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HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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sabato 19 ottobre 2013 - ore 19:01


E’ finita
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Volevo solo dirvi che è tutto finito.
Il blog.
E non solo.

Tutto finito.



Gli addii non mi sono mai piaciuti.
Arrivederci.

Al blog.
E non solo.




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domenica 21 luglio 2013 - ore 12:47


Piantismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io ho un problema, e si chiama pollice nero.
No, non ho sbattuto l’alluce sullo spigolo della porta.
Io uccido le piante.

VEDO LE PIANTE MORTE. (cit.)

Qualsiasi vegetale con radici lasciato nelle mie mani ha il destino segnato. Mi muoiono i bulbi (li ho fatti marcire). Mi muoiono i gerani. Mi muoiono le piante coi fiori. Mi muoiono perfino le piante grasse. Vivadio, le piante grasse non hanno bisogno di niente, neanche dell’acqua a momenti - gliene basta poca, si arrangiano, sono le migliori, io le adoro le piante grasse. Mia madre mi ha regalato delle piante grasse perché si vergogna che sua figlia abbia solo piante finte in casa e io ho fatto morire anche quelle.
Mia madre fa crescere girasoli al polo, se solo si impegna.
Io faccio morire la gramigna.
Mi farò assumere come sicario di piante. Il vicino non taglia la siepe? Arrivo io e i problemi non ci sono più.

La cosa divertente è che tengo in soggiorno un vasetto con una piantina secca da due anni. Mi serve da promemoria: quella è la fine che fanno le piante vere che mi vengono messe in mano.

C’è stato solo LUI nella mia vita a darmi soddisfazione. Io e LUI eravamo una coppia perfetta. Purtroppo è stato un amore estivo, durato il tempo di amarsi alla follia e tornare, poi, ognuno alla sua noiosa quotidianità a settembre.
Quando vivevo da sola a Fiera avevo un basilico bellissimo, si chiamava Evàristo, con l’accento sulla A.



Evàristo sul piano cucina



Primo piano di Evàristo

Gli parlavo moltissimo, ci facevamo lunghe chiacchierate. Gli cantavo le canzoni. Lui stava sempre lì, tutti i giorni, a riempirmi con la sua bellezza. Mi facevo perfino scrupolo a prendergli una foglia per farmi la pasta da quanto era bello. E gli volevo bene. Era Evàristo.
Poi, come vi ho anticipato, è arrivato il momento dell’addio. Lo sapevamo entrambi che sarebbe successo, eravamo preparati. Ma lui è stato il solo e ultimo.

Da lì, qualsiasi pianta nelle mie mani è morta. Non lo dico così per dire, o generalizzando, o per fare la buffona come al solito. Ogni pianta è morta, davvero. E oggi ho una nuova vittima sulla coscienza.
C’era un basilico che stava bene, era in forze, vigoroso, verdissimo. Foglie grandi e lucide. Poi sono arrivata io. Dovevo occuparmene per soli dieci giorni. Non era un compito gravoso.

MI E’ MORTO IN UNA SETTIMANA.



Il basilico dopo 6 giorni con me



Il basilico dopo 9 giorni con me

Credo non serva aggiungere altro. Mi sento in colpa, e io odio sentirmi in colpa. Gli amici mi dicono che non è colpa mia, che il vaso era troppo piccolo, che posso ancora salvarlo. Ma non credo di farcela. Ormai vedo lì quel cadavere e ripenso che il mio pollice nero ha colpito ancora.

PS che non c’entra: ieri sera ho passato una bellissima serata in un’osteria marcia e a casa di amici a cantare canzoni. Serata che si è chiusa alle quattro e mezza con il vicino che dalla finestra di fronte grida "La smettiamo di fare casino?". E l’unica cosa che ci è venuta in mente è stata: "Ma è italiano o straniero?", confrontando le nostre teorie secondo le quali era slavo o russo (C e S) o italiano (io e M).
Oggi sono un catorcio ma ho fatto le pulizie lo stesso. E ho anche dato da bere all’erba. Prima che mi muoia pure quella. Adios.


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mercoledì 10 luglio 2013 - ore 08:24


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non parlo da sola, e non parlo con una persona inesistente; parlo con me stessa.
Sono cose totalmente diverse.

