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L’identità
è
una brutta bestia

L’amore,
finito

Il sesso,
un’astrazione

Io
sono
una persona
semplice solare e sincera.


sabato 19 novembre 2016 - ore 15:44


la manovra e Michele Zarrillo.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Troppa fretta e troppa confidenza con la manovra. E la macchina in retromarcia finisce nel fossato di una zona industriale. la profondità è forse meno di mezzo metro. Eppure non riesco a tornare su. Non c’è trazione integrale che tenga.
Poi cambio scena.
Sono dal dottore ma lui ha la faccia di Michele Zarrillo. Gli chiedo ad un certo punto se crede che sarò mai pronto per avere figli. Il suo "no" di risposta sa di ordine compassionevole e straffottenza misericordiosa. Prendo la mia faccia tra le mani e gli urlo inviperito che "Lei da anni mi prende per il culo". Sensazione di solitudine disperata che scende liquida.
Risveglio.
Sereno.


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sabato 10 settembre 2016 - ore 15:45


massacro-scambisti-cison-regeni
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La comitiva di scambisti che da tempo sognavo di incontrare propone un giro panoramico
su di una teleferica. Pare che salendo da lì si acceda ad un qualche locale esclusivo ripieno di piaceri. La proposta giunge strana perchè abbiamo già consumato e l’ora è tarda. Ma accetto. Durante la salita continuo a guardare l’ora. Il rituale delle telefonate di controllo con Lei è ineludibile. E stavolta dubito di riuscire a far quadrare tutto. L’angoscia sale assieme alla teleferica. Eppure la compagnia conversa amabilmente
e il paesaggio intorno è lucente, sereno, quasi bavarese. Torri bianche, alberi, cielo azzurro. In cima è notte invece. E qualcuno viene massacrato col calcio di un fucile. I colpi gli staccano la mascella che cade sanguinolenta a terra. Sono io.

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sabato 3 settembre 2016 - ore 14:44


Il preservativo sul sedile
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La mia macchina parla di me. In maniera sincera. Ho sempre cura di cancellare le traccie
sui sedili anteriori. Ma Quelli posteriori li trascuro. Succede che Lei ci trova un preservativo non destinato a Noi. E mi lascia definitivamente. Drammaticamente. Io divento paura e abbandono. Una piscina svuotata con le pareti incrostate di adrenalina marcita. Risveglio stordito ma sereno.

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domenica 14 agosto 2016 - ore 12:36


Appunti delle notti estive
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Parlavo con la mia sorella astrale vestito di giallo mentre il mio gruppo suonava senza di me. Poi rilevavo un’azienda portoghese in crisi, la "funny rockets" cedendo alla vecchia titolare (smunta quadrata coi capelli bianchi) il mio prezioso coltellino giallo.
(...)
Alla messa di Pasqua a Santa Giustina si presentavano entrambe le Lei e io svicolavo con mio padre. C’era poi un volo distensivo tra gli orti dietro al mia vecchia scuola media in compagnia di amica-amante, piena vestita di nero.
(...)
Una sorta di guru o divinità didascalico-paterna mi fa una lezione approfondita di cosmogenesi. Mi mostrai quadri e manufatti di varie specie e civiltà. Ed io rilevo con estrema sorpresa che nel genere umano sono presenti scaglie bianche simili a qualche rettile antico.

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domenica 20 marzo 2016 - ore 14:17


ancora la porta, ancora l’intruso
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ritorno da un viaggio con la famiglia. Allarme terrorismo all’aeroporto. Fuggi fuggi
in notturna per i campi circostanti. Crediamo di averla scampata e siamo a casa.
Ma uno del commando deve averci seguito, folle omicida e ineluttabile. E’ travestito da pompiere o addetto ai soccorsi, con bande fosforescenti dappertutto. Ma con scarpe e pantaloni neri. Cerca di sfondare le finestre di casa per entrare ma gli infissi tengono.
Si dedica allora alla porta. Ma lo precedo. E stringo il pomello triangolare con tutta la mia forza affinchè lui non possa girarlo ed entrare. Passano ore. Così. Mia madre e le mie due sorelle brutte e deformi (?) chiamano la polizia ma senza risultato. Ad un certo punto il terrorista travestito sembra desistere e non sento più pressione sul pomello della porta. Solo alla fine noto che era riuscito ad infilare un piede in casa ma era rimasto dolorosamente incastrato tra la porta e lo stipite. Avremmo potuto farlo andare via ben prima tagliandoglielo - penso. Sensazione di vittoria estenuata al risveglio.


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domenica 4 ottobre 2015 - ore 11:37


La missione, la bottiglia, il ponte.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Neppure l’arruolamento nell’arma dei carabinieri ha potuto smorzare la mia disorganizzazione. Infatti mi trovo all’aeroporto con dei colleghi per una missione a Budapest e mentre gli altri hanno la loro dotazione perfettamente raccolta negli zaini tattici la mia si trova sparsa sui bancali del duty free. Spicca una bottiglia di vino rosso che dio solo sa come pensavo di poter portare. E’ avvolta nella carta da imballaggio a bolle. Mi si avvicina un collega, piccolo, scuro, napoletano, calvo. La sua pelle sembra una sfumatura del blu petrolio della divisa da combattimento. Ma la sua umanità meschina è irresistibile. E mi convince ad aprire la bottiglia, chè tanto c’è tempo, chè tanto non riuscirei a portarla, chè tanto mica siamo in servizio, chè tanto non se ne accorge nessuno. Sedotto, eseguo. Il nano napoletano sparisce e compare il comandante. I suoi occhi vedono con disprezzo un appuntato goffo aggirarsi per il duty free con una bottiglia di rosso semivuota. Io volevo solo condividere l’umanità del nano napoletano.

