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Jethro, 23 anni
spritzino di Vicenza - Pisa
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La banda dei brocchi
di Jonathan Coe

HO VISTO

la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già...

STO ASCOLTANDO

persone e canzoni

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Pantaloni della tuta, maglietta e felpa

ORA VORREI TANTO...

riuscire a pensare

STO STUDIANDO...

economia ecologica

OGGI IL MIO UMORE E'...

propositivo

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...







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martedì 5 maggio 2009 - ore 23:46


Di mio c’è solo l’introduzione, la forma e l’epilogo
(categoria: " Pensieri ")


Partiamo da qui, da una frase letta perchè dovevo, per forza... si parte sempre da uno spunto, chiamiamolo input, così capiscono tutti:
In condizioni di sforzo, pressione, costrizione o addirittura violenza, occhi e mente funzionano male, la vista si annebbia, la coscienza diventa manipolabile. Al contrario, in condizioni di distensione e mobilità si può vedere e pensare in modo naturale, personale e chiaro.

occhi e mente funzionano male...
la vista si annebbia...

la coscienza diventa manipolabile...

Iononsonosottosforzo.
Iononsonosottopressione.
Iononsonocostretto.

Frustrazione : stato psicologico di sconfitta e di delusione, che insorge in chi si trovi di fronte a difficoltà giudicate insormontabili.

Manipolazione : (in senso figurato) intrigo, imbroglio

..quando con i primi peli le idee impazzano..

sembra un’accozzaglia di parole scritte a caso. eppure a me suonano così familiari. per me il filo del discorso è chiaro, non lineare, ma chiaro.

telephone blues... continuo a capirla sempre di più con il passare degli anni.

Non avevo mai considerato l’aspetto visivo; quanto la percezione visiva possa giocare un ruolo in tutto ciò.

Esperimento cerchio-ellisse di Pavlov



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sabato 24 maggio 2008 - ore 12:42


Meritocrazia o onestà intellettuale?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Qual’è il problema delle nostre società? Manca la meritocrazia oppure l’onestà intellettuale?
Il dubbio mi è sorto oggi, quando via mail mi arriva la segnalazione di un personaggino squisito, docente all’università degli studi di Modena e giornalista per "Il Giornale".
Ora se tale Franco Battaglia è professore e scrive per un giornale nazionale, io ritengo senza alcuna presunzione che a breve diventerò Dio di questa nazione.
Sì lo so che non sarà così. Ma non sarà così perchè:

- non c’è meritocrazia?
- non c’è onestà intellettuale?
- entrambe?

Mah...

Altro esempio lampante.. Paolo Del Debbio

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mercoledì 2 aprile 2008 - ore 14:31


Ho trovato chi mi rappresenta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Finalmente, dopo tanto zapping tra programmi elettorali di fantozziana memoria, ho scoperto il partito che fa per me.
Questo è il link:
Per il bene comune

Ad esser sinceri la dritta me l’ha data il sito
Voi siete qui

Invito tutti a leggerne il programma elettorale.

L’unico neo è il simbolo, oggettivamente potevano sprecarsi un pò di più, ma tanto non è l’abito che fa il monaco.


Ho scelto il banner che mi sembrava un pò più carino..

PS: sabato 5 aprile dalle ore 17.00 a Vicenza in via Marosticana 350 apre l’EQUO BAR!!!

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domenica 23 marzo 2008 - ore 16:14


Aiutatemi perchè mi sfugge qualcosa...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Queste le parole di Magdi Allam che dalle colonne del Corriere oggi spiega il senso della sua conversione, ha abbandonato l’Islam:
"perchè il suo spirito si è liberato dall’oscurantismo, da un’ideologia che legittima la menzogna, una religione fisiologicamente violenta e storicamente conflittuale".

e cosa cambia nella religione alla quale si è convertito?
Almeno giustificala dicendo che facendo il paladino del cristianesimo sei diventato vicedirettore del corriere della sera, sarebbe stata una risposta più onesta.

La chicca: Il giornalista è stato accompagnato all’altare, nella sacra cerimonia battesimale, da Maurizio Lupi, di Comunione e Liberazione, nonché deputato di Forza Italia.

Che spettacolo!
Benvenuto tra noi fratello Magdi Cristiano Allam!