Parlare da soli è divertente, ma dopo un po’ la mancanza di un interlocutore pesa. Parlare con qualcuno che non è fisicamente presente diventa alienante, alla lunga, perché finisce che ci si accontenta di un’assenza. Parlare con sé stessi invece è illuminante, prezioso e utile.



Per questo faccio spesso impegnative conversazioni con me stessa: per analizzare in modo più completo i pensieri che faccio - e che spesso non condivido. Valutarli in stretta collaborazione con un’altra me che mi mette in difficoltà serve a fare chiarezza.
Poi, se qualcuno ritiene che sia meglio andare da uno psicanalista, o tenersi dentro tutti i problemi, o lasciarli lì e aspettare che passino, o piangere di notte perché c’è qualcosa che non va e non puoi parlarne con nessuno... Beh, ognuno affronta la vita come gli pare e piace.

Quando ho spiegato questa cosa ad Andrea ha detto che sono buffa.
Ma mi trova simpatica.
Sono buffa e simpatica. La storia della mia vita.

Piccolo appunto: Stamattina alle 7.20 sono andata a camminare dopo dieci giorni di totale inattività aerobica (non posso più andare in giro in bici, ndr). E’ stato bello, devo ammettere. Quando sono rientrata, dopo mezz’ora di camminata veloce per il paese, avevo le gambe che sformicolavano. Come se si fossero ricordate di esistere.
E soprattutto mi sentirò meno in colpa a mangiare qualcosa oggi, dato che non ho più modo di sfogare la mia passione per il cibo con i quaranta minuti di bicicletta che mi potevo regalare fino a prima.
Ma tanto dura poco, e in un attimo tornerò al punto di partenza.
Purtroppo.

Torna, non ne posso più

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domenica 30 giugno 2013 - ore 14:24


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo un’illuminante conversazione/chat con il mio medico di fiducia, dai tratti destabilizzanti ed esilaranti, ho deciso di non prendere l’antibiotico in via preventiva come avevo inizialmente scelto di fare. Mi ha fermata appena in tempo, e solo perché su google non avevo trovato le risposte che cercavo. Gli è andata bene.


- Non mi sento molto bene, ti ricordi qualche estate fa? Ecco, mi fa male quella parte lì, e devo impedire al mio corpo di ammalarsi. Posso prendere un antibiotico in via preventiva? Ne ho uno perfetto.
- L’antibiotico va preso solo se è confermata la diagnosi, non a caso, non funziona a priori.
- E allora cosa faccio? Aiutami.
- Ma perché dovresti ammalarti?
- Perché mi fa un po’ male la zona della schiena.
- Al limite sarà un raffreddamento, se si raffredda una parte non si ammala l’organo più vicino, prendi un antinfiammatorio al limite.
- Tipo?
- Tipo un’aspirina
- Ok, quante al giorno?
- Una. Ma solo se il dolore non passa.
- Io ho brufen ibuprofene ketodol e lansox
- E tutta sta roba ce l’hai a casa? Dove abiti, da Patelli?
- Sono avanzi di malattie.
- Va bene anche il brufen.
- Ho trovato anche l’aspirina, magari faccio uno e uno, alterno. Tranquillo non mescolo alcolici, sono coscienziosa.
- Basta un farmaco solo, non è un cocktail!
- Uffa, tu non mi segui.
- Ti porterò una review sull’argomento.
- Chiederò un altro consulto, tu mi tarpi le ali, avevo avuto un’idea bellissima, prendere l’antibiotico prima è geniale.
- Quando le persone mi chiederanno ancora perché preferisco la carriera molecolare alla clinica mostrerò questa conversazione. Sei una tremenda via di mezzo fra Italo e Steven, i peggiori pazienti che un clinico possa incontrare.
- Guarda che prima di chiedere a te avevo cercato su Google, per non disturbare.
- Non prendere antibiotici senza conferma di infezione! Altrimenti uccidi solo i batteri non patogeni e selezioni quelli più resistenti. E non cercare su Google!
- E allora come facevo l’altra volta a sapere che non avevo un tumore al cervello? L’ho trovato su Google.
- Google serve a leggere le news la mattina, non per le diagnosi! Cerca su Google “malato immaginario” di Moliere.
- Tu mi deridi.
- Certo.
- Ma posso prendere un’aspirina tutte le mattine allora?
- Meglio dopo i pasti, a stomaco pieno.
- Mi tiene lontana dalle malattie? O faccio a giorni alternati col brufen, per cambiare.
- Non ti tiene lontana dalle malattie, anzi. Se hai avuto la gastrite l’aspirina dovresti lasciarla in armadietto.
- Ma me l’hai detto tu di prendere l’aspirina!
- Ma solo in caso di necessità!
- Ma io devo PREVENIRE!!!
- Sì, ma una se serve, non al posto del cappuccino!
- Tu non capisci le mie difficoltà, non posso ammalarmi.
- La prevenzione non è farmacologica, non la primaria almeno. E le ho capite eccome.
- Allora facci una ricerca per la tesi, il farmaco per non ammalarsi. Ti daranno un voto altissimo.
- Si chiama non fumare e non mangiare porcherie, e fai sport. Niente biscotti post cena o soppressa pre cena.
- Ma vuoi uccidermi?
- Smetti di fumare e starai meglio.
- Ma non c’entra coi reni.
- In effetti no. Va a correre, fa nuoto, voga!
- Adesso decido quale dei tuoi consigli seguire, grazie.
- Sì, decidi mangiando un muffin ripieno di gorgonzola.


