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2) La Musica. Viaggiare con la mente sulle note di una canzone, sentirsi parte di un' idillio di melodie, cullati dalle onde o a cavallo di un fulmine. La Musica, che è emozione allo stato puro, è il sesto senso che si risveglia, è il sogno che prende forma...
3) la barretta di cioccolato lindt con nocciole intere
4) ...aprire gli occhi e ritrovarsi a suonare sopra un palco davanti a 10.000 persone...



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SONDAGGIO: KAISER CHIEFS VS FRANZ FERDINAND


Quale tra queste due band preferite?

Kaiser Chiefs perchè sono fighi
Franz Ferdinand perchè sono fighi
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre gli Oasis e ascolto solo loro
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre Checco e la B.BAnd e ascolto solo loro alle sagre
Rock’’n’’roll merda... dovevi fare un sondaggio MondoMarcio VS FabriFibra

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Wednesday, July 15, 2009 - ore 02:04


Tanti Canguri Agli Sposi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Chi è nato il 4 luglio, chi si è sposato il 4 luglio. Tipo i miei vicini preferiti.
Lambretta splendente come una giornata di sole dopo un temporale, le fiocche bianche la rendono una bomboniera.

Per strada la gente mi guarda e mi suona, non sono mica io lo sposo, anzi, lo devo giusto andare a prendere, controllando per strada se i volantini sono ancora appesi al loro posto dalla sera prima...
Il cancello in via Cavallotto a Bosco è aperto, io entro. Papà Flavio è ancora in braghette corte e maglietta, per vestirsi c’è tempo dice lui che non vuole vanificare l’effetto rinfrescante della doccia appena fatta. Sposo e testimoni sono su a farsi fotografare. Il mitico Galliano fornisce vino anche in questa casa, aperitivo e salatini nell’attesa neanche tanto lunga. Scende il trio, vestito di scuro, cravatta sul grigio chiaro. I colori per ora mi sembrano molto standard ed io sono incluso. Le foto sulla mia due ruote sono ad esclusiva dell’unico protagonista maschile della giornata.
Alain, prossimo capofamiglia, si sbottona subito e resta in maglietta.
Un cambio di colore, qualcuno ha azzardato un bell’arancione, un altro un grigio cangiante con camicia scura e la cravatta che gli ho regalato io, l’effetto è un po’ da gangster...
Arrivano le zie, zii, cugini vari, santi banditi, la madre non sembra troppo agitata ma comunque tradisce un po’ di ansia nei suoi gesti accelerati...
Una foto di gruppo al club dell’occhiale.

Il cielo s’ingrigisce, quattro gocce di numero giusto perché l’ora della partenza si avvicina...
Il papà scende vestito e tirato a lucido, neanche al suo matrimonio, racconta, s’era messo la cravatta.
Non ci resta che andare. Mi mancano solo i guanti bianchi e il vassoietto di Ferrero Rocher che esca da un cofano laterale dello scooter. Attenzione: sposo a bordo.
Via, andatura turistica, seguiti da amici e parenti. E se a me quelle strade familiari sono sembrate diverse dal solito, non so cosa abbia potuto pensare Alain in quei pochi chilometri, scrutando ogni manifesto e festone dedicato all’evento.
Ormai ci siamo, svoltiamo a sinistra davanti alla chiesa, non c’è poi molta gente davanti al portone... strombazzata a colpi di quel clacson allegro che ho in dotazione e via dritti, facciamo un giro del quartiere, il secondo giro è quello buono, parcheggio accanto ai gradini, a beneficio del fotografo.
Arrivano un po’ tutti, amici, amiche vicine e lontane, nipotini, parenti e testimoni.
Dieci minuti di chiacchiere e commenti allegri, poi lo sposo ci caccia tutti dentro.
La chiesa è così, come dire, verde? Tre preti, Don Danilo, Don Riccardo e il fresco Don Federico, possono bastare? La novità è il coro di ragazzine in trasferta dalla frazione vicina.
Ci si posiziona belli larghi, non è previsto il tutto esaurito. Ultimi dettagli tecnici per chi curerà le letture e la presentazione dei doni... si spalanca il portone.

Da distante la sagoma elegante e serena del buon Galliano, alla sua sinistra, sotto braccio, la figura bianca, nobile e bellissima di sua figlia Valentina.
A lenti passi verso l’altare, gli sguardi tutti addosso pesano forse meno di quel curioso bouquet da tenere come un calice. Alain immobile, sguardo fisso, gambe inchiodate, salivazione azzerata, riceve la mano della sua futura moglie.
Si può iniziare...
Sara alla prima lettura, Checco al salmo, allo storico amico Federico la predica con il coro che sottolinea in maniera fresca tutti i passaggi salienti della messa...
Daniele legge la presentazione dei doni: prima l’album fotografico o la tenda? Sapevo che dovevo essere io l’ultimo ma dopo tutta quella insistenza... faccio finta di niente, bel figuron...
Lo scambio degli anelli e la promessa di fedeltà e rispetto per tutta la vita: sarà sempre quella ma trovo sia impossibile restare osservatori impassibili.