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martedì 18 marzo 2008 - ore 12:38


Le violenze impunite del lager di Bolzaneto
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buona lettura a tutti e buon appetito se state per mangiare... se ci riuscite.
Dimenticavo: chiunque legga si senta pure libero di non crederci, di accusare la stampa di essere di sinistra, di scadere in banali questioni ideologiche e di fare qualsiasi tipo di riflessione che in qualche modo giustifichi l’accaduto.
Nel qual caso auguro a questa persona e alla sua famiglia lo stesso trattamento.
Con affetto, Jethro
Link


C’ERA anche un carabiniere "buono", quel giorno. Molti "prigionieri" lo ricordano. "Giovanissimo". Più o meno ventenne, forse "di leva". Altri l’hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di "sospensione dei diritti umani", ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell’amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere "buono" diceva ai "prigionieri" di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell’acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.

Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato - contro i 45 imputati - che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 "fermati" e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano.

Studenti soprattutto e disoccupati, impiegati, operai, ma anche professionisti di ogni genere (un avvocato, un giornalista...). I pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati hanno detto, nella loro requisitoria, che "soltanto un criterio prudenziale" impedisce di parlare di tortura. Certo, "alla tortura si è andato molto vicini", ma l’accusa si è dovuta dichiarare impotente a tradurre in reato e pena le responsabilità che hanno documentato con la testimonianza delle 326 persone ascoltate in aula.

Il reato di tortura in Italia non c’è, non esiste. Il Parlamento non ha trovato mai il tempo - né avvertito il dovere in venti anni - di adeguare il nostro codice al diritto internazionale dei diritti umani, alla Convenzione dell’Onu contro la tortura, ratificata dal nostro Paese nel 1988. Esistono soltanto reatucci d’uso corrente da gettare in faccia agli imputati: l’abuso di ufficio, l’abuso di autorità contro arrestati o detenuti, la violenza privata. Pene dai sei mesi ai tre anni che ricadono nell’indulto (nessuna detenzione, quindi) e colpe che, tra dieci mesi (gennaio 2009), saranno prescritte (i tempi della prescrizione sono determinati con la pena prevista dal reato).

Come una goccia sul vetro, penosamente, le violenze di Bolzaneto scivoleranno via con una sostanziale impunità e, quel che è peggio, possono non lasciare né un segno visibile nel discorso pubblico né, contro i colpevoli, alcun provvedimento delle amministrazioni coinvolte in quella vergogna. Il vuoto legislativo consentirà a tutti di dimenticare che la tortura non è cosa "degli altri", di quelli che pensiamo essere "peggio di noi". Quel "buco" ci permetterà di trascurare che la tortura ci può appartenere. Che - per tre giorni - ci è già appartenuta.

Nella prima Magna Carta - 1225 - c’era scritto: "Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua indipendenza, messo fuori legge, esiliato, molestato in qualsiasi modo e noi non metteremo mano su di lui se non in virtù di un giudizio dei suoi pari e secondo la legge del paese". Nella nostra Costituzione, 1947, all’articolo 13 si legge: "La libertà personale è inviolabile. È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizione di libertà"

La caserma di Bolzaneto oggi non è più quella di ieri. Con un’accorta gestione, si sono voluti cancellare i "luoghi della vergogna", modificarne anche gli spazi, aprire le porte alla città, alle autorità cittadine, civili, militari, religiose coltivando l’idea di farne un "Centro della Memoria" a ricordo delle vittime dei soprusi. C’è un campo da gioco nel cortile dove, disposti su due file, i "carcerieri" accompagnavano l’arrivo dei detenuti con sputi, insulti, ceffoni, calci, filastrocche come "Chi è lo Stato? La polizia! Chi è il capo? Mussolini!", cori di "Benvenuti ad Auschwitz".

Dov’era il famigerato "ufficio matricole" c’è ora una cappella inaugurata dal cardinale Tarcisio Bertone e nei corridoi, dove nel 2001 risuonavano grida come "Morte agli ebrei!", ha trovato posto una biblioteca intitolata a Giovanni Palatucci, ultimo questore di Fiume italiana, ucciso nel campo di concentramento di Dachau per aver salvato la vita a 5000 ebrei.