Passano gli anni, ma restiamo sempre uguali.
Sempre. Ed è il bello di queste cose. Ci capiamo al volo, ancora. Nonostante tutto siamo qui.

Inoltre, a seguito di ulteriori approfondimenti, ho scoperto che quelli non erano i reni. Forse dovevo essere più precisa con la descrizione del mio dolore. E non dire "reni" se non era "reni", per esempio.


(La mia riserva personale di medicinali, una collezione)

E insomma. Domani si comincia.




Sono agitatissima. Possibilità di vomito nevrotico incontrollato e sbalzi di calore: altissima. Possibilità di perdita del controllo degli arti superiori e inferiori: alta. Possibilità di pianto nei momenti di non visibilità: dato incalcolabile.

Prendiamola come viene.

E sarò da sola.

In una scala di importanza io sono al gradino zero. Praticamente devo ancora far piegare il ginocchio. Mi piacerebbe un giorno sentirmi importante. Come se esserci fosse bello, come se contassi qualcosa, come se la mia presenza fosse significativa. Come se la mia assenza fosse dolorosa. Invece riempio buchi.

Il lavoro, alla fine, è una metafora della vita.



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lunedì 17 giugno 2013 - ore 21:04


...e
(categoria: " Vita Quotidiana ")


... e quel preciso momento, nella vita di una donna, in cui finalmente sai esattamente cosa vuoi, e il desiderio cresce, cresce, cresce... E ti alzi dalla sedia, e cammini timorosa ma emozionata, sicura e felice, finché ti rendi conto che è tutto finito. E ti mancano le forze, e vorresti urlare, gridare, imprecare. Alzi gli occhi al cielo e ti chiedi come cavolo hai fatto a non accorgerti che era finita la maionese.



Quante cose vorrei dire.
Ho un nodo in gola.

E pensa che sia una maledizione
Sentirsi addosso le ali e non poter volare.


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giovedì 13 giugno 2013 - ore 21:03


Nemicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io ho una nemica, un’acerrima nemica, che mi tratta sempre malissimo - e lo so che o fa apposta. Mi fa i tracobetti, mi chiede di fare una cosa e quando l’ho fatta mi dice "ma io non intendevo quello", cercando di scalfire la mia già logorata autostima e la mia risibile considerazione di me. Oltretutto, credo lo faccia con un certo sadismo, e questo non aiuta la sua/mia situazione.
Vuole solo mettermi in difficoltà, le piace vedere come mi arrampico sugli specchi per non contraddirla (è anche un po’ nevrotica ed è meglio non farla arrabbiare, una volta mi ha detto "tu non sei nessuno" e io non ho nemmeno avuto il coraggio di ribattere). Lei lo sa che se mi dicesse "prima di fare la fotocopia gira due volte su te stessa" io sarei così terrorizzata che lo farei. Davvero, lo farei. Solo per accontentarla e non dover sentire ancora quella voce.