Siamo verso la fine, il Big mi fa un cenno, usciamo di soppiatto, attraversiamo via Roma, c’è da trasportare il famoso carretto. Tre minuti e siamo di nuovo ai nostri posti nei banchi, con il mezzo di trasporto pronto davanti alla chiesa.
Usciamo tutti, arrivano i sacchettini con il riso, la gente guarda incuriosita quello strano baldacchino nascosto dalle lenzuola, gli sposi si attardano per le foto.
Pronti? Fuoco!! Anzi, risooo!!!

Le foto con le famiglie, i nonni, poveri, tenderebbero sempre a mettersi in ombra.
Altra foto dello squadrone occhialuto.
E’ il momento di scoprire il carretto, esce la sagoma di un canguro, con un orecchio penzoloni... sposa, si accomodi in grembo all’animale. Le mollette ai pantaloni, prego, caro Alain, prenda posto sulla sella e pedali verso la piazza.

Neanche dire le risate, neanche dire che le auto in statale si fermavano a guardare la scena e le immondizie che si staccavano una ad una e rotolavano in un affannoso e poco duraturo inseguimento.

La discesa della dama? La cavalleria impone la presa in braccio.
Via via, villa Pacchiarotti chiama. Mi fido del tempo, chi viene in Lambretta con me?
Bel modo di combattere l’afa, che dici, compare?
Lo sterrato finisce in un giardino meraviglioso e verde, come contorno la villa e la barchessa. Inizia a piovere. E bene anche.
Assaggini e stuzzichini di benvenuto molto buoni e curiosi, il maestro all’angolo alterna prosecco e serprino nel mio calice.
La band ha già postato la strumentazione e sparisce fintanto che non verrà l’ora.
Il testimone ed io, con gli occhialoni, dietro i microfoni sembravamo i Blues Brothers. O Aleandro Baldi e Stevie Wonder?

Non sembra che la pioggia abbia voglia di smettere a breve, spero abbiano fatto lavorare lo stesso per bene il professionista dell’obbiettivo...
Gli ombrelloni fungono da taxi coperto, dal portico all’entrata, sempre che tutti i passeggeri abbiano lo stesso passo...

Ottimo angolo per fare qualche scatto, chiederò almeno 5 euro ad ogni ragazza che ha voluto farsi immortalare conto con la sposa.

Tavolo India? Sarebbe stato Thailandia al massimo...
Il traminer ci piace molto.
E’ il momento della lotteria, chi potevano prendere per presentare l’evento?
Il piccolo Matteo estrae i biglietti, le aiutanti, quasi vallette, si adoperano dietro le quinte. Cari sposi, inutile far tanto i curiosi, è tutta roba trafugata da casa vostra.
Dai quadri della stanza da letto alla maglietta dell’addio al celibato, dalle mutande ai braccioli dell’addio al nubilato, passando per la palla medica, la macchina fotografica ed il primo premio finale, la cena a scrocco dai neo coniugi, vinto dal nonno Tarcisio, storico barbiere di generazioni che furono e vicino di casa.

Scusate, i premi devono essere restituiti...
Tutti giù per i formaggi e frutta varia, la band inizia a scaldar l’ambiente.

Intanto passa un quaderno da riempire di pensieri... io il solito grafomane? No, solo ispirato.
Il momento dedicato a tutte le donne non ancora maritate, il primo lancio del bouquet esalta la presa aerea di un ragazzo che passava per caso dietro alla folta schiera di aspiranti mogliettine.

Secondo tentativo, la traiettoria sembra ben delineata per concludersi nelle mani di una bionda a caso... se non fosse per l’intervento disperato all’ultimo istante che assegna l’ambito trofeo ad un’amica emigrata... Alcune piangono di gioia, alcuni tirano un sospiro di sollievo...
Parte la canzone più famosa di Joe Cocker... un testimone inizia a spogliarsi... parte poi il secondo... arriva lo sposo e una moglie a caso lo lascia a petto nudo... ehm, fermiamoci qui, eh...

E il dolce? Arriva, circondato da piantine e candele. Onestamente più bello che buono.

Il gruppo di tecnici informatici bestemmia contro il proiettore che non proietta ciò che dovrebbe.
Karaoke!!! “Vivo per lei” è un classicone cantato migliaia di volte in birreria. La voce maschile credo non abbia indovinato una sola volta la tonalità corretta. La voce femminile si difende bene.
Arriva il testimone, è il momento del discorso, improvvisato ma sentito, racconta il fatidico episodio del cinema, nonostante qualcuno continui a commentare ad alta voce ogni frase dell’amico. E tasiiiii!!!