Quel giorno, era venerdì 20 luglio, l’ambiente è diverso e il clima di piombo. Dopo il cancello e l’ampio cortile, i prigionieri sono sospinti verso il corpo di fabbrica che ospita la palestra. Ci sono tre o quattro scalini e un corridoio centrale lungo cinquanta metri. È qui il garage Olimpo. Sul corridoio si aprono tre stanze, una sulla sinistra, due sulla destra, un solo bagno. Si è identificati e fotografati. Si è costretti a firmare un prestampato che attesta di non aver voluto chiamare la famiglia, avvertire un avvocato. O il consolato, se stranieri (agli stranieri non si offre la traduzione del testo).

A una donna, che protesta e non vuole firmare, è mostrata la foto dei figli. Le viene detto: "Allora, non li vuoi vedere tanto presto...". A un’altra che invoca i suoi diritti, le tagliano ciocche di capelli. Anche H. T. chiede l’avvocato. Minacciano di "tagliarle la gola". M. D. si ritrova di fronte un agente della sua città. Le parla in dialetto. Le chiede dove abita. Le dice: "Vengo a trovarti, sai". Poi, si è accompagnati in infermeria dove i medici devono accertare se i detenuti hanno o meno bisogno di cure ospedaliere. In un angolo si è, prima, perquisiti - gli oggetti strappati via a forza, gettati in terra - e denudati dopo. Nudi, si è costretti a fare delle flessioni "per accertare la presenza di oggetti nelle cavità".

Nessuno sa ancora dire quanti sono stati i "prigionieri" di quei tre giorni e i numeri che si raccolgono - 55 "fermati", 252 "arrestati" - sono approssimativi. Meno imprecisi i "tempi di permanenza nella struttura". Dodici ore in media per chi ha avuto la "fortuna" di entrarvi il venerdì. Sabato la prigionia "media" - prima del trasferimento nelle carceri di Alessandria, Pavia, Vercelli, Voghera - è durata venti ore. Diventate trentatré la domenica quando nella notte tra 1.30 e le 3.00 arrivano quelli della Diaz, contrassegnati all’ingresso nel cortile con un segno di pennarello rosso (o verde) sulla guancia.

È saltato fuori durante il processo che la polizia penitenziaria ha un gergo per definire le "posizioni vessatorie di stazionamento o di attesa". La "posizione del cigno" - in piedi, gambe divaricate, braccia alzate, faccia al muro - è inflitta nel cortile per ore, nel caldo di quei giorni, nell’attesa di poter entrare "alla matricola". Superati gli scalini dell’atrio, bisogna ancora attendere nelle celle e nella palestra con varianti della "posizione" peggiori, se possibile. In ginocchio contro il muro con i polsi ammanettati con laccetti dietro la schiena o nella "posizione della ballerina", in punta di piedi.

Nelle celle, tutti sono picchiati. Manganellate ai fianchi. Schiaffi alla testa. La testa spinta contro il muro. Tutti sono insultati: alle donne gridato "entro stasera vi scoperemo tutte"; agli uomini, "sei un gay o un comunista?" Altri sono stati costretti a latrare come cani o ragliare come asini; a urlare: "viva il duce", "viva la polizia penitenziaria". C’è chi viene picchiato con stracci bagnati; chi sui genitali con un salame, mentre steso sulla schiena è costretto a tenere le gambe aperte e in alto: G. ne ricaverà un "trauma testicolare". C’è chi subisce lo spruzzo del gas urticante-asfissiante. Chi patisce lo spappolamento della milza. A.

D. arriva nello stanzone con una frattura al piede. Non riesce a stare nella "posizione della ballerina". Lo picchiano con manganello. Gli fratturano le costole. Sviene. Quando ritorna in sé e si lamenta, lo minacciano "di rompergli anche l’altro piede". Poi, gli innaffiano il viso con gas urticante mentre gli gridano. "Comunista di merda". C’è chi ricorda un ragazzo poliomielitico che implora gli aguzzini di "non picchiarlo sulla gamba buona". I. M. T. lo arrestano alla Diaz. Gli viene messo in testa un berrettino con una falce e un pene al posto del martello. Ogni volta che prova a toglierselo, lo picchiano. B. B. è in piedi.