Riesce ad essere così fastidiosa che per farla smettere di parlare mi prendo la colpa di cose sbagliate che mi dice lei. Lo faccio, sul serio.

Che poi, forse davvero siamo semplicemente e antropologicamente incompatibili perché viene sempre fuori casino quando siamo io e lei. "Silvia, questi problemi li ho sempre con te" mi dice. Oppure "Silvia, tutti me l’hanno mandato in tempo manchi sempre solo tu". Sembra impossibile eppure è così, ogni volta.
Lei chiede come se tutto fosse facilissimo.
Alle due del pomeriggio però faccio fatica a trovare un posto in cui mi facciano la scansione di un documento. Devo prendere la macchina, cercare, e soprattutto aspettare che aprano. E lei sbuffa.
Sbuffa sempre.
E mi tratta con sufficienza.

Odio il suo timbro di voce, il suo tono, i termini che usa. Odio tutto.



Fra un po’, per una ventina di giorni mi vedrà ogni mattina. Ogni benedetta mattina. La aspetto al varco.
Credo che potrebbe essere divertente. O utile. Potrebbe iniziare a considerarmi un essere umano.

Vabbè, la foto di oggi è questa



Il vento del cambiamento è anche potersi sedere sui gradini dell’ingresso sul cortile senza la paura che vengano a farti sloggiare. Accattoni forever and ever.



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martedì 11 giugno 2013 - ore 21:49


Gambismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lunedì elettorale (terzo lunedì elettorale in tre mesi) e credevo di morire. È andato discretamente bene rispetto alle altre volte, mi ritengo moderatamente soddisfatta del risultato. Se non altro so che fino all’anno prossimo mi lasciano in pace, perché dubito che qualche irresponsabile faccia cadere il governo procurandomi una crisi isterica irrimediabile sotto il profilo sanitario. Mi sono goduta la giornata elettorale e il risultato del giorno dopo, con una telefonata inaspettata che mi ha per qualche secondo illuminata di gioia.

MA. In ogni mia storia c’è un ma.
Il mio lunedì elettorale ha dato segni di squilibrio. Ero lì tutta garrula e gioiosa che facevo foto per la diretta twitter e mi sono trovata in una situazione molto divertente, con giovani scapestrati lanciati in balli e canti liberatori sotto palazzo dei Trecento, riempivano la piazza. E vuoi non fargli una foto? Senza pensarci due volte mi sono arrampicata su un cilindrone di marmo dal quale scattare quel che si chiama una testimonianza live, da mandare al giornale. Ci metto su il piede destro e faccio forza per salire.



Ecco, sono quei tondi lì, per capirci.

SOLO CHE. In molte delle mie storie c’è un solo che. Solo che avevo la borsa carica di roba da una parte (acqua, sciarpa, maglioncino per il freddo, blocco per appunti ecc.) e la borsa col computer dall’altra (e cavi, e caricabatterie del telefono, per non farmi mancare niente). E ho perso l’equilibrio. E la gamba sinistra nella caduta, ha fragorosamente colpito lo spigolo.

Ecco, dovete immaginare una cosa tipo quelli che spezzano gli spaghetti quando li cucinano. No? Ecco, la mia gamba era lo spaghetto, e l’orrore era lo stesso.
Non mi viene in mente un movimento naturale di qualcosa che sbatte su uno spigolo e si spezza, mi venivano solo gli spaghetti. Scusatemi, non mi viene proprio. Aspettate, che vi spiego meglio così.



Questa era la mia gamba ieri. Vi assicuro, è un dolore che non auguro a nessuno. Oggi non metto foto perché mi vergogno - che poi, mannaggia, proprio adesso che arriva la bella stagione e mi devo mettere le gonne a pois e i vestiti a fiori ho un bozzo sulla tibia. Un po’ sta migliorando, devo ammettere. Sto facendo la crosta, riesco ad appoggiare tutta la pianta del piede a terra e alle sei circa ho smesso di zoppicare. Resta brutto da vedere eh. Ma ho smesso di zopp... Avevo.

