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Nessuna scelta effettuata

"Direi che il mio blog potrebbe essere qualcosa che ha un po’ di tutto dentro....a seconda di come mi gira"




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mercoledì 2 dicembre 2015 - ore 18:17


Svolte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Lo ammetto, scrivo qui solo quando nella mia vita succede qualcosa che lascia traccia.
Non si tratta mai di eventi specifici come i traguardi nello studio, nuovi lavori o relazioni sentimentali appena iniziate, si tratta di svolte o, come direbbe il mio amato Joyce, turning point.
In quest’ultimo anno e mezzo, devo confessarlo, il mio leitmotiv è stata la rottura con il mio ex. Non mi vergogno ad ammetterlo e non mi sento nemmeno ridicola. Questa separazione mi ha fatto soffrire davvero moltissimo e mi ha messo alla prova ogni singolo giorno della mia vita. Le conseguenze all’inizio sono state catastrofiche perché oltre a perdere colui che consideravo il grande amore della mia vita ho perso degli amici, ho perso la fiducia in me stessa, ho perso la calma e anche la bussola. I primi devastanti mesi li ho passati cercando di controllare la mia impulsività e il mio desiderio a dir poco devastante di andare a spaccargli la faccia. Poi il rancore è stato sostituito dal desiderio di tornare con lui e a tutta una serie di tentativi di riavvicinamento che sono stati a dir poco disastrosi. Mi sono messa in ridicolo, ho esposto il fianco in modo imbarazzante e alla fine ho raccolto solo pugnalate su pugnalate. Tuttavia, mentre il mio povero cervello se ne stava a ossessionarsi su di lui una parte di me, penso quella saggia, ha cominciato a costruire dei mattoni che avrebbero costituito le fondamenta della persona che sono adesso. Quando ci si mette insieme da ragazzini (perché avevo 22 anni ed ero un concentrato di irrazionale immaturità) e si diventa grandi insieme (perché ne avevo appena compiuti 29 quando ci siamo lasciati) la persona a cui sei affiancato diventa tutto il tuo universo. Diventa amante, amico, fratello, confidente e anche pungeball su cui sfogare tutte le ansie, le frustrazioni, le manie e le insicurezze. Insomma, il poveretto si portava appresso un bel fardello, non c’è che dirlo. Dopo la rottura, questa figura fondamentale viene a mancare e ci si ritrova completamente fuori fase. Come si ricomincia?
Ve lo dico, non lo so. Personalmente io mi sono buttata a capofitto su studio, lavoro e nuove relazioni umane (non relazioni amorose, la sola idea mi dava il volastomaco). All’inizio si tratta solo di palliativi che si usano per non pensarci e poi, poco a poco, queste cose diventando nuove fondamenta. Più passano i giorni più ci si riscopre. Fondamentalmente ci si rende conto che è possibile stare da soli, anzi, è strabello stare da soli. Gli altri diventano piacevoli compagnie, diventano persone e non più "cose" con cui legittimare la propria esistenza. Si impara a sfogarsi con sé stessi e si impara a dosare la fiducia. Gli scivoloni ci saranno lo stesso, qualche ometto con finti sorrisi e belle parole riuscirà comunque a portarci a letto e poi ad abbandonarci subito dopo ma l’effetto che farà sulla nostra esistenza non sarà più critico e triste come le volte passate. In sostanza cresce esponenzialmente la fiducia che riponiamo in noi stessi. E l’ex? Oh bhè, lui se ne sta sempre lì, come un piccolo tarlo che scava nel cervello e nel cuoricino ma ogni giorno lo farà sempre di meno. Tutti mi dicevano che un giorno sarebbe sparito e non avrebbe fatto più male e nel corso di quest’ultimo anno mi sono convinta più volte che quel momento fosse arrivato. BALLE. Questo almeno fino a che, pochi giorni fa, mossa da qualcosa successo ad una mia amica, mi sono ritrovata a sentirmi pronta per sapere cosa ne fosse della sua vita adesso. Così armata di armi da stalker professionista (un altro accounti di FB) sono andata a spulciarmi la sua vita. Ho visto che è felice, ho visto una morosa nuova (moooolto carina tra l’altro) e mentre guardavo cercavo nel petto il dolore. Cercavo di tirare fuori dello struggimento e del rimpianto e invece bhò, non c’erano. Così ho tirato fuori le vecchie foto e le nostre canzoni e ho ricominciato a cercare il dolore. Niente, non ne voleva sapere di venire fuori. Non solo non stavo più male e non ero più incazzata con lui ma non mi mancava e soprattutto ero FELICE per lui. Ammetto di essere rimasta un po’ spiazzata da me stessa. Cioè tipo.. .Marty, ma sei sicura di essere tutta a posto? Ma hai presente chi è quello e cosa ti ha fatto? Risposta a me stessa. Oh si, lo so bene, è il tizio che per sei anni e mezzo mi ha fatto stare bene e mi ha aiutata a crescere. Bhè però ti ha trattata di m3rda. Eh, vabbuò, che fa. Ormai è andata, ma guarda che fiorellino sono adesso. Morale, ho persino ripristinato la sua esistenza nel mio passato; ho archiviato il file. Ecco il turning point: la fine della sofferenza. Ma pe davero eh. Lo ami ancora? Bhò, non credo. Ci torneresti insieme se tornasse? Ma sai che non lo so? Forse no, probabilmente no. E quindi niente, figo, evviva me! C’è una sola cosa che vorrei ora. Non fingere più di non conoscerci se ci incrociamo, magari berci un caffè insieme con serenità riconoscendo che è stato un bel passato, che è finito e che andare avanti è una figata. Aspettando l’inaspettato al momento io sono felice.