Gli sbattono la testa contro la grata della finestra. Lo denudano. Gli ordinano di fare dieci flessioni e intanto, mentre lo picchiano ancora, un carabiniere gli grida: "Ti piace il manganello, vuoi provarne uno?". S. D. lo percuotono "con strizzate ai testicoli e colpi ai piedi". A. F. viene schiacciata contro un muro. Le gridano: "Troia, devi fare pompini a tutti", "Ora vi portiamo nei furgoni e vi stupriamo tutte". S. P. viene condotto in un’altra stanza, deserta. Lo costringono a denudarsi. Lo mettono in posizione fetale e, da questa posizione, lo obbligano a fare una trentina di salti mentre due agenti della polizia penitenziaria lo schiaffeggiano. J. H. viene picchiato e insultato con sgambetti e sputi nel corridoio. Alla perquisizione, è costretto a spogliarsi nudo e "a sollevare il pene mostrandolo agli agenti seduti alla scrivania". J. S., lo ustionano con un accendino.

Ogni trasferimento ha la sua "posizione vessatoria di transito", con la testa schiacciata verso il basso, in alcuni casi con la pressione degli agenti sulla testa, o camminando curvi con le mani tese dietro la schiena. Il passaggio nel corridoio è un supplizio, una forca caudina. C’è un doppia fila di divise grigio-verdi e blu. Si viene percossi, minacciati.

In infermeria non va meglio. È in infermeria che avvengono le doppie perquisizioni, una della polizia di Stato, l’altra della polizia penitenziaria. I detenuti sono spogliati. Le donne sono costrette a restare a lungo nude dinanzi a cinque, sei agenti della polizia penitenziaria. Dinanzi a loro, sghignazzanti, si svolgono tutte le operazioni. Umilianti. Ricorda il pubblico ministero: "I piercing venivano rimossi in maniera brutale. Una ragazza è stata costretta a rimuovere il suo piercing vaginale con le mestruazioni dinanzi a quattro, cinque persone". Durante la visita si sprecano le battute offensive, le risate, gli scherni. P.

B., operaio di Brescia, lo minacciano di sodomizzazione. Durante la perquisizione gli trovano un preservativo. Gli dicono: "E che te ne fai, tanto i comunisti sono tutti froci". Poi un’agente donna gli si avvicina e gli dice: "È carino però, me lo farei". Le donne, in infermeria, sono costrette a restare nude per un tempo superiore al necessario e obbligate a girare su se stesse per tre o quattro volte. Il peggio avviene nell’unico bagno con cesso alla turca, trasformato in sala di tortura e terrore. La porta del cubicolo è aperta e i prigionieri devono sbrigare i bisogni dinanzi all’accompagnatore. Che sono spesso più d’uno e ne approfittano per "divertirsi" un po’.

Umiliano i malcapitati, le malcapitate. Alcune donne hanno bisogno di assorbenti. Per tutta risposta viene lanciata della carta da giornale appallottolata. M., una donna avanti con gli anni, strappa una maglietta, "arrangiandosi così". A. K. ha una mascella rotta. L’accompagnano in bagno. Mentre è accovacciata, la spingono in terra. E. P. viene percossa nel breve tragitto nel corridoio, dalla cella al bagno, dopo che le hanno chiesto "se è incinta". Nel bagno, la insultano ("troia", "puttana"), le schiacciano la testa nel cesso, le dicono: "Che bel culo che hai", "Ti piace il manganello".

Chi è nello stanzone osserva il ritorno di chi è stato in bagno. Tutti piangono, alcuni hanno ferite che prima non avevano. Molti rinunciano allora a chiedere di poter raggiungere il cesso. Se la fanno sotto, lì, nelle celle, nella palestra. Saranno però picchiati in infermeria perché "puzzano" dinanzi a medici che non muovono un’obiezione. Anche il medico che dirige le operazioni il venerdì è stato "strattonato e spinto".

Il giorno dopo, per farsi riconoscere, arriva con il pantalone della mimetica, la maglietta della polizia penitenziaria, la pistola nella cintura, gli anfibi ai piedi, guanti di pelle nera con cui farà poi il suo lavoro liquidando i prigionieri visitati con "questo è pronto per la gabbia". Nel suo lavoro, come gli altri, non indosserà mai il camice bianco. È il medico che organizza una personale collezione di "trofei" con gli oggetti strappati ai "prigionieri": monili, anelli, orecchini, "indumenti particolari". È il medico che deve curare L. K.

