BLOG MENU:



BourbonSt, 55 anni
spritzino di Terra
CHE FACCIO? insegnante
Sono sistemato

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO



HO VISTO



STO ASCOLTANDO



ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...




OGGI IL MIO UMORE E'...




ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:




BOOKMARKS


eriadan
(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )
Rocco de Rosa
(da Musica / Cantanti e Musicisti )


UTENTI ONLINE:



Hata
Nsi yo yinatuka meno, kambo tsio mpangaya busa ya ka Vindza di tueri baka dia kota lantana zeri nzo mia tsika mikala- mpe, matiti na matiti
luwandi missamu mia mavula baleba ta karileno hata beno baleba ta funduri leno dio
Martin Kongo

Kufia - Palestina
Sogno dei gigli bianchi, strade di canto e una casa di luce. Voglio un cuore buono e non voglio il fucile. Voglio un giorno intero di sole e non un attimo di una folle vittoria razzista. Voglio un giorno intero di sole, e non strumenti di guerra. Le mie non sono lacrime di paura, sono lacrime per la mia terra. Sono nato per il sole che sorge, non per quello che tramonta.


(questo BLOG è stato visitato 13934 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, Asterope, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



sabato 12 agosto 2017 - ore 00:12


WortMarschall
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho un amico tosto, suonatore di contrabbasso, ottimo bassista elettrico. Quando alza la cornetta per chiamarmi (non si fa più, lo so...volevo scriverlo un’ultima volta) non mi saluta. Chiede: "Quand’è che suoniamo?". Così da quasi quarant’anni.
Nella sua vita, tutte scelte solide, ragionate, con un rigore mitico. Colonnello di parole granitiche, di definizioni d’acciaio, passava talvolta a trovarci, attraversando i nostri umani e miseri campi di battaglia, senza scomporsi.
Ultimamente però le sue parole cominciano a mostrare i segni dell’età, le definizioni si slabbrano, e lui con loro.
Creando un casino inenarrabile nella sua famiglia, negli ultimi due anni si è innamorato perdutamente un paio di volte. Ma il lupo cattedratico, si sa, perde solo il pelo....
Ieri sera, fino alle cinque del mattino, ha voluto darmi le sue (nuove) definizioni: donne, amore, figli, moglie, essere adulti.
L’ho ascoltato attentamente, mentre elargivo un pavese di liquorini, ottimo collante per uno che sta andando a pezzi.
Lo conosco da una vita. Voglio bene al Colonnello.


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



mercoledì 2 agosto 2017 - ore 00:21


Lucy
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ogni tanto si incontra qualcuno: "Noi umani usiamo solo il 10% del nostro cervello". Può darsi. Ma è il modo che conta.
Basterebbe anche di meno.

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



mercoledì 14 giugno 2017 - ore 23:56


Fatti non foste
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è questa cosa bellissima che si chiama desiderio.
Che in qualche modo ha a che fare con il bisogno, la passione, il sogno. Già dalla parola si notano le stelle.

Dice la Treccani:
Il bisogno indica la mancanza di qualcosa, di necessità, di sofferenza, insoddisfazione; per cui scatta il desiderio di procurarsi i mezzi atti ad alleviare/rimuovere tale sofferenza.
La passione deriva da patìre, quindi l’atto di subire qualcosa, lo stato esistenziale contrapposto all’azione. Quindi anche qui si soffre.
Il desiderio è un sentimento intenso che spinge a cercare il possesso, il conseguimento o l’attuazione di quanto possa appagare un proprio bisogno (fisico o spirituale).

Mi par di capire che chi non ha bisogni, non desidera, quindi non patisce. Al contrario, chi è bisognoso, desidera, e si attiva la passione.

Ci sono bisogni di base, come sfamarsi, andare in bagno, dormire. Ma il mondo è grande, quindi sicuramente possiamo aggiungere anche scaldarsi, proteggersi da animali pericolosi, avere un appezzamento di terra abbastanza grande da sfamare la propria famiglia, avere un cammello per poter raggiungere un oasi, avere una barca per poter pescare, avere un buon psicanalista a New York, permettersi di fare almeno una volta nella vita il gran viaggio verso La Mecca, ecc
Sicuramente avere un cellulare in Italia non è un bisogno di base (può tornar utile in Islanda...). Ma per un adolescente è diverso, specialmente se non vive in centro città: ha bisogno di contatti, di input, di feedback, di credito dai coetanei.