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giovedì 9 luglio 2015 - ore 13:42


Emozione cromatica
(categoria: " Musica e Canzoni ")




Sono una divoratrice di emozioni e la maggior parte delle volte mi capita di trovarne nella musica. Oggi mi è tornata alla mente una canzone capace di impattare nel mio stomaco sconvolgendomi completamente. È talmente bella che merita di essere condivisa.


Cromatica


Nella versione che ho linkato c’è anche la voce di Dalla. Da brividi.


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domenica 24 maggio 2015 - ore 17:23


Vita da single
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sono stata ad un addio al nubilato. Non avevo aspettative per la serata, ero solo felice per la mia amica e volevo portare il mio pacchetto di entusiasmo per l’avventura che sta per iniziare. Questo credo di averlo fatto bene, tuttavia quello che mi ha lasciata interdetta è ciò che ho ricavato io da questa serata.
Per la prima volta dopo oltre un anno sono uscita con un gruppo di donne fra cui c’erano ragazze sposate, mamme, conviventi e zero single. Ad un certo punto, nel sentirle parlare delle loro vite, dei loro compagni e mariti e delle loro responsabilità, mi è venuto un attacco d’ansia. Mi sentivo come se quella che stava per sposarsi fossi io. Al solo pensiero ho iniziato a provare disagio puro. Guardavo la mia amica e la serenità totale con cui affrontava quel momento, convinta della sua scelta. Un lato di me sprizzava di gioia, l’altro lato invece voleva prenderla per le spalle e urlare "fuggi"!!!
L’anno scorso in una situazione simile l’avrei invidiata e sarei stata triste per il fatto di non trovarmi anch’io nella stessa situazione invece ora, quando è stato il momento di tornare a casa, mi sono infilata in macchina e ho raggiunto i miei amici al mame. Sono andata in discoteca, sono andata a ballare, mi sono bevuta due birre e ho consumato i piedi sulla pista non desiderando nient’altro che quello. Sono tornata a casa da sola, nel mio appartamento vuoto, sul mio letto vuoto e questa visione, fino a pochi mesi fa per me quasi deprimente, ieri è stata un sollievo. Ho dormito a stella mar(t)ina in un matrimoniale che per quasi un anno ho occupato solo dalla mia parte ed ero completamente felice. Ora, quello che spero, è di non cadere nel circolo vizioso opposto al precedente. Insomma, volevo solo una famiglia ed un compagno, mi sembravano la massima aspirazione mentre ora il solo pensiero mi fa ansia. Monito per il futuro è quello di non ritrovarmi colpita dalla sindrome di Peter Pan perché sono certa che fra cinque o sei anni potrei iniziare a pentirmene amaramente.
Mi sento di aggiungere una sola cosa. Se c’è un’idea che ho fatto mia è che non bisogna mai annullarsi per nessuno, nemmeno per i figli, altrimenti la famiglia diventa una tomba e non la realizzazione massima della vita di un individuo.