Grande Ivan!!
Ed ora? Partono le note di “quella” canzone di Ronan Keating, i microfoni passano in mano agli amici, la band si ferma.
“Vale non dirme de no”, una versione riveduta di “When you say nothing at all”, in dialetto veneto, cucita su misura agli sposi, al testimone e a quel fatidico appuntamento al cinema.
Ho visto la sposa cedere, abbandonandosi tra le braccia del suo sostegno in un pianto misto commozione e gioia.
Missione compiuta, l’abbraccio alla coautrice ripaga di tante ore spese dietro a questo evento.
Partono i Crozzstyle con una cover ben più degna, questo momento è per loro due e per le altre coppie presenti, i single possono giustamente sorseggiare Glen Grant e accendersi una marlborina dietro un cantone, inveendo contro Dio e simili.
Il whisky ha fatto danni, lo scherzetto della sedia non so come abbia fatto a non finire in un turpiloquio.
E quella sambuca da dove spunta? Ci voleva quel segugio di Aurè, peccato essersi già mezzi insaccati prima mediante bottiglie dalle etichette colorate e differenti.
Il capo del catering? Il capo della villa? Il capo di quelli che potrebbero andare tranquillamente in figa de so mare, non ho capito che storia è quella di imporre un volume così ridicolo agli amici musicisti... Carabinieri un paio di maroni.
Fatto sta che la band a malincuore ha dovuto saltare la parte più scatenata e ballabile del repertorio.
Gente che va a casa, mi sta bene che siano i “vecchi”, non i nostri amici...
Arrivano le bomboniere, un mappamondo che ben rispecchia lo spirito di chi ha voluto donarcelo.
Mi incammino quasi quasi, ovvio, in Lambretta. Questa mia decisione desta preoccupazione.
Aiuto, sono in balia di sarti improvvisati, mi trovo con addosso un sacchetto trasparente, infilato a mo’ di tunica, legato in vita con il nastro adesivo, le braccia incellophanate e i polsini stretti... Neanche il diluvio universale avrebbe potuto inumidirmi.

Vado, ci vediamo al civico 18 per l’entrata nella casa.
Maledetta viscida rotonda.
Le chiavi in tasca dei pantaloni non sono comode, l’acqua non presa per strada si vendica nel quarto d’ora passato davanti il cancello cercando di liberarmi da cotanta imbragatura.
Un numero 18 gigante ed un dipinto raffaelliano ritoccato fanno bella mostra sulla facciata fronte strada, la comitiva si riunisce, da domani tutti a cena dai “Suoceri, tavola calda”, adiacente al domicilio.


Il caldo che esce, all’apertura del portone, ha un che di tropicale... l’effetto del termosifone acceso a massimo regime nelle 24 ore precedenti. Le scale zeppe di libri e oggetti, la cucina e la sala sconvolte. I pesci nella vasca??? Vivi e vegeti, forse un po’ bolliti.

Beh, poteva andarvi peggio!!
Un divanooo!!! Mio!!! Siamo tutti più o meno stravolti...
Meglio sloggiare, lasciamo che esplodano i fuochi d’artificio in camera e che il nostro affetto, misto ad un po’ di invidia dettata da una storia così bella, ci accompagni in qualche romantico sogno.

Un brindisi a voi, Valentina e Alain, sarò sempre il vostro vicino.

“Vale non dirme de no - R.Keating, L.Barbiero, S.Rampazzo”

Xè cussì che a storia xè scominsià
E i nostri do tosi se gà innamorà
“’ndemo al cinema i fa Notting Hill”
Alain aea Vale “dai viento anca ti?”

E tutti i amissi doveva anca ‘ndare
Ma eo soeo a Vale voeva infioppare
El Moro sperava che ‘st’altri tirasse el bidon…
“Non sò un marajon… Vale non dirme de no”

E in effetti aea fine nessuno xè ‘ndà,
Soeo Ivan poaretto… i gavaria compagnà.
A fine del piano non a jera lontan,
desfarse de Ivan: teefono in man!

Cavinato risponde: “perché non mi vuoi?”
“Xè mejo se al cinema ‘ndemo da soi,
El scuro dea saea xè bon par crear l’occasion…
Ti non te vien!!” Limona a Vale e Alain

A forsa de lingua i ghe gà ciapà gusto,
A Vale gà dito che el xè queo giusto.
Dies’anni o quasi ormai xè pure passai…
Voemoghe ben… uncò i se gà maridà.

Voemoghe ben…
Vale e Alain…
Cavinato non vien…


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