ha paragonato "l’intensità" di Gigi D’Alessio a quella di Aznavour. Anche Albano Carrisi non si smentisce, e canterà un pezzo (religioso?) di Renato Zero, Vincenzo Incenzo e suo figlio Yari, che con un’interpretazione sopra le righe rischia di diventare un’altra perla del trash italico. Spero di non addormentarmi durante l’esecuzione di Johnny Dorelli - qui il commento della Gialappa’s su Radiodue mi darà forse una mano - e di trovare qualche "nuova proposta" dignitosa. Almeno quest’anno ci saranno ospiti esteri che hanno a che fare con la musica, tra cui gli Scissor Sisters, Norah Jones, John Legend, i Take That e il giovane ed incredibilmente "overhyped" Mika, il cui album "Life in Cartoon Motion" a dire il vero non mi convince neanche un po’. Pare che alcune canzoni siano già in giro su eMule: un provino dei Grandi Animali Marini è già finito in rete, così come la canzone del già citato Dorelli... Anche la canzone inedita di Rino Gaetano, che sarà portata sul palco dell’Ariston da Paolo Rossi, sarebbe già stata eseguita in pubblico da qualcun altro. Potrebbe esserci qualche riflessione nel corso della settimana, e non so se Tobor e mr.KillerCoke si uniranno nell’ardua impresa. Se ci siete, battete un colpo!


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