A L. K. hanno spruzzato sul viso del gas urticante. Vomita sangue. Sviene. Rinviene sul lettino con la maschera ad ossigeno. Stanno preparando un’iniezione. Chiede: "Che cos’è?". Il medico risponde: "Non ti fidi di me? E allora vai a morire in cella!". G. A. si stava facendo medicare al San Martino le ferite riportate in via Tolemaide quando lo trasferiscono a Bolzaneto. All’arrivo, lo picchiano contro un muretto. Gli agenti sono adrenalinici. Dicono che c’è un carabiniere morto. Un poliziotto gli prende allora la mano. Ne divarica le dita con due mani. Tira. Tira dai due lati. Gli spacca la mano in due "fino all’osso". G. A. sviene. Rinviene in infermeria. Un medico gli ricuce la mano senza anestesia. G. A. ha molto dolore. Chiede "qualcosa". Gli danno uno straccio da mordere. Il medico gli dice di non urlare.

Per i pubblici ministeri, "i medici erano consapevoli di quanto stava accadendo, erano in grado di valutare la gravità dei fatti e hanno omesso di intervenire pur potendolo fare, hanno permesso che quel trattamento inumano e degradante continuasse in infermeria".

Non c’è ancora un esito per questo processo (arriverà alla vigilia dell’estate). La sentenza definirà le responsabilità personali e le pene per chi sarà condannato. I fatti ricostruiti dal dibattimento, però, non sono più controversi. Sono accertati, documentati, provati. E raccontano che, per tre giorni, la nostra democrazia ha superato quella sempre sottile ma indistruttibile linea di confine che protegge la dignità della persona e i suoi diritti. È un’osservazione che già dovrebbe inquietare se non fosse che - ha ragione Marco Revelli a stupirsene - l’indifferenza dell’opinione pubblica, l’apatia del ceto politico, la noncuranza delle amministrazioni pubbliche che si sono macchiate di quei crimini appaiono, se possibile, ancora più minacciose delle torture di Bolzaneto.

Possono davvero dimenticare - le istituzioni dello Stato, chi le governa, chi ne è governato - che per settantadue ore, in una caserma diventata lager, il corpo e la "dimensione dell’umano" di 307 uomini e donne sono stati sequestrati, umiliati, violentati? Possiamo davvero far finta di niente e tirare avanti senza un fiato, come se i nostri vizi non fossero ciclici e non si ripetessero sempre "con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza"?

(17 marzo 2008)

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domenica 24 febbraio 2008 - ore 14:46


Consigli letterari
(categoria: " Vita Quotidiana ")


LA FAMIGLIA WINSHAW di Jonathan Coe

Un romanzo a volte un pò lento forse, ma decisamente interessante, sia per la storiella narrata, che in fondo è piacevole, sia per la descrizione dell’inghilterra tatcheriana e post che inquieta non poco ed invita tutti a riflettere sul neoliberismo sfrenato, a partire da episodi di vita quotidiana e non dalle roccaforti di partito.



L’OSPITE INQUIETANTE di Umberto Galimberti

Questo è un saggio che consiglio per capire le generazioni che verranno e probabilmente anche per capirsi, se il lettore è un figlio di questi tempi in cui non pare bello dare alcun punto di riferimento che vada al di là del centro commerciale.



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giovedì 27 dicembre 2007 - ore 14:51


I più non si sforzano nemmeno di capire
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"E’ difficile far capire una cosa a qualcuno quando il suo stipendio dipende dal fatto che non deve capirla"
Upton Sinclair

www.decrecitafelice.it

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domenica 6 maggio 2007 - ore 19:44


Consigli letterari
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’apertura mentale è cosa da insegnare ai propri figli.

Io son scettico.

Non riesco a vedere il bello in ciò che mi circonda.

Consiglio a tutti:

"La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani



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venerdì 4 maggio 2007 - ore 10:29


Caro Romano...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...ciò che è scritto qui sotto non è opera mia.
Ammetto che molte delle cose scritte le ignoravo e ammetto anche che non essendo un padre comboniano il mio linguaggio sarebbe stato molto più colorito.
Queste osservazioni le ha scritte infatti padre Alex Zanotelli, missionario comboniano che ha vissuto 12 anni in una delle molte baraccopoli di Nairobi, a Korogocho (spero sia scritto giusto).
Nairobi è in Kenya.