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giovedì 30 aprile 2015 - ore 18:46


Le conseguenze dell’amore
(categoria: " Pensieri ")


Ammetto che è un titolo un po’ pretenzioso e forse non dovrei approfittare di quello di un film di Sorrentino, peraltro meraviglioso, come presentazione del mio topic ma calza a pennello con quello che ho in mente. È quasi un anno che sono sola e, se le cose fossero andate diversamente, ora probabilmente sarei sposata o sul punto di farlo. Diversamente da me ci sono dei miei cari amici che stanno per compiere il grande passo e in questi giorni ho pensato spesso all’ultima conversazione che ho avuto con loro. Si parlava di quanto, oggigiorno, per molte persone risulti facile chiudere una storia, anche lunga, quando iniziano a presentarsi delle difficoltà. Invece di sedersi a parlare provando a discutere su quello che sta accadendo le persone tendono ad addossare le colpe al proprio partner e a chiudere. Questi comportamenti peraltro risultano molto semplici quando chi lascia ha già un’alternativa pronta (un nuovo partner, per intenderci). Questo non capita solo nei rapporti di coppia non ufficializzati bensì anche nei matrimoni. Davanti a tante, tantissime rotture, che si sono verificate e di cui sono a conoscenza mi chiedo se i fuggitivi abbiano provato veramente il sentimento dell’amore o se non si siano semplicemente accontentati di quello che avevano nella semplice attesa di qualcosa di meglio. Quando si ama qualcuno, lo posso dire per esperienza personale, ogni mattina ci si sveglia sentendo il cuore gonfio e carico di una felicità quasi squarciante. Forse ogni giorno non è come il primo ma basta guardare il troll che sbava sul cuscino vicino al proprio perché una vaga sensazione di farfalle svolazzanti torni ad abitare lo stomaco. Non si vede l’ora di tornare a casa per vedere il partner ed il rumore delle chiavi nella toppa suscita sempre allegria e beatitudine. Quando l’amore c’è si sa. Non ci sono dubbi, incertezze, non esiste confusione. Quando l’amore c’è ci si può prendere una mezza scuffia per altri ma poi, senza nemmeno pensarci troppo o fare grande fatica, si rimane fedeli al partner perché si sa senza incertezze che è lui/lei che si desidera più di chiunque altro. Tuttavia, cosa succede quando l’amore non c’è più? Come può succedere che l’amore vada via? Io mi sono innamorata una sola volta nella vita, le volte che non lo sono stata sapevo di non esserlo e ammetto di aver detto dei "ti amo" a vanvera. Quando l’amore è arrivato però io lo sapevo. Era talmente forte e potente che mi invadeva dalla punta dei piedi a quella dei capelli. Il cuore mi palpitava come un tamburo e quando ero distante provavo sempre una nostalgia fortissima. Sembrava che anche l’altro provasse lo stesso ma poi all’improvviso il suo amore è scomparso. Allora chiedo a coloro che sanno di aver amato se è possibile che l’amore scompaia o se questo amore in realtà non c’è mai stato. Se davvero c’era amore perché non si è combattuto? Perché si è semplicemente lasciato scivolare via? Mi chiedo se molte persone in