Cambio scenario. Budapest.

Il ponte sul Danubio. Ma non quello delle catene da cui si vede il parlamento. Un altro dal quale Budapest sembra un bosco. E’ l’alba, arancione. Non c’è nessuno e nemmeno io. O forse io sono il ponte. Una voce dietro il cielo racconta che se voglio il ponte del parlamento è mio.

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giovedì 20 agosto 2015 - ore 23:51


23.48
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Arcano in sintonia

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giovedì 6 agosto 2015 - ore 14:45


La bara e la mela. Metasogno di inconsapevolezza
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una serie di imprevisti, coincidenze e fatalità più o meno volute mi hanno fatto diventare lo schiavo fidato di un mercante di tappeti persiani. Giriamo il mondo sul suo furgone pieno di ricchezze. Lui della sue merce se ne intende eppure non nota o non vuole notare che tra Gabbeh in pura lana e Tabriz in seta spunta una bara. La scarichiamo dal furgone con non chalance per la nostra prossima mostra. E dalla mia prospettiva l’interno del furgone è un loculo. Qualcosa mi dice che nella bara c’è il figlio del mercante. Ma nel loculo rischio di rimanerci chiuso io. Eppure del mercante-padrone mi fido, so che non mi chiuderà nel furgone/loculo.

Risveglio.

Nuova perdita di coscienza.


Ritrovo il dottore, più alto e più rosso che mai. Comincia a parlare e io gli spiego che non è per mancanza di rispetto o per sua inettitudine che secondo me in quanto a diagnosi proprio non ne azzecca una. Ma sono io che quando sento una cosa sono portato automaticamente a negarla. Lo invito a continuare la nostra discussione nella mia macchina. Il dottore si sofferma sulle spille e ammenicoli presenti e riprende la sua diagnosi. Io lo ascolto e intanto prendo una mela dal sedile posteriore. E comincio a raccontargli il sogno del mercante e della bara. Il Dottore sembra molto risentito. Non si capisce se per via della mela o del sogno che spontaneamente gli racconto. Il suo risentimento mi fa sentire brutalmente in colpa. Mi sembra di aver ferito un bambino. Nonostante dei due sia lui quello che sicuramente sta meglio o che per lo meno non fa lavori da schiavo. Peggio, il suo risentimento mi mostra l’abisso di inconsapevolezza in cui il mio agire e la mia percezione sono immersi. Voi vi arrabbiereste se qualcuno fosse sistematicamente in disaccordo con qualsiasi cose dite e se mentre parlate mangiasse mele?

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venerdì 24 aprile 2015 - ore 14:32


Trittico di smegma ipnosi ed emorragia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho un appuntamento con la mia donna. Verosimilmente nel suo appartamento
in un condominio cittadino. Luce grigia rilassante del mattino. Lenzuola. Lei ha
la pelle stupenda ambrata ed un fisico da antilope. Capelli nero corvino ed un cerotto
dietro la spalla. Copre un tatuaggio? L’asportazione di un qualche neo?
Cominciamo. Il mio pene è turgido, fino quasi a farmi male. Ma è bianco e incrostato
dai residui delle mie precedenti storie e solitudini. Lei se ne accorge e senza disgusto ma con complicità strategica mi manda a lavarmi.

Il bagno del suo appartamento si trasforma nello studio del Dottore. Sostiene che sono pronto per il trattamento ipnotico e mi fa sedere comodo, quasi disteso. Comincia a toccarmi la testa e a soffiarmi nelle orecchie. Dovrei provare imbarazzo e disgusto, ma invece la sensazione è molto piacevole, come piacevole è la sua voce. Dice che vuole fare riemergere la figura del padre. Io continuo a vedere lo studio-bagno, nessuna figura del padre, ma solo piacevole sensazione di resa e accudimento. Entra una terza persona, un suo amico o assistente. Io in trance dico al Dottore che non voglio essere disturbato, che lo prendo a calci l’assistente se parla troppo. Ma parlo in maniera dolce e il Dottore risponde conciliante che non ci sarà nessun disturbo. E mi chiama Iron Frank. Ineffetti la presenza dell’assistente costituisce una sorta di rafforzamento del mio stato ipnotico. Visualizzo un terrazzo. Sono stretto alla mia donna. Sotto di noi, giù nella strada, risse o sport violenti: non si capisce.

Poi mi trovo da solo nella cabina di un sexkino alla berlinese, ma è di tipo speciale. Solo snuffmovies. l’oscurità è illuminata solo dallo schermo e viene proiettato l’amplesso di due pazienti di un qualche ospedale militare, penso io. Lui è biondo pochi capelli, sembra semiparalizzato ed è pieno di flebo e drenaggi. Lei gli sta sopra e si muove forsennatamente. Ma le mancano le gambe, devono avergliele tagliate a metà coscia. Non si sa se per terapia o tortura. Il movimento e gli spasmi del coito provocano il cedimento dei suoi punti sutura. L’orgasmo di lei coincide con un’emorragia che potrebbe essere mortale. Il rosso inonda i camici, le leunzuola e lo schermo.

Fine. Risveglio stanco ma sereno.



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