Caro Romano, direi a questo punto che il partito democratico ve lo potete mettere nel culo e fischiare, perchè questa è l’ennesima prova che non siete persone siete solo dei politicanti di merda.
Lo dico con grande rammarico perchè ho sempre creduto nella politica.
Spero tanto che qualcuno si decida a mettere una bomba, sì ho detto bomba sono un terrorista, in parlamento.
Romano me la prendo con te, perchè sei a capo di questa banda di affaristi corrotti, ma ce ne sarebbe un pò per tutti.
A partire dal mio amico Fausto che si è preso la poltrona alla Camera e ora invece di far politica va a fare il pagliaccio da Fiorello a Viva Radio 2. Complimenti, potevi almeno comunicare a tutti la decisione di smettere di far politica e di iniziare a fare il buffone!

Ecco la lettera di Alex Zanotelli a Prodi:

Egregio Presidente del Consiglio,
Pax et Bonum. Le auguro di cuore che questa antica benedizione francescana che raccoglie quella ebraica dello Shalom (pienezza di vita) diventi il Suo programma di governo. Io avevo tanto sperato che il suo governo avrebbe riportato l’Italia a essere Paese non più in guerra con altri Paesi, come prevede la Costituzione italiana (art.11). Purtroppo non è stato così. Ne prendo atto con rammarico. Devo confessarle che non me lo aspettavo. Non mi aspettavo la decisione di rimanere in Afghanistan. Una guerra ingiusta contro un popolo che non ci aveva fatto proprio nulla. Ma soprattutto non mi aspettavo una politica che mira a rendere l’Italia un Paese armato e a immetterlo nel complesso militar-industriale mondiale.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti:

1. Il suo invito, lo scorso settembre durante la sua visita in Cina di porre fine all’embargo europeo e italiano per la vendita di armi al colosso cinese, è stato per tanti di noi un primo colpo al cuore.

2. La finanziaria di quest’anno ha stanziato 22 miliardi di euro per la Difesa. Un aumento del 12% rispetto alla ultima finanziaria del governo Berlusconi. Siamo al settimo posto al mondo per le spese militari.

3. Nella finanziaria di questo anno l’articolo 113 istituisce “un fondo per le esigenze di investimento della difesa” cioè per la ricerca militare. Si tratta per i prossimi tre anni di qualcosa come quattro miliardi e mezzo di euro. È un fatto di estrema gravità.

4. Il sottosegretario alla difesa, on. Forcieri, ha firmato a Washington lo scorso febbraio il protocollo di intesa su produzione e sviluppo del caccia F-35 (Joint Strike Fighter). Se ne costruiranno oltre 4.500 esemplari al prezzo di 45 milioni di euro cadauno. Per questo progetto l”Italia dovrà stanziare subito un miliardo di euro.

5. La decisione di ampliare la base americana di Vicenza (aeroporto Dal Molin) presa dal suo governo contro la forte opposizione della popolazione vicentina è molto grave.

6. Il rafforzamento delle basi militari americano e Nato, soprattutto nel Sud Italia, che diventa la nuova frontiera della guerra al terrorismo. La base di Sigonella (Sicilia) è in procinto di essere triplicata, mentre Napoli diventa la nuova sede del Supremo Comando navale americano di pronto intervento che giocherà tramite il “Comando dell’Africa” (Afri-Com) un ruolo notevole per il controllo americano del continente nero.

7. La firma, lo scorso febbraio di un memorandum di accordo quadro per fare entrare il nostro Paese sotto l’ombrello dello “Scudo” antimissile. Un accordo negato all’inizio dal suo governo e in un secondo tempo, ammesso. Così l’Italia e Polonia sono dentro il programma dello scudo antimissile mentre Grecia e Turchia non lo hanno accettato. Questo spacca ulteriormente l’unione europea e fa infuriare la Russia che grida alla “minaccia”.

8. Secondo il rapporto del suo governo presentato in parlamento lo scorso marzo, l’Italia ha venduto armi per un valore di oltre 2,19 miliardi di euro con un aumento di vendite del 61% rispetto all’anno precedente. Grossi affari per le banche armate, ma soprattutto per il suo governo che è il maggior azionista delle fabbriche di armi italiane.

Da tutto ciò mi sembra ovvio affermare che il suo governo sta marciando a piena velocità verso una militarizzazione del territorio e verso l’inclusione dell’Italia nel complesso militare industriale mondiale. Che questo avvenga proprio sotto un “governo amico” coperto da una “stampa amica” proprio non riesco ad accettarlo. E più grave ancora, mentre troviamo i soldi per le armi, non li troviamo per la solidarietà internazionale (siamo fanalino di coda nella lista Ocse per l’aiuto ai Paesi impoveriti). E non troviamo neanche 280 milioni di euro per pagare il “Fondo globale” per la lotta all’Aids, come era stato promesso ai vertici G8.

Presidente, che delusione! Soprattutto che tradimento dei poveri! Le auguro che l’urlo degli impoveriti che per 12 anni ho ascoltato nel mio corpo nella baraccopoli di Korogocho giunga al suo orecchio e l’aiuti a cambiare rotta.
Sono solo un povero missionario comboniano.





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giovedì 3 maggio 2007 - ore 16:17


Caro Joseph...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...ti scrivo perchè stavolta invece di inveire inutilmente contro
di te e i tuoi colleghi ho deciso di essere più propositivo, più
pacato nei toni, insomma per una volta cerco di darti un pò
di credito.

Giusto ieri ho sentito che hai lodato la pioggia, vista la
preoccupante scarsità d’acqua che minaccia l’Italia e non solo.
Ora permettimi un appunto:
se tu benedisci la pioggia che cade la gente che ti ascolta e
che viene a vederti penserà che la pioggia dipenda solo dal
volere del tuo Dio.
Invece a me da piccolo hanno insegnato che esiste il ciclo
dell’acqua e che piove non tanto perchè al tuo Dio gli va di far
piovere o meno.
A te l’hanno spiegato il ciclo dell’acqua oppure ti sei
fossilizzato solamente sui libri di teologia staccandoti
completamente dalla
nostra realtà terrena?
Ma ritorniamo a noi e al mio atteggiamento propositivo.
Secondo me sarebbe più intelligente se facessi notare che c’è
una correlazione tra il clima del pianeta terra e il
comportamento dell’uomo.
Che anche i tuoi fedeli possono fare qualcosa per migliorare
questa situazione di degrado ambientale invece di guardare con
faccia ebete la pioggia e ringraziare Dio che con la pioggia non
c’entra proprio niente.
Se non sbaglio il rispetto per la natura e per tutti gli esseri
viventi rientra un pò anche nella tua di religione, giusto?
Allora, perchè non invitare a comportamenti di consumo
responsabile dell’acqua, dell’energia, dell’auto? Non dirmi che
hai paura di metterti contro al libero mercato e alla società
del consumo? Non dirmi che hai paura di perdere
quei fedeli che fanno tintinnare i loro soldoni nel tempio?
Non dirmi che hai paura di andare contro a quel Dio denaro che
sta distruggendo le tue tanto care famiglie e prima ancora sta
privando le persone di qualsiasi valore?
Lo so che non hai paura e so anche che hai la mentalità di un
uomo del medioevo, ma io ti chiedo un piccolo sforzo affinchè il
nostro pianeta possa continuare a respirare.
Perchè non voglio trovarmi quest’estate a sentirti parlare della
siccità e ad invitare tutti a pregare che piova. Perchè la troverei
cosa stupida e intellettualmente disonesta.
Concludo caro Joseph, ti ho già fatto perdere troppo tempo,
dicendo che per iniziare potresti prendere spunto da certi tuoi
colleghi, sicuramente più umili e meno attaccati al potere,
che nell’arcidiocesi di Trento hanno chiesto ai loro fedeli
nei quattro mercoledì che precedevano la santa Pasqua di
digiunare in un modo un pò particolare, ossia lasciando
a casa la propria auto e usando i mezzi pubblici.
Ecco guarda ti metto il link così puoi andarti a vedere quello che
hanno fatto:
Arcidiocesi Trento

Clicca su "digiuno dall’auto" e troverai i dettagli dell’iniziativa.

Buon lavoro!

Con affetto, Roberto



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