realtà si innamorino delle cose che rappresenta l’altro e non dell’altro confondendo così la realtà. Amiamo gli altri solo fino a quando sono in grado di dare? Se improvvisamente uno dei due partner scivola in una buca e perde alcune delle caratteristiche che amavamo di lui allora la strada da percorrere è quella che porta alla fine della relazione? C’è ancora qualcuno che nonostante tutto combatte per l’altro cercando di tirarlo su dallo scivolone in cui è incappato? Oppure è più semplice lasciarlo lì nella melma cercando vie più facili? Se si sceglie la seconda opzione si amava davvero o si era solo convinti di amare? Perché nessuno si impegna più? Perché tutti preferiscono lasciare la situazione difficile sostituendola con qualcosa di fresco, nuovo e senza doveri? La conseguenza dove sta? Sta nella situazione in cui si trova quello che viene lasciato. Sembra un discorso banale ma quando si perde l’amore il dolore può essere così grande da sentirsi completamente vuoti. Bisogna riempire tutto con qualsiasi cosa possibile e nonostante si diventi bulimici di vita, il vuoto è sempre lì. È sempre presente e viene reso più grande dalle mille domande che si susseguono e che non hanno risposta. L’idea dell’altro è talmente dolorosa che non si vuole sapere nemmeno se sta respirando o meno. Ogni tanto si recupera ma inevitabilmente l’ex si ripresenta nei pensieri come un kebab mal digerito e si vomita altro dolore incamerando altra solitudine. Gli amici non bastano, i partner sessuali sono un sollievo ma i sentimenti? La conseguenza dell’amore che se ne va è che non se ne ha più per nessuno. Il timore della delusione è costante. Si trasuda solitudine anche se si prova ad essere spavaldi e si trasuda dolore anche con un sorriso. La conseguenza dell’amore è che, una volta provato, non ci si accontenta più di qualcosa che gli assomiglia. Quindi ci si trova a iniziare ogni nuova relazione senza convinzione ma soprattutto infagottati in centinaia di strati di imbottitura. Si allontanano i nuovi partner senza nemmeno rendersene conto. Si crede di essersi messi in gioco in realtà ogni sorriso è finto, ogni frase è ponderata, ogni messaggio estremamente ragionato ma soprattutto si mette sé stessi in soffitta perché l’ultima volta che l’IO era presente ha subito una lacerazione che ancora deve rigenerarsi. È possibile riprovare amore?
Io ho pensato che non fosse possibile fino a poco tempo fa ma ora credo che non sia così. Non perché ho ritrovato l’amore ma perché ho ritrovato speranza. L’ho trovata nella tizia che vedo ogni mattina allo specchio. La signorinella di recente ha ricominciato a svegliarsi felice e si è ricordata che oltre al suo partner amava un’altra cosa: il mondo. Sono ancora convinta che chi lascia senza combattere non abbia mai amato ma se io sono riuscita a provare tanto immenso amore immagino che in giro per il mondo ci sia qualcuno che sia capace di fare altrettanto e magari lo farà con me (e questa volta non sarà una bugia ben recitata). Il trucco per venire fuori dalle conseguenze è credere che tornerà. Non lui ovviamente, ma l’amore!