Secondo me il problema nasce nel momento in cui si scambia un bisogno per un altro bisogno. Se il bisogno è quello di sentirsi inserito nella comunità degli amici, devo sapere che il cellulare è solo il mezzo per soddisfare il bisogno; non è il suo possesso. Non ho bisogno di un cellulare; ho bisogno di stare con gli amici, per cui mi serve un cellulare. Ma se ho ugualmente contatti con gli amici anche senza cellulare, il cellulare non mi serve.

La pubblicità, la società del consumo, favorisce la nascita di bisogni indotti. Si innesca quel meccanismo insano per cui credo che la soddisfazione del possesso del mezzo sia l’obiettivo, e non il mezzo per raggiungere il vero obiettivo.
E’ come se Cristoforo Colombo si fosse sentito soddisfatto ad avere le tre caravelle perdendo di vista l’obiettivo desiderato ’Indie’. O pensare che Galileo si sentisse figo perché aveva un telescopio.
Ma è difficile sapere se un bisogno, in una persona, è indotto, lo è solo in parte, o non lo è. Lo dovrebbe sapere solo la persona stessa, se ci riesce. Siamo tutti bravissimi a vedere il bisogno indotto nell’altro.

Ma anche il contrario è un assurdo: far sparire il mezzo. Se il mezzo è necessario... allora è necessario. Non posso pensare di vivere come un fachiro se voglio andare su Marte. Certo, è vero, al fachiro non importa di andare su Marte, ma a me piacerebbe.


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



domenica 28 maggio 2017 - ore 16:53


Hai ragione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


-Sei sicuro che i microfoni siano in aula? Guarda che l’ultima volta li abbiamo messi nella valigetta del mixer.
-Sì, sono sicuro. Vado a prenderli io, tra un attimo te li porto.
(…)
-Avevi ragione: non ci sono. Vuol dire che sono nella valigetta del mixer.

Questo è un buon esempio su ciò che si dice “aver ragione”. I casi sono due: i microfoni ci sono o non ci sono. Come in una equazione: il risultato è corretto oppure no.
Ma quando si argomenta, quando si discute di qualcosa, aver ragione ha ben poco senso. Quel che conta è ampliare la visione di entrambi. Quel che si fa, è sfiorare l’intimità dell’altro, sondare la superficie delle sue esperienze passate.
Se ti dice "Hai ragione", significa che ha deciso di vietare alla funzione tattile dei tuoi pensieri di andare oltre.


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



mercoledì 17 maggio 2017 - ore 23:31


Vacuum echo chambers
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono stanco della metafisica.
Continuo a leggere di cose che non esistono, di cose che sembrano reali solo perché hanno un nome, perché se ne parla, perché qualcuno cita qualcun altro. Quasi niente viene prima definito, dato per assioma in maniera palese... si parla del nulla e se chiedi lumi, se per caso ti viene la rivoluzionaria idea di dire che non capisci, nulla ti viene chiarito, anzi. Ti si obietta che non puoi capire se non hai letto Quel Tipo, Quel Libro, se non hai fatto Quell’Esperienza. Che di obiettivo non hanno neppure la forma dell’ombra dell’obiezione.
Migliaia di echo chambers di vuoto pneumatico.
Dare qualcosa per assiomatico non è un errore: è l’inizio di qualsiasi pensiero. Può magari sembrare all’inizio un assioma assurdo, ma può portare lontano. Come le rette parallele che si incontrano ad infinito.
Non ci si confronta, non si pensa, si trasmette. Come la TV.


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



venerdì 28 aprile 2017 - ore 00:43


Lo spazio intermedio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il comportamento altrui è un’esperienza mia, il mio comportamento un’esperienza altrui
da Laing, La politica dell’esperienza

Ricordo che seduto su una seggiola in entrata, aspettavo, con un quadernino in mano, il ritorno di mia madre dal lavoro. Volevo mostrarle un 10 in aritmetica. Volevo un suo sorriso, la sua mano tra i miei capelli.
Il mondo esterno alla mia pelle (lo spazio intermedio) ha sempre influito in ciò che c’era dentro alla pelle, quella cosa che si è andata formando nel tempo e che chiamo (un po’ disorientato, lo ammetto) ‘io’. Ogni ordine, ammiccamento, sorriso, punizione, atteggiamento, occasione d’ascolto o di indifferenza da parte di qualcuno, genitore, fratello, parente, insegnante, amico, conoscente ha influito: con piccole cose ripetute nel tempo o grosse cose durate un attimo. Anche quelli che non ho conosciuto hanno influito (“assomigli allo zio di papà”), perché era ancora vivo nella testa di un genitore. Ma non solo le parole o i silenzi; anche gli oggetti, dal grembo materno alla natura intorno, le corse in bici, le arrampicate, i giochi, gli scontri, le litigate, le notti a guardare le stelle, la scuola, i balli, le cadute, la prima cicca, le domeniche a messa, le festine, gli scherzi, i dolori. Tutto.
Io sono ‘io’ perché c’è stato – e c’è tuttora – tutto quel che c’è: lo spazio intermedio esterno alla mia pelle. Intermedio, perché sta tra un ‘io’ e un altro ‘io’ che è “l’altro” (1).
Ed una certa scelta non l’avrei fatta se prima non ci fosse stato qualcosa che mi avrebbe poi indirizzato verso quella scelta; scelte oculate per ottenere un buon risultato, scelte temerarie per ottenere cose ‘proibite’, scelte di comodo per non avere problemi, scelte ‘contro’ per seguire principi o semplicemente per non seguire la corrente, per distinguermi.
Sembrerebbe che non sono mai stato libero: si è quel che si è, cioè quello che lo spazio intermedio ti ha permesso di essere. Libertà non è essere ciò che voglio (e che non sono). Libertà è essere come lo spazio intermedio mi ha plasmato. Cioè…’io’. Ma esserlo tutto.

(1) Si potrebbe pensare che anche l’altro faccia parte dello spazio intermedio. In effetti, in parte sì. Il suo comportamento, dovuto alle sue esperienze, fantasie, desideri...e al fatto che ci sono io davanti a lui (che interferisco col mio comportamento), fa sì che anche la persona che ho davanti diventi parte dello spazio intermedio, e un’esperienza in più per me (quindi a sua volta modifica me col suo comportamento). Ma c’è un problema: mentre una casa non fa nulla per non essere una casa, una persona può farlo (e spesso lo fa), consciamente o inconsciamente. Si innesca così una moltitudine di interpretazioni e reciproche inferenze con i nostri reciproci comportamenti che fanno sì che io non sarò mai sicuro di capire/vedere del tutto chi ho davanti. "L’altro", almeno in parte, è un buco nero.


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



martedì 18 aprile 2017 - ore 19:47


Primo motore
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Può essere che esista un essere, un’entità, che abbia dato via al Big Bang. Può essere che esista un essere, un’entità, una particella che dia il via alla vita. Tante cose possono essere, per quel che ne sappiamo ora. Dubito fortemente che qualche neutrino possa interagire con me...se son fortunato, direi uno all’anno; ma magari c’è qualcos’altro.

Può essere che ci sia un’altra vita dopo la nostra morte. Può essere che quel che non conosciamo si riverberi per più vite, in varie vite, magari in altri esseri viventi, magari in altre parti dell’universo.

Ma proprio non riesco a pensare ad una vita dopo la morte offerta come premio per qualcosa che ho fatto mentre ero in vita. E neanche ad un Karma qualsiasi. E’ come se offrissi la mia vita ad un gioco in cui non ho chiesto di giocare, con regole non certe, con un arbitro che non vedo e che non so su che basi deciderà. E’ tutta la vita che soffro dei giudizi (malevoli, superficiali, settari, stupidi e - comunque anche se intelligenti - sempre parziali) altrui, e devo pensare a un Grande Giudice che setaccia tutta la mia vita, secondo dopo secondo? Ma neanche per idea. E non è una questione di orgoglio... è proprio una stupidaggine.

C’è già una totale tragicità nel saperci vivi (senzienti...); noi che purtroppo o per fortuna non seguiamo l’istinto (a vedere un gatto vorremmo vivere come gatti, ma senza essere gatti). Per fortuna sono uno che si diverte....
Sapermi vivo e tragicamente senziente a causa di un qualcosa/qualcuno che mi ha messo qui già mi fa girare i coglioni. In più questa essenza vorrebbe che mi comporti secondo certe regole per ritornare qui? O per una vita paradisiaca? Ma vaff.

Al più, ma proprio per dare un "senso", posso pensare alla specie umana come "grande ordinatore" di tante mie scelte, quasi tutte non consce, dandole una veste di "sovraumanità". Ma fa di tutto per non meritarsela.

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



AGOSTO 2017
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31