Beh, prima per muovermi dalla sedia a cui ero ancorata dalle due di pomeriggio mi sono alzata per andare a chiudere i balconi. Ho fatto le scale, sono entrata in camera, ho chiuso i balconi e mi sono girata per uscire. Solo che con le finestre aperte un barlume entrava. E ho sbattuto sul letto. Con la gamba ferita. Sopra la ferita.
Un paio di saltelli al buio, rischiando di cadere pure per terra considerata la mia agilità. E poi basta. Che non ne vale neanche la pena. Se non bestemmio oggi, guarda.

E quando sono arrabbiata, quello che voglio fare è arrabbiarmi ancora di più. Motivo per il quale non ho intenzione di metterci del ghiaccio, né disinfettare di nuovo la ferita, né metterci la garza o il cerotto. Niente. Resta lì, a dimostrare a me e al mondo quanto sono imbecille. Anzi, se fossi davvero coerente con il mio modo di pensare dovrei passarci sopra la pietra pomice. Così, per sfregio.
Certe cose dovrebbero essere per noi un insegnamento. Adesso zoppico di nuovo perché mi fa un male cane.


Il 2013 mi sta sorprendendo.
A tratti (molti) negativamente.
A tratti (alcuni) positivamente.
Fra un paio di mesi vi faccio il primo sunto e vediamo se la bilancia pende più da una parte o dall’altra. Ho i miei bravi dubbi che cambi qualcosa.



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lunedì 3 giugno 2013 - ore 15:08


Scarpismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ovvero

Il buongusto vi seppellirà

Nel giro di un week end mi sono imbattuta in questi due pessimi esempi di stile. Uno dice: tu non dovresti neanche parlare, ti vesti come un’adolescente che va a scuola senza guardarsi prima allo specchio, e comunque le adolescenti la sera sono lo stesso più fighe di te. Ok, accetto. Ma consentitemi di dire che c’è modo e modo di vestirsi da donna e di portare i tacchi.
E almeno due di questi modi sono profondamente sbagliati.

FOTO 1


Domenica mattina, manifestazione enogastronomica. Contesto: divertente e informale. Condizioni meteo favorevoli: poco nuvoloso, temperature sotto la media, terreno asciutto.
VOTO 6 PER IL CORAGGIO


FOTO 2



Sabato mattina, inaugurazione di una fabbrica. Contesto: formale, professionale, istituzionale. Condizioni meteo favorevoli: sole, temperature in media stagionale, terreno asciutto.
VOTO 3 PER L’INCORAGGIAMENTO

Vorrei tenere un blog di moda e di lifestyle, ma fotografare la gente di nascosto non fa per me. Ho sempre paura di farmi beccare. E di prendere un sacco di parole.
E queste?, direte voi. No, non potevo non portarne testimonianza. Era troppo gustosa, la polemica, per lasciarla lì, silenziosa.

Nel primo caso vanno considerati la giovane età della proprietaria delle scarpe e il suo intento di essere originale. Apprezzo l’idea, ma credo che sarebbe stato meglio lasciarla rimanere un’idea - e non spendere dei soldi, per esempio. La realizzazione è peggio di come chiunque avrebbe potuto immaginare queste scarpe. Il resto dell’abbigliamento comunque non aveva grossi difetti.

Nel secondo caso invece credo che non ci sia niente di azzeccato. La super zeppa con brillanti appiccicati alla scarpa color oro, il pantalone strettissimo fucsia, la maglietta scollata e attillatissima. Il tutto in una situazione molto classica, in cui il premio per il colore più esagerato fra la folla andava stabilito fra la mia giacca verde oliva e la gonna marroncina della Serena. Con un fisico come quello bastava un vestitino, e magari un paio di scarpe in tinta neutra. Anche ballerine, con quelle gambe andavano bene lo stesso. Invece no. Il tacco da lapdance a un’inaugurazione di sabato mattina è un po’ esagerato.
Togliamo pure un po’.

Io mi domando dove, dove questa gente crede di andare.

Un giorno il Signore scenderà sulla terra e dividerà quelli che hanno buon gusto da quelli che non ce l’hanno. I cavalieri dell’Apocalisse faranno un test di abbinamento di tessuti e colori e donne come questa qui, quella della seconda foto, verranno lasciate al loro destino. Saranno costrette a vagare nel mondo con le scarpe antinfortunistica e le spalline anni ottanta, così, per dispetto.
Quella della prima foto (se metterò una buona parola per lei) avrà il tempo di scusarsi e di inventare una giustificazione. Ma dovrà essere convincente.

Io mi starò già bevendo un prosecchino con chi di competenza.
Io passo dritta al secondo turno.
Solo che lì mi fregano alla grandissima.



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sabato 1 giugno 2013 - ore 09:19


Teatrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ciao Gwendolen. Alla fine un po’ di bene te l’ho voluto lo stesso.
Anche se all’inizio proprio non ti sopportavo, alla fine ti ho capita. Ti ho cercata e ti ho trovata. Ti ho modellata su di me, io mi sono modellata su di te. E in quell’ora e mezza abbiamo tenuto botta alla grande. Ora è finita.
Addio.



La foto è stata scattata subito dopo lo spettacolo. La Fede mi guardava, che bel cappellino Silvia. Grazie Fede. E comunque tanta roba.
Così ha detto. Tanta roba. E se lo dice lei, ci credo.

Solo chi viene a vedermi sul palco capisce perché faccio teatro. La mamma per anni mi ha chiesto cosa ci trovassi, di tanto bello. E perchè continuavo a passare le mie serate a fare prove, con tutti gli impegni che avevo durante il giorno. Non capiva, quando le dicevo che non riuscivo a smettere. Che non potevo.

Adesso le dispiace che sia finita.
Adesso che mi ha vista recitare capisce cosa ci trovavo. Perché continuavo a passare le mie poche sere libere a fare prove invece di riposarmi o uscire con gli amici. Perché non riuscivo a smettere.

Gli amici che giovedì mi hanno vista per la prima volta hanno capito solo quella sera, per la prima volta, perché non andavo alle cene, o li costringevo a spostare compleanni.

Chi non mi ha mai vista ha perso una cosa di me.

Una cosa bella.
Credo.
Spero.


Ora è da capire cosa ne farò, di questa passione. Di sicuro si ferma, fatta così. Non mi basta più, non mi va più bene, non è più quello che voglio, non ce la faccio. Vorrei trovare il modo di non perderla, ma è difficile e mi chiedo se ne valga la pena.
Nella mia testa è già tutto finito: il sipario è chiuso. Me ne sto convincendo, dopo quasi 6 anni di legame strettissimo con il teatro. Quel settembre 2007 in cui tutto è iniziato, per gioco, per sfida con me stessa. Poi mi è entrato dentro. Buttare via una cosa bella e che ti fa stare bene è un delitto, anche sei anni dopo.

Hai ancora tempo, Silvietta, forse qualcosa c’è, lì fuori.
E se non va, comunque è una tua scelta e ha la sua importanza e la sua razionalità.

Addio Gwendolen. Mi sei capitata per caso, ma ne siamo venute fuori bene. Ricordati di me.


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mercoledì 29 maggio 2013 - ore 18:14


Dimmerda
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il mio migliore amico è diventato Alfonso.

Lo canto da stamattina.
Da quando ho rotto la macchina. Duecento euro nel cesso.
Ho la patente da 13 anni, non ho mai fatto un danno. Mai. Ho guidato tre macchine diverse, tutto a posto. Poi mi compro la mia prima auto. E dopo tre mesi spacco una ruota sbattendo su un pezzo di marmo sporgente che mi taglia la gomma. Per carità, cercavo il telefono in borsa e ballavo una canzone alla radio, ma non è una scusa sufficiente. Duecentoeuroduecentoeuro mi rimbomba nella testa.

Qui trovate il video di Levante, una giovane cantante che canta Alfonso, che vita dimmerda.





Si taglia i capelli da sola, mette le scarpe eleganti ma non è in vena, "sembrerò seria", dice. Anch’io.

"Corre l’anno 2013, in mano alcolici... e niente più / Che vita di merda / Ma che cosa c’entra il bon ton?"


Alfonso, tanti auguri ma non ti conosco.

Ho deciso, è la canzone dell’estate. Non ce n’è per nessuno.
Nel giro di due mesi ho trovato la me di un telefilm e la me di una canzone. Il 2013 è sistemato, in quanto a immagini mentali.
Resta la sfiga.


PS - Ho un fortissimo desiderio di tagliarmi i capelli, se domani mattina mi prende bene mi chiudo in bagno con le forbici da cucina e taglio tutto.

Fede, mi manchi tantissimo.


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