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mercoledì 22 aprile 2015 - ore 16:13


Giudicare
(categoria: " Riflessioni ")


Inevitabilmente ogni volta che si vede o si sente qualcosa che non si sincronizza con il proprio gusto si tende, letteralmente o metaforicamente, a storcere il naso. Spesso qualcuno decide di dirlo a parole, altri di metterlo nero su bianco sui social. Io, personalmente, bandita da anni ogni forma di critica verbale ancora non riesco a evitare che il mio viso faccia trapelare quello che penso. Personalmente trovo che sia di pessimo gusto giudicare gli altri e trovo che sia maleducato esprimere il propio giudizio negativo quando questo non è richiesto o non è necessario.
Mi capita spesso, in ogni ambiente, di trovare persone che si mettono in cattedra sputando sentenze sugli altri e questo mi lascia davvero interdetta. Perché sentiamo il desiderio di denigrare gli altri? Come mai siamo sempre propensi e attirati da questo tipo di comunicazione? Nel mio caso mi chiedo come sia possibile che in tanti anni di esercizio ancora mi risulti impossibile controllare le mie smorfie. Sembra quasi che criticare chi non ci piace sia un modo che usiamo per legittimare noi stessi. Sono uscita per anni con un gruppo di persone che in assenza di alcuni componenti del sestetto di cui facevo parte non perdevano l’occasione di additare con fare contrariato il carattere, l’aspetto o le scelte di vita degli assenti. Nonostante ciò, puntualmente, ogni mercoledì ed ogni sabato ci si ritrovava a bere lo spritz assieme sebbene non si gradisse la presenza gli uni degli altri. Siamo davvero così soli da preferire la compagnia di chi non ci piace pur di non rimanere una sera in più dentro le mura di casa? Sono tutte domande che mi portano ad una sola risposta: vogliamo legittimare la nostra esistenza e vogliamo sentirci migliori degli altri ma soprattutto è meglio avere un qualsiasi gruppo sociale piuttosto che non averlo affatto poiché la mancanza di quest’ultimo ci esporrebbe alle critiche di chi giudica (ossia di chiunque). Ognuno di noi etichetta gli altri come "la gente". In un mondo in cui siamo tutti simili comunque ci si ritrova a guardare il prossimo come diverso, meschino, opportunista o chissà che altro. Com’è possibile che ognuno veda sé stesso come "il buono" e gli altri come "la gente" se tutti ci sentiamo di agire sempre in modo corretto? Sono arrivata alla conclusione che probabilmente nessuno si rende conto di come appare agli altri. Io ad esempio credo di restituire un’immagine di me piuttosto pacifica ed arrendevole invece mi viene spesso fatto notare che ho atteggiamenti saccenti e che sembro una donna piuttosto fiera e sicura di sé. Io, che da dieci anni mi impongo di tenere la bocca chiusa e di ascoltare sempre e comunque l’opinione altrui, nonostante tutto il mio autocontrollo, continuo a sembrare una capetta saccente e dispotica. Allora qual è la soluzione? Serve un cambiamento di fondo, che sia radicale, in ognuno di noi. Dobbiamo smetterla con i giudizi non solo quando li esterniamo ma dobbiamo smetterla di giudicare anche nel privato dei nostri pensieri. Per migliorare i rapporti sociali dovremmo abolire il binomio "io" e "la gente" ed imparare che siamo veramente tutti uguali. Solo quando sapremo accettare che non possiamo piacere a tutti e che non tutti possono piacerci riusciremo veramente a trovare un equilibrio nei nostri rapporti sociali. Non sono gli altri che ci legittimano. Siamo noi che dobbiamo legittimare noi stessi. Se lo imparassimo tutti penso che molte cose andrebbero meglio. Per il momento è di certo un’ottima soluzione quella di contare fino a dieci e poi tenere la bocca chiusa.

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lunedì 13 aprile 2015 - ore 01:02


Perché mi va
(categoria: " Pensieri ")


Non entravo su Spritz.it da almeno 5 anni ma questa sera il flusso dei miei pensieri mi ha riportata qui. Credo dipenda dal fatto che sto per compiere 30 anni e che la frase che spesso ricorre nelle mie conversazioni con le amiche sia "thirty are the new twenty" . È davvero così? Mi sono chiesta come fossi a vent’anni e fra hard disk esplosi, diari buttati e fotografie perse ho realizzato che l’unica traccia dei miei ricordi era questo blog. Solo tornando a leggerlo avrei potuto riesumare la vecchia Martina. Ho letto quasi tutto, ci ho messo più di due ore e poco a poco sono stata risucchiata in un mondo che avevo completamente dimenticato. Più arretravo nella cronologia più mi rendevo conto di quanto regredisse l’età mentale della persona che scriveva. Amara mi è risultata sciocca, infantile, egocentrica ma l’ho trovata anche divertente, spiritosa, generosa di affetto, critica, idealista ma soprattutto piena di vita e di speranza. Quello che mi ha colpito e che non ricordavo era la sua tendenza ad innamorarsi spesso e a vedere il grande amore ovunque. Questo mi ha fatto venire voglia di darle un paio di craniate sul naso ma infondo come posso biasimarla? Ha solo vent’anni. Tirando le somme della mia ricerca sono riuscita a trarre una conclusione. I trent’anni non sono affatto i nuovi venti. Dieci anni fa ero una ragazzina di un’ingenuità quasi disarmante con un bisogno evidente di attirare l’attenzione priva di reali preoccupazioni e focalizzata su problemi che non esistevano. Oggi nella top ten dei miei problemi ci sono l’affitto, le bollette, le rate dell’auto, i conti della partita iva, il lavoro che va a singhiozzi e solo in ultima battuta le relazioni umane. La responsabilità diventa il pane quotidiano e tutto il resto passa in secondo piano. Mi ritrovo ad invidiare la leggerezza della giovane Amara. Quello che è rimasto invariato è la speranza ma soprattutto la ricerca continua della felicità. Ovviamente queste sono solo riflessioni superficiali che costituiscono una premessa a pensieri approfonditi. Non sono certa di riuscirci e di mantenere la promessa che sto per fare ma penso che da questa notte riprenderò in mano questo blog. Non so per quanto tempo e non so se lo farò con costanza ma fra altri dieci anni mi piacerebbe vedere quali sono stati gli ulteriori cambiamenti della mia persona e mi piacerebbe vedere se speranza e felicità sono rimasti dei valori costanti. Potrei farlo nell’intimità di un diario casalingo ma non mi vergogno ad ammettere che infondo rimane il desiderio di lanciare nell’oceano un messaggio in bottiglia.
Buonanotte

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domenica 29 agosto 2010 - ore 18:16


Miao!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho comprato una gatta, una micia siamese!


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sabato 31 luglio 2010 - ore 11:37


Al partitoio!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bene bene, e anche quest’anno finalmente arrivano le tanto sospirate ferie...
Lasciati a casa i cocci dell’età del Bronzo e del Ferro posso riempire la valigia di costumi, sacchi a pelo e materassini gonfiabili. Manca solo il pieno e poi possiamo partire verso l’argentario!
Talamone, Tarquinia, Cerveteri, Bracciano, Latina, Pompei, Agropoli, Paestum e Caserta sono le nostre mete.
Cerco di farvi capire...

Talamone



Cerveteri



Bracciano



Agropoli



Direi che merita!
Smettetela di andare all’estero e girate l’Italiaaaaaaaaaaaaa!
Qui passo e chiudo, a Settembre!
(se mi ricordo di aggiornare )

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lunedì 19 luglio 2010 - ore 17:19


Una luce alla fine del tunnel
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bene, pare che fra 4 esami ed una tesi io riesca persino a laurearmi!
Incrociamo le dita e diamoci dentro!

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venerdì 25 giugno 2010 - ore 01:02


Università all’estero
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono stufa di sentirmi dire che bisogna formarsi all’estero. La sottoscritta è dell’idea che non ci sia modo migliore di formare le menti che quello impostato nelle università italiane. E’ vero, viviamo nel paese dei baroni dove se non sei "figlio di" non farai mai carriera. Ma è davvero questa che conta? Secondo me no, anzi, conta quello che si vuole fare e si può fare qui. Andare via, fare il "cervello in fuga" non serve a nulla, ha solo lo scopo di consolare l’individualismo e il bisogno di conferme personali. Io, delle conferme personali, non me ne faccio nulla, mi basta e mi avanza costruire qualcosa, anche di piccolo, per questo patrimonio dell’umanità lasciato al degrado. Voglio darmi da fare in Italia non per patriottismo, bensì perchè è il bacino mediterraneo il luogo che ha più bisogno di cure e di studi. Io non scappo, nossignori. Voi andate pure all’estero, siete padroni del vostro destino, smettetela però di additare chi è rimasto come se fosse un brocco od uno svogliato perchè